
ambito italiano (?)
busto
n. 3/II
Busto in marmo raffigurante Carlo Matteucci, collocato su uno zoccolo di legno dipinto in bianco.
Carlo Matteucci (1811-1868), scienziato e patriota, allievo in Forlì dello storico imolese Giuseppe Alberghetti, e in Bologna di Francesco Orioli all'Università, a quindici anni pubblicava presso il Nobili lo studio: Sulla influenza della elettricità nella formazione delle principali meteore acquee, il primo di una lunga serie di lavori a cui è legato in alto grado il progresso della fisica. Al riconoscimento si è recentemente accompagnata la rivendicazione di alcuni suoi meriti particolari, come la priorità nella teoria della elettricità animale, scoperta che invece va sotto il nome di "corrente Du Bois Reymonds": la memoria originale è infatti inserita nel Tomo XIV dei "Comptes Rendus des Séances de l'Académie des Sciences de Paris" (Lundi 21 février 1942), p. 310, sotto il titolo: Recherches sur le courant propre de la grenouille, et des animaux à sang chaud (courant életrique), seguita da una seconda, contenuta nel Tom. VI, p.301, degli "Annales de Chimie et de Physique": possiamo aggiungere che il Matteucci, secondo una tradizione familiare, avrebbe avvertito sino da fanciullo in Cervia il fenomeno della elettricità della torpedine, oggetto da allora della sua attenzione. Dopo aver conseguita il 7 febbraio 1829 la laurea in filosofia, attese in Forlì le sue esperienze nel Collegio Tartagli che era tuttavia dotato di scarsi mezzi; recatosi quindi a Parigi nell'ottobre dello stesso anno, si iscrisse alla facoltà di scienze della Sorbona ed entrò in rapporti di studio e di amicizia, benché tanto giovane, con Arago, Beequerel, Chevreuil e altri, ma a corto di mezzi nel 1836 risiedette in Firenze, ivi designato a succedere a Leopoldo Nobili nella cattedra di fisica al Museo dopo la morte del maestro, periodo particolarmente felice per una produzione scientifica che comprendeva il primo saggio sull'Arco voltaico e memorie inserite nelle principali pubblicazioni d'Europa, che gli valsero la stima e l'affetto di Humboldt, Faraday, De la Rive, inoltre il riconoscimento di illustri accademie, specie dopo ch'ebbe letto all'Istituto di Francia, nel 1837, uno dei suoi studi sulla torpedine. Non ostante l'opposto parere del colonnello Stanislao Freddi, cui erano commesse le informazioni di carattere politico sul conto degli aspiranti ai pubblici impieghi nello stato Pontificio, il Matteucci fu assunto lo stesso anno alla direzione della farmacia dell'Ospedale di S. Maria delle Croci in Ravenna; ma in seguito al divieto fattogli nel 1839 di partecipare al primo Congresso scientifico italiano in Pisa, giudicato conventicola di liberali, e al sospetto che circondava ogni studioso, cercò una diversa soluzione al proprio destino: abbandonata Ravenna fu in Ginevra e Parigi durante il 1840; subito dopo, per consiglio dell'Humboldt e in considerazione dei suoi lavori di elettrofisiologia e di fisico-chimica, sostitutiva il defunto prof. Ranieri Gerbi nella cattedra di fisica in Pisa. Per munificenza del granduca Leopoldo la facoltà si arricchì di un moderno gabinetto, di laboratori attrezzati, di musei; con tali mezzi la sua attività, che comprendeva la direzione del Museo di Firenze, non conobbe limiti, al punto d'essere chiamato "pazzo per la scienza"; la sua fama in Italia e in Europa accrebbe dopo il conferimento di premi per i suoi lavori, da parte della accademie di Parigi e di Londra, città, questa, che lo accolse splendidamente e dove fu ospite dell'insigne Faraday. Nel 1846, fondato con il prof. Pilla il Nuovo Cimento, senza interrompere il corso delle legazioni in Pisa e Firenze, attese all'impianto delle prime linee telegrafiche in Toscana; in questo campo la sua autorità fu indiscussa, i suoi manuali fecero testo ed egli divenne poi ispettore di tutte le linee del regno: lo stesso anno fu fecondo di operosità per lui anche nel campo politico sotto l'incalzare degli avvenimenti, a motivo dei rapporti con Gino Capponi, Cosimo Ridolfi e Bettino Ricasoli.
Bibliografia
Mambelli A.
Uomini e famiglie illustri forlivesi
Forlì
1976