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San Geminiano salva Modena dall'assedio di Attila

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Largo Porta S.Agostino, 337 – Modena (MO)

Munari Pellegrino

1460 ca./ 1523

dipinto

tavola/ pittura a tempera grassa
cm
30,4(a) 18,5(la)
secc. XV/ XVI (1460 – 1523)

n. 20

La centinatura delle tavole (presente scheda e tavola nctn 00000015b), notevolmente assottigliate, è recente; la finta cornice in basso induce a ipotizzarne la provenienza da un complesso più vasto, verosimilmente una predella o una cassetta-tabernacolo (VOLPE 1980). Dopo che Ragghianti li aveva considerati di “interesse artistico mediocre”, un referto critico più puntuale e un migliore apprezzamento delle qualità dei due dipinti si devono a Volpe (1980), che propose di riconoscervi la mano di Girolamo da Cotignola nella sua fase di acculturazione raffaellesca. Specificando ulteriormente la direzione indicata da Volpe, Ferretti (1984) notava che accenti analogamente raffaelleschi, calati entro un dettato memore di convenzioni arcaizzanti, si rinvengono a Modena, probabile città di provenienza dei due dipinti stante il loro soggetto, nelle poche opere note superstiti di Pellegrino Munari. Già documentato nel 1483 (ammesso che sia davvero lui il “zovane bello e degno in la pictura” ricordato dal poeta Giovanni Maria Parente come fidanzato di Cassandra Calori), questi si era espresso in un linguaggio saldamente radicato nella tradizione emiliana di primo Cinquecento (Bianchi Ferrari, ma anche Costa e Maineri) nella pala eseguita entro il 1509 per la Compagnia dei Battuti di Santa Maria della Neve (ora Ferrara, Pinacoteca Nazionale). Successivamente un soggiorno a Roma, dove è documentato già nel 1513 e dove entra in contatto con l’équipe raffaellesca lavorando alle Logge vaticane, lo avrebbe condotto a un radicale aggiornamento che si esprime, una volta rientrato a Modena, nella Natività già in San Paolo (Modena, Galleria Estense) e nella Pietà tuttora in San Pietro. La scioltezza narrativa, e la tornitura plastica appresa da Pellegrino a Roma si ravvisano anche in questi due piccoli frammenti insieme ai portati della formazione modenese. Si noti inoltre come, nelle architetture, l’attenzione all’aspetto della Modena romanica, che era stata degli Erri e dei Lendinara (tanto le mura dalle quali si sporge Geminiano quanto la Ghirlandina dalla quale è caduto il fanciullo che il santo afferra per i capelli sono luoghi pianamente riconoscibili: FERRETTI 1984), si combini con le ambizioni della scenografia raffaellesca. È stata in via d’ipotesi suggerita (TUMIDEI 1992) una provenienza dei dipinti da un altare di san Geminiano in Duomo o dalla confraternita cittadina dedicata al santo.

Bibliografia Benati D./ Peruzzi L. (a cura di)
Musei Civici di Modena. I dipinti antichi
Modena
Franco Cosimo Panini Editore
2005
pp. 42-44

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