
manifattura Ginori, Doccia, Sesto Fiorentino, Toscana
piattino
n. 32274
Piattino a parete svasata su piede ad anello con decorazione floreale in monocromo blu sotto vernice "a stampa", oggi comunemente chiamata “a stampino”.
Si tratta di un decoro piuttosto semplice, prevalentemente floreale, solo in un paio di casi araldico: la denominazione si riferisce più alla tecnica esecutiva, che non alla decorazione vera e propria, in quanto si predisponevano disegni in traforo su fogli di carta, su sottilissime lastre di rame e su pelli di agnello (le prime due venivano utilizzate per le superfici piane, le seconde per quelle curve); poste sopra gli oggetti, vi si passava sopra il colore blu di cobalto con un pennello, in modo che, attraverso il traforo, la tinta realizzasse il disegno sul biscotto della porcellana.
La sua ispirazione si deve probabilmente trovare nell'esperienza nel campo della porcellana voluta da Francesco I de' Medici (1541-1587); stante la sua semplicità esecutiva, però, può essere stata la decorazione che con maggiore facilità poteva essere insegnata ai pittori di Doccia, di estrazione in larga parte contadina ed almeno inizialmente con conoscenze e capacità artistiche assai ridotte.
La tipologia incontrò molto successo come conferma lo stesso Carlo Ginori in una sua lettera da Livorno databile nel 1747, o nell'anno successivo: “Si ricordino di far fare de Caffettieri grandi bianchi stampati, e Lisci come i mandati che piacciono molto” (AGL, XV, 2, f. 137, I, Manifattura di Doccia. Documenti vari, c. 928v).
Bastiano Buonamici, detto Micio, o Miccio, segnalato in Manifattura tra il 1747 ed il 1763, è forse il principale autore di questo ornato, che esegue, presumibilmente, proprio dal 1747, quando è lui stesso che dice di dipingere “in blau” e, successivamente nel 1751, quando dipinge ancora a “stampa in blau” (AGL, XV, 2, f. 137, I, Manifattura di Doccia. Documenti vari, c. 930).
Il suo nome viene ricordato anche nel 1760 quando si dice che “in tempo avanzato dipinge a stampa”, assieme ad un certo Gaetano Dini (AGL, XV, 2, f. 138, Manifattura di Doccia. Documenti vari, fascicolo 2).
Il decoro venne mantenuto fino all'Ottocento inoltrato in forme sempre più semplici e schematiche.
Bibliografia di confronto:
A. d'AGLIANO, Le porcellane italiane a Palazzo Pitti, Catalogo del Museo di Palazzo Pitti, Firenze, Firenze 1986, p. 33, cat. 10;
A. Biancalana, in La manifattura toscana dei Ginori. 1737 – 1791, catalogo della Mostra Pisa, Palazzo Reale, a cura di M.G. Burresi, 20 giugno – 20 luglio 1998, Pisa 1998, pp. 115-123 e pp. 58-62, catt. 16-30;
G. Mancini, in Porcellane Italiane della Collezione del Museo di Doccia. L'antica Manifattura Richard-Ginori di Sesto Fiorentino, Catalogo della mostra Shigaraki-chō, The Shigaraki Ceramic Cultural Park. The Museum of Contemporary Ceramic Art, 18 marzo – 20 maggio 2001 / Tokyo, Metropolitan Teien Art Museum, 16 giugno – 19 agosto 2001, a cura Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, Giappone 2001, p. 76 e pp. 194-194, cat. 18.
Bibliografia
Amici di Doccia
La collezione del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Amici di Doccia – Quaderni
Firenze
Polistampa
2022
p. 39
Bibliografia
Mazzotti V./ Guarnieri S.
La caratterizzazione dei massi e delle vernici della porcellana Ginori nel Settecento tra notizie d’archivio e diagnostica
Alchimia Ginori 1737-1896 : arte e tecnica in manifattura
Cinisello Balsamo
Silvana Editoriale
2026
P. 52-67