
1637/ 1688
dipinto
n. 0334
Il nipote del Guercino anche in quest'opera si fa interprete profondo e appassionato del maestro ed è facilmente riconoscibile quella matrice guercinesca che secondo il Calvi "molti di lui lavori vengono attribuiti al Guercino medesimo da chi non è ben esperto e fondato conoscitore".
Cesare dimostra in quest'opera di avere in parte smorzato lo stringente naturalismo degli anni giovanili grazie allo studio della contemporanea pittura bolognese barocca di Canuti e Pasinelli e ai tre anni di stretta collaborazione con il fratello Benedetto.
La Maddalena viene dipinta su uno sfondo completamente scuro sul quale la sua immagine si impone con grande forza e pathos.
La tela è completamente occupata dalla donna che stringe fra le mani un crocefisso e sembra pregare con grande commozione, si può infatti vedere una lacrima rigarle il volto, arrossito sulle gote e sul naso dal pianto.
La forza del dipinto si impone nella capacità del pittore di regalare alla figura una potente tridimensionalità, grazie all'ampio e particolareggiato panneggio, che le avvolge le carni in sinuose pieghe dai colori accesi e contrastanti con lo sfondo scuro.
Il dipinto è conforme ad altri quadri eseguito nello stesso periodo, cioè "Natività", "Adorazione dei Magi", " Annunciazione", per la chiesa du val de Bénédiction di Villenueve-les-Avignon, oltre alla tela con "Madonna con Bambino", oggi in collezione privata.
Fu il Bagni a proporre una datazione analoga a queste opere, proprio per l'analogia nel modellato e nell'ombreggiatura tra la Maddalena e la Vergine nell'"Adorazione dei Magi".
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