
notizie sec. XVIII, seconda metà
disegno
n. 0375
Il "capriccio" di disegnare paesaggi era per il Guercino l'unica possibilità per distrarsi dalle richieste della committenza e lasciarsi andare a opere puramente fantasiose e interamente frutto del suo personale gusto artistico.
Il falsario è stato in grado di riconoscere il potenziale di queste opere e la forza comunicativa ed emotiva.
Il paesaggio è di libera invenzione dell'autore, nonostante la diretta dipendenza dalle opere del Guercino.
In questo disegno l'elemento naturale è accompagnato da quello artificiale in un equilibrio ammirevole.
Il primo piano è occupato, ancora una volta, da un grande albero, componente imprescindibile nei disegni desunti dal maestro, che si staglia diagonalmente nella composizione, incorniciando una coppia e un gruppo di uomini impegnati in conversazione.
Sullo sfondo attraverso un grande ponte, sotto il quale scorre un fiume che crea una piccola cascata, si scorge un bel castello protetto da una possente cinta muraria e da una grande torre di vedetta.
Rondini, cespugli, monti solo abbozzati e una barca appena delineata sulla linea di orizzonte sono la chiusa di questa composizione.
I disegni del Guercino, con la loro aria di capricci, in particolare per i paesaggi, anticiparono il gusto settecentesco e piacquero a tal modo che iniziarono ad essere ricercatissimi.
Questa situazione fece sorgere ad un ignoto autore l'idea di imitare la tecnica di esecuzione e la scioltezza dei disegni del maestro.
A scoprire che i disegni che circolavano non erano originali del Guercino ma che si trattassero di falsi è stato l'ungherese Edith Hoffmann, intorno al 1930, successivamente fu Denis Mahon a proseguire gli studi e ampliare le ricerche.
Il Mahon scoprì che il falsario, per realizzare le sue contraffazioni dei paesaggi, aveva a disposizione due albums di stampe derivate da una serie di quattordici disegni del maestro, l'uno inciso da Jean Pesne a Parigi, l'altro da Ludovico Mattioli a Bologna.
Il successo della sua attività lo spinse a imitare anche le composizioni di figura, delle quali le stampe erano già largamente diffuse.
Il suo lavoro raggiunse una tale perfezione che persino Bartsch cadde nell'inganno, ed incise disegni che non potevano essere anche che opere del falsario; non solo, perfino storici dell'arte come Wickhoff e recentemente Matteo Marangoni incorsero nello stesso errore.
Questo disegno in particolare, mostra l'unione fra elementi fantasiosi e alcuni, come i personaggi in primo piano e il ponte con la cascata, derivati direttamente dalla stampa del Mattioli.
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