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Viale Baccarini, 19 – Faenza (RA)

manifattura Ginori, Doccia, Sesto Fiorentino, Toscana

tazzina

porcellana (masso bastardo)
cm
5(a) 7.7(d) 9(lu)
sec. XVIII (1760 – 1780)

n. 30322

Tazza campaniforme su piede, con ansa a volute e con decoro definito "alla Sassone". La tazzina è decorata esternamente da un cartiglio realizzato con volute e racemi dorati che racchiude una veduta con paesaggio agreste, con un edificio e una giovane donna seduta su di un muretto. All'interno della tazzina, al centro del fondo, è inserita una minuta decorazione vegetale dorata. L'orlo superiore, l'orlo del piede e l'ansa sono filettati in oro. Dipinto a pennello in policromia.

La decorazione alla "Sassone" è tipica della manifattura di Doccia ed abbraccia oltre cinquanta anni di produzione; non si è in grado di stabilire se sia stato il capo pittore di Doccia Carl Wendelin Anreiter (1702-1747) ad esserne stato il primo esecutore (D’AGLIANO 1998, p. 13), o se ne sia stato soltanto il tramite, come appare altamente probabile (BIANCALANA 2000, pp. 81-92). La decorazione trae direttamente origine dalle esecuzioni della manifattura di Meissen e trova nei documenti di archivio numerose definizioni: la prima dovrebbe essere quella riportata all’incirca nel 1747 in una “Tariffa delle porcellane dipinte” e, cioè, “con formella Rossa a Rabesco e figura chinese Lavor fine”, oppure “con figure in formella dorata Lavor fine” (AGL, XV, 2, f. 138, Manifattura di Doccia. Documenti vari, c. 485r) e, successivamente, quella “alla Sassonna con oro, bellissime”(AGL, I, 2, f. 37, Fabbrica delle Porcellane di Doccia. Scritture e documenti, fascicolo 6, p. 7), come riportato nell'inventario degli oggetti presenti in Fabbrica nel 1757, alla morte del marchese Carlo Ginori (1702-1757).
Questa decorazione, comunque, si lega fortemente al nome del pittore Angiolo Fiaschi (segnalato a Doccia tra il 1737 ed anteriormente al 1774) ancor prima della metà del XVIII secolo (…)Più tardi, nel corso del 1759, il Fiaschi esegue ancora “Chicchere a figure alla Sassone del N. 10” ed i relativi piattini, come pure il pittore Simone Villoresi, segnalato in manifattura tra il 1759 ed il 1778 (…).Proprio al Fiaschi o al Villoresi si potrebbe attribuire la pittura di questa tazza.
Esempi degli oggetti più antichi si possono riconoscere in una teiera conservata presso il Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia a Sesto Fiorentino (D’AGLIANO 1998, p. 11, fig. 2), che presenta una iconografia molto vicina ai disegni di figure di dignitari cinesi già utilizzati da Johann Gregorius Hoeroldt (1696-1775) alla Manifattura di Meissen e codificati nel Codice Schulz (Exotische Welten 2010), un’altra teiera ed un piatto, entrambi in collezioni private, con personaggi abbastanza insoliti (A. Biancalana, in Barocker Luxus, catt. 199-200) ed infine due tazze a campana, la cui collocazione oggi risulta ignota (LEVY 1968, tavv. 41-42) ed altra apparsa un decennio fa sul mercato antiquario, già collezione Vivolo (SOTHEBY'S 2007, pp. 151-153, lotto 146).
Nel corso degli anni il decoro rimane molto simile nella formula esecutiva, ma le figure di dignitari asiatici, proprie delle iconografie di Meissen, e comunque reinterpretati dai pittori di Doccia, vengono via via abbandonate per lasciare spazio nell'ultimo quarto del Settecento a scene della vita contadina e a vicende pastorali tipiche del mondo dell’Arcadia, a quelle legate alla mitologia (si utilizza spesso una fonte abbastanza comune a Doccia e cioè Le Metamorfosi di Ovidio dell’abate Banier nell’edizione parigina del 1767-1771) e tra le quali uno degli esempi di maggior qualità si ha nella tazza da brodo decorata da Giovan Battista Fanciullacci, oggi al V&A di Londra (A. Biancalana, in The Victoria and Albert 2013, p. 35, cat. 10), ma anche, più raramente, ad immagini di puttini (A. Biancalana, in Lucca e le porcellane 2001, p. 161, cat. 103).
La decorazione policroma dei paesaggi agresti galanti e pastorali assai fini diviene una delle espressioni pittoriche più alte per la Manifattura proprio nel corso degli ultimi venti – venticinque anni del XVIII secolo e la sua valenza si riscontra ancora in anni ormai prossimi all’Ottocento quando si descrive come con “formelle chinesi, e figure, e bordi d’oro” (AGL, I, 2, f. 37, Fabbrica delle Porcellane di Doccia. Scritture e Documenti, fascicolo 20, p. 2).
La fonte di questi decori pastorali si deve ritrovare nell’attività artistica dei pittori veneti di paesaggio, in particolare Marco Ricci (1676-1730), con le incisioni del nipote Giuliano Giampiccoli (1703-1759), in quella di Francesco Zuccarelli (1702-1788), presentata alle stampe da Francesco Bartolozzi (1727-1815), nonché nelle scene presenti nell’opera di Giuseppe Zais (1709-1781). In particolare, la scena raffigurata sulla tazza pare ripresa dall'opera di Giuseppe Zais "Paesaggio con pastore che suona il flauto". La donna seduta, però, potrebbe trovare la sua fonte anche in una acquaforte a bulino dall'Allegoria della Terra della serie I Quattro Elementi, che Riccardo Wagner (1706-1780) incise da un'opera di Jacopo Amigoni (1682-1752) a Venezia verso la metà del secolo diciottesimo.

Bibliografia Amici di Doccia
La collezione del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Amici di Doccia – Quaderni
Firenze
Polistampa
2022
p. 46

Bibliografia Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Biancalana A. (a cura di)
Guida alle porcellane europee del 18.-19. secolo
Misterbianco
EMIL edizioni
2018
p. 50

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