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2348
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ritratto di papa Gregorio XVI

2348
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Piazza G. Carducci, 5 – Bologna (BO)

Baruzzi Cincinnato

1796/ 1878

busto

marmo bianco
cm.
79(a) 57(la) 30(p)
sec. XIX (1830 – 1840)

n. 2348

n. 1132

Si data al 1913 l'ingresso del gesso al Museo, dopo che era stato collocato presso l'Ufficio Economato del Municipio bolognese. Non si sa altro sulla sua provenienza e l'attribuzione allo scultore imolese è del 2007. Le cronache e i documenti dell'epoca ci testimoniano l'esecuzione di numerose repliche del ritratto del pontefice, una di queste viene donata al Comune nel 1833 e viene collocata nel corridoio d'ingresso dell'Accademia di Belle Arti. I rivolgimenti politici dei decenni successivi hanno portato alla dispersione del marmo, quindi non si può essere certi della corrispondenza con il marmo in questione. La resa abbastanza debole e scontata fanno propendere per un intervento di bottega, evidente anche in altri marmi a lui attribuiti.

Dopo aver frequentato la scuola di scultura di Giacomo De Maria all’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 1816 vinse il pensionato di Roma, dove si recò per perfezionarsi e dove venne accolto nello studio del Canova, di cui divenne il collaboratore prediletto, tanto che alla morte del maestro ricevette l’incarico di dirigerne lo studio, e nello stesso periodo portò a termine varie opere lasciate incompiute dal Canova stesso – come la statua di Pio VI per S. Pietro, o la Dirce per Giorgio IV d’Inghilterra -, e tradusse in marmo la Pietà che Canova aveva destinato al suo Tempio di Possagno.
Baruzzi continuò a lavorare incessantemente acquistando rinomanza, nonostante fosse stato coinvolto nelle invidie e polemiche che nacquero attorno all’eredità dello studio.

Nel 1832 rientrò a Bologna a seguito della sua nomina a professore di scultura all’Accademia, incarico che mantenne fino al 1860.
Baruzzi eseguì principalmente raffinate opere di carattere mitologico e religioso, acquistate da collezionisti e regnanti di tutta Europa, ma fu anche un valente ritrattista e dette ottimi risultati soprattutto nei monumenti funerari, che ha eretto numerosi nel Cimitero Monumentale di Ravenna, nel Cimitero della Certosa di Bologna ed in quello di Ferrara.

Dal 1833 si fece costruire a Bologna una villa, oggi detta la “Baruzziana”, dove raccolse quadri e sculture. Ormai dimenticato dalla cultura ufficiale, muore nella sua villa nel 1878; quest’ultima passò in proprietà al Comune di Bologna e parte del suo ricco patrimonio artistico andò purtroppo disperso. (Valentina Andreucci).

Bibliografia Martorelli R.
Cento anni di scultura bolognese L’album fotografico Belluzzi e le sculture del Museo civico del Risorgimento
Bollettino del Museo del Risorgimento
Bologna
2008
p. 175, n. 25

Altre informazioni

Tecnica di scrittura: a matita
Trascrizione: F. H. N.

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