Cerca nel catalogo PatER

Ricerca avanzata

RA028-01
RA028-01
RA028-02
RA028-02
RA028-03
RA028-03
RA028-04
RA028-04
RA028-05
RA028-05

Ravenna

Casa-torre

RA028-01
RA028-01
RA028-02
RA028-02
RA028-03
RA028-03
RA028-04
RA028-04
RA028-05
RA028-05
largo Zamenhof – Ravenna (RA)

Lenci Sergio (progetto)

1927/ 2001

Gandolfi Giovanni (progetto)

1915/ 2004

Notizie storiche: progetto e costruzione

La Casa-Torre costituisce parte di un più ampio progetto di completamento della parte non realizzata di un precedente piano INA-Casa, in seguito Gescal. Al posto della frammentazione tipica dell’edificato dei quartieri di inizio anni Cinquanta, il nuovo progetto prevede un radicale salto di scala, concretizzato nella concentrazione dell’intero volume disponibile in tre alte torri, previste per essere collegate tra loro da servizi e negozi. Una sola di queste, la più alta, è progettata da Lenci e Gandolfi nella seconda metà degli anni Sessanta.
L’edificio a torre è preso qui a modello per la residenza a basso costo in quanto in grado contemporaneamente di svolgere la funzione abitativa e permettere il recupero della “sfera pubblica” all'esterno; certamente per la maggiore ampiezza e fruibilità degli spazi aperti e collettivi che la concentrazione in verticale permette, ma anche per la potenza dell’immagine che essa è in grado di trasmettere nei confronti dello scenario urbano.
Nonostante i limiti imposti dalla situazione italiana di quegli anni, poco incline alla costruzione in verticale, specie in contesti di provincia, Lenci interpreta l’edificio come un luogo dove realizzare un’autentica e “civile” vita associata, così come perseguito nelle esperienze macrostrutturali dell’architetto americano Paul Rudolph.
Rispetto a quest’ultime, se risulta distante, nella realizzazione, il rifeirmento formale, anche per via dei mezzi ristretti e tradizionali dell'edilizia Gescal, resiste l’idea di un’architettura direttamente derivata dai nuovi procedimenti costruttivi industrializzati, non solo intesi come razionalizzazione del processo progettuale, ma come componenti del linguaggio, come lo stesso Lenci, propone circa negli stessi anni, anche per le torri di via Torino a Bologna, nel quartiere Cavedone.
La monumentalità dell’edificio non risulta tuttavia fine a se stessa. Lenci punta ad una reintegrazione dell'edificio nello spazio circostante, nella città e nel territorio, in un rapporto non mimetico né soltanto di tipo visivo, ma dialettico e attivo, di confronto.
La casa-torre domina sulla sottostante via Trieste per la sua altezza e la sua particolare conformazione volumetrica. In pianta presenta una disposizione molto articolata degli spazi, che pur essendo singolarmente semplici vengono tra loro assemblati generando un gioco di forme e dimensioni sempre diverse. Il piano terra è caratterizzato dai possenti pilastri che determinano un porticato in continuità con lo spazio pubblico sottostante. Alcune pareti presentano bucature perfettamente circolari che richiamano quelle presenti nella scuola elementare di Chioggia dello stesso Lenci.
I sistemi di risalita raggiungono ad ogni piano un atrio che serve tre appartamenti, unico spazio collettivo e di dimensioni molto ristrette rispetto all'ampiezza della pianta. I due appartamenti laterali ripropongono lo stesso schema planimetrico, composto da un ingresso, quattro camere da letto, due bagni, un salotto, una cucina, distribuiti da molti spazi di disimpegno; il terzo appartamento di taglio minore si compone di un ingresso, tre camere da letto, due bagni, cucina, salotto, sala da pranzo. Questo piano-tipo viene sovrapposto per dodici volte, a costituire il corpo principale della casa-torre, movimentato poi dalla presenza di terrazze curvilinee e dalla successione di spigoli e rientranze generate dallo scivolamento dei volumi stessi dovuto al complesso disegno della pianta.

Fonte: Architetture del secondo Novecento – Mibact – Matteo Sintini, Valentina Gili

5-221

Dove si trova

largo Zamenhof

Ravenna

(RA)

PatER