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Madonna della Neve

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Largo Porta S.Agostino, 337 – Modena (MO)

Caula Sigismondo

1637/ 1724

dipinto

seta/ pittura a olio
cm
83(a) 56,5(la)
sec. XVII (1688 – 1688)

n. 50

Costituiva il gonfalone processionale della Confraternita dei Battuti di Santa Maria della Neve e non va dunque confuso con il dipinto sul secondo altare a destra dell’oratorio ad essa affidato, che Pagani (1770, p. 44) descriveva come “l’apparizione della Madonna a due Di-voti instruendoli della sua volontà, circa la fabbrica della Chiesa” ed è da ritenere perduto (ne rimane un’incisione con la scritta “Ex Nive Sodalitatis Sodalitas”, nota attraverso numerosi esemplari e la matrice in rame, conservata presso il Museo Civico: TUMIDEI 1992). Quanto alla commissione del gonfalone, che prevedeva “cimiere e quattro pomi di legno intagliati e dorati con quattro fiocchi di filo e frangia d’oro falso, asta di legno inargentata e sua busta di corame coperta di tela bianca per portarlo” (Soppressioni, 1783), siamo informati da alcune deliberazioni della Confraternita: in data 20novembre 1688 si registra la decisione di dotarsi di un dipinto processionale (Libro delle Congregazioni o Partiti, ASMo, ECA 723, 1682-1696, cc. 202- 203); il 15 maggio 1689 l’Ordinario della Confraternita informa che “la spesa eccede la somma che si credeva” per i “ticammi et oro che vi si ponne per l’ornamento”, nonostante “il S. Caula faccia, o faccia fare la pittura gratis” (ibidem, c. 207).La disponibilità del pittore si giustifica in base alla sua appartenenza alla confraternita, documentata dal dicembre 1682 (ibidem, e. 143) fino alla sua morte, registrata in data 2 luglio 1724 (ECA 501). La circostanza spiega anche la massiccia presenza di opere del pittore all’interno dell’oratorio della Confraternita (due pale con Santa Lucia e la Trasfigurazione, ultimata quest’ultima da Antonio Consetti, e due dipinti minori con Storie della Madonna della Neve di cui uno è quello in precedenza ricordato). A seguito del passaggio della Confraternita in San Giovanni del Cantone, i beni vennero liquidati e del gonfalone, che si trovava in un armadio della sagrestia, la tela venne rilevata dall’Opera Pia dei Poveri Vergognosi mentre l’apparato venne richiesto dalla Confraternita di San Rocco (SOLI 1979). La paternità del Caula, disconosciuta da Ragghianti (1939), risulta evidente nella libertà briosa con cui la stesura pittorica restituisce un modello più arcaico: si veda come nelle parti in luce, ad esempio sul viso coperto del battuto di destra, il colore si distenda in larghe chiazze, secondo un procedimento che Caula usa anche nei suoi numerosi disegni rialzati a biacca e che gli deriva dal ‘presto’ pittorico del suo maestro Boulanger. Un risultato analogo si rinviene ad esempio nello Sposalizio della Vergine della Collegiata di Finale Emilia, dove la stesura interviene analogamente ad animare uno schema di prevedibile equilibrio.

Bibliografia Benati D./ Peruzzi L. (a cura di)
Musei Civici di Modena. I dipinti antichi
Modena
Franco Cosimo Panini Editore
2005
pp. 77-78

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