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modello di filatoio-torcitoio

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Via della Beverara, 123 Bologna (BO)
modello di filatoio-torcitoio
Categoria: didattica
Denominazione raccolta: acquisto Museo del Patrimonio Industriale

legno, ferro , cuoio, cemento

cm
358(a) 300(d)
sec. XX (1982 – 1986)

n. 00000177A

Il modello, di forma cilindrica, dell'altezza di tre metri e mezzo e del diametro di circa tre metri, riunisce insieme un torcitoio ad aspi nella parte inferiore e un filatoio a rocchelle nella parte superiore.
La truttura portante in legno è rinforzata con un'anima in ferro, mentre l'albero centrale poggia su di un basamento in cemento. La parte superiore è racchiusa da una struttura a raggiera in legno e ferro. Il torcitoio, formato da due valichi (ordini circolari completi di fusi e aspi) a sedici poste (spazio compreso tra due montanti della parte esterna del torcitoio), monta sedici aspi per ciascun valico (uno per ogni posta) e centonovantadue rocchetti, messi in rotazione (in senso antiorario) tramite una cinghia in cuoio, mossa dal movimento dell'albero centrale.
I rocchetti sono posizionati su dei fusi, sorretti da una guida in legno e liberi di ruotare su se stessi, subito al di sotto di un'asta in legno con guidafili in metallo. Sopra ogni sei rocchetti si trova un aspo (struttura in legno a forma di parallelepipedo in cui si raccoglie il filo ritorto), mosso da una bozzoniera (ingranaggio di legno laterale con pioli radiali fissati a raggiera sulla corona esterna), a sua volta mossa dai serpi (piani inclinati disposti circolarmente alla giostra centrale).
Il filatoio, formato da altri due valichi a sedici poste, monta sedici bacchette, con sei rocchelle ciascuna, per ciascun valico e centonovantadue rocchetti, messi in rotazione (in senso orario) da un sistema di strofinacci (settori circolari di legno e cuoio che in movimento toccano tangenzialmente i fusi dalla parte interna, imprimendo loro impulsi rotatori; l'aderenza ai fusi è garantita da piccoli contrappesi). I rocchetti sono posizionati su dei fusi, sorretti da una guida in legno e liberi di ruotare su se stessi, subito al di sotto di un'asta in legno con guidafili in metallo detta barbiniera, che muovendosi di moto rettilineo alternato, distribuisce il filo sulle rocchelle in modo uniforme. Sopra ogni rocchetto si trova una rocchella (cilindro di legno montato su di una bacchetta di ferro che raccoglie la seta torta dal corrispondente rocchetto). Le rocchelle sono mosse dalle bozzoniere, a loro volta mosse dai serpi.

Il modello fu realizzato tra il 1982 e il 1986 sotto la direzione dell'allora Museo-Laboratoio Aldini-Valeriani (ora Museo del Patrimonio Industriale di Bologna) all'interno dell'Istituto Aldini-Valeriani. Questo cantiere, coordinato da Roberto Curti (allora direttore del museo), si è servito della consulenza scientifica di Carlo Poni, docente di Storia Economica all'Università di Bologna e della collaborazione sia del Museo Civico della Seta Abegg di Garlate (Como) sia del Museo Civico Setificio di Abbadia Lariana (Como).
Alla progettazione e realizzazione hanno partecipato: Carlo Dall'Omo (disegnatore e progettista), Alberto Tullini (ebanista), Davide Regazzi (modellista), Arrigo Atti, Antonio De Zaiacono, Giuseppe Romagnoli, Edgardo Stampini, Marcello Tercon (attrezzisti meccanici e operatori alle macchine).
Il modello è un falso storico perché riunisce insieme parti ricavate da fonti, testimonianze, soluzioni diverse anche cronologicamente; compiendo quindi un'astrazione parziale dalla realtà.
I due valichi in basso sono costruiti sull'esempio del mulino di Garlate e presentano la torcitura del filo di seta con aspi. La movimentazione dei fusi in senso antiorario avviene tramite cinghia.
I due valichi superiori sono ricostruiti secondo i disegni dell'Encyclopédie di Diderot e D'Alembert e mostrano la torcitura del filo di seta con rocchelle. In questo caso la movimentazione dei fusi in senso orario si ha per frizione di apparati meccanici (strofinacci).
La mancanza dell'edificio di sostegno, a cui nella realtà la macchina veniva collegata, è stata risolta copiando una soluzione inconsueta anche per l'area lombarda, ma presente sul torcitoio di Garlate: un coperchio conico circolare a raggiera fissato alla base ai colonnelli (montanti della struttura fissa del torcitoio) e al vertice ad un anello metallico posto sull'albero centrale per chiudere la struttura e fornirle stabilità.
data di costruzione: 1982-1986
uso originario: usato per scopi didattici
luogo di costruzione: Bologna

Bibliografia R08/01001151

Bibliografia R08/01001152

Bibliografia R08/01001147

Bibliografia Campigotto A./ Curti R./ Grandi M./ Guenzi A. (a cura di)
Prodotto a Bologna una identità industriale con cinque secoli di storia
Bologna
2000
pp. 11, 36, 37

Bibliografia Poni C.
Il network della seta nelle città italiane in Età Moderna
Bologna
2001
v. II, p. 9

Bibliografia R08/01001175

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