
1595/ 1665-1672
dipinto
n. 0333
"Entrando dunque nella chiesa di S. Agostino al primo ingresso a mano dritta si offre l'altare dove espresso si vede Gesù Cristo nel Giordano battezzato da S. Giovanni con di sopra il Padre Eterno con alcuni angioli, ed è talmente bella l'attitudine del Santo in togliere l'acqua dal fonte, che non può essere più bella e a comun parere questa la più bell'opera che abbia fatto Benedetto Gennari […]".
Così parlava del dipinto il Baruffaldi, pur sbagliandone l'attribuzione, in quanto è facile riconoscere uno stile derivante direttamente dal Guercino, prima del viaggio a Roma del 1621, soprattutto nelle ampie forme, nella ricerca di naturalismo, nello studiato posizionamento delle figure nel paesaggio, che non può non dipendere dalla collaborazione con il maestro stesso in casa Pannini, si potrebbe quindi avanzare il nome di Lorenzo Gennari.
La scena può essere analizzata dividendola in due parti: nella zona inferiore della tela, si richiamano infatti la cultura bolognese tardomanieristica e carraccesca e potrebbe giustificare una datazione precoce; nella scena superiore con gli angeli e il Padreterno si riconosce ormai un'impronta pienamente guercinesca, che risale almeno alla prima metà degli anni Venti, ricordando anche esempi lasciati da Carlo Bonone alla "Madonna della Ghiara" di Reggio Emilia nel 1622.
Purtroppo il dipinto, mai restaurato, è quasi illeggibile soprattutto nelle tonalità, nello studio del chiaroscuro e nei particolari che sono assorbiti da un colore uniforme e spento.
L'opera è stata attribuita da tutta la storiografia locale a Benedetto Gennari, ma lo stile è successivo alla morte di questo stesso pittore, avvenuta nel 1610, quindi è stata avanzata l'attribuzione di Lorenzo Gennari, già collaboratore del Guercino in casa Pannini.
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