
fornace di Jingdezhen, provincia di Jiangxi, Cina
vaso con coperchio
n. 14534
Vaso con profilo "a colonnina di balaustra" fornito di tozzo collare cilindrico in cui trova alloggio il coperchio a calotta con larga tesa e pomello "a bocciolo di loto".L'intera superficie del vaso, compreso il coperchio, è rivestita da un'invetriatura chuiqing (blu soffiato) di un intenso colore blu cobalto, su cui sono riservate otto formelle quadrangolari:due si trovano sul coperchio e sei sul corpo del vaso, disposte alternatamente su due linee.All'interno di ciascuna riserva è dipinto un personaggio accompagnato da un diverso animale.In corrispondenza della transizione pancia/piede le formelle assumono una struttura trapezoidale, adattandosi alla flessione del vaso;all'interno sono dipinti rispettivamente tre diverse scene:nella prima un vecchio barbuto, che regge con entrambe le mani un grande sacco da cui spunta una canna da pesca, si avvicina a tre placide capre all'ombra di un grande albero nodoso; nella seconda riserva un bambino porge un fungo dell'immortalità lingzhi ad una graziosa donna seduta a cavallo di un giovane daino maculato che tiene in bocca un altro fungo magico (LAN CAIHE);nell'ultima scena un uomo dalle vesti logore cerca di domare due cavalli selvatici.In una delle tre riserve che si trovano sulla spalla è dipinto un giovane intento a suonare il flauto traverso a cavallo di un bufalo, che sembra girato nell'atto di aspettare il suo cucciolo (HAN XIANGZI); in una seconda formella troviamo un vecchio dalla lunga barba bianca seduto al contrario in sella ad un mulo mentre in mano regge un bizzarro strumento a percussione (ZHANG GUOLAO); nell'ultima scena è invece raffigurato un giovane dagli abiti stranieri che tiene in mano le redini di due cammelli.Infine, nelle due riserve sul coperchio sono dipinti un anziano barbuto in vesti ufficiali con lo sguardo rivolto verso una gru (ZHONGLI QUAN), ed un vecchio intento a guardare un canestro di pesci con le mani incrociate dietro la schiena (forse LU DONGBIN).
Alcuni dei personaggi rappresentati, in base al loro aspetto e ai loro attributi, possono essere identificati come appartenenti al gruppo degli Otto Immortali Taoisti (ba xian), mentre i restanti non sembrano corrispondere alla consueta iconografia delle divinità.
Gli Otto Immortali Taoisti sono un gruppo di divinità protagonista di numerose leggende, spesso raffigurate in gruppo mentre attraversano l'Oceano, o avanzano lungo i sentieri tortuosi della montagna della Longevità, per convenire una volta l'anno nel Paradiso Taoista. Alcuni di loro hanno origini storiche, altri sono nati dall'immaginazione popolare, ma tutti e otto sono dotati di particolari poteri magici e hanno specifici attributi, conosciuti come gli Otto Emblemi Taoisti: Zhongli Quan, raffigurato come un uomo grasso, barbuto con la pancia nuda, tiene in mano un ventaglio con il quale scaccia le creature malefiche, e secondo la leggenda fu trasportato nel Paradiso dell'Immortalità da una gru celeste; Zhang Guolao,un vecchio dalla lunga barba bianca e cappello da letterato,cavalca al contrario una mula bianca reggendo tra le braccia uno strumento musicale a percussione costituito da un bambù cavo e due bacchette; Lu Dongbin, raffigurato con veste formale da letterato, cappello taoista e spada dietro la schiena, ha come simbolo uno scacciamosche; Cao Guojiu, patrono della professione teatrale, tiene in mano due nacchere fatte con listarelle di bambù; Li Tieguai ha l'aspetto di un mendicante cencioso e zoppo e porta sempre con sè una borraccia da pellegrino a forma di zucca e una gruccia di ferro; Han Xiangzi, patrono dei musicisti, è spesso raffigurato mentre suona il flauto in mezzo alla natura; Lan Caihe è raffigurato come un giovane effemminato con un piede nudo, o talvolta come donna, seguito da un daino che tiene in bocca un fungo magico lingzhi; He Xiangu, l'unica donna, è rappresentata come una graziosa ragazza che porta su una spalla un grosso fiore di loto dal lungo gambo o il magico scettro ruyi.
Bibliografia
Ciarla R./ Rispoli F. (a cura di)
Guida alla sezione Estremo Oriente. Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Catenanuova
Ediemme Gruppo Editoriale
2012
p.34, n.2