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statuetta

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Viale Baccarini, 19 – Faenza (RA)

fornace di Dehua, provincia di Fujian, Cina

statuetta

porcellana con coperta
cm.
15(a) 15(la)
sec. XVII (1650 – 1700)

n. 1243

Statuetta raffigurante divinità dalle molte braccia appartenente alla tipologia di Blanc de Chine o “bianco di Dehua”.
La statuina raffigura una divinità che sul capo, provvisto di tre occhi, indossa una corona ed è assisa a gambe incrociate, nella posizione della meditazione, su un basso piedistallo a forma di loto. Di norma statuine di questo tipo, che raffigurano la divinità taoista Doumu, fanno mostra di nove paia di braccia, ciascuna delle quali tiene nella mano un attributo simbolico della divinità. Di quelle conservatesi un paio è portato davanti al petto nel gesto del matangi mudra, le restanti si aprono lateralmente a ventaglio, tre braccia sul lato destro, quattro sul lato sinistro. Tra gli attributi della divinità possiamo trovare il loto della perfezione, la zanna di elefante, la perla magica, un rotolo di scritture, il vaso con la rugiada del paradiso, lo scettro dell’illuminazione, il manico di un’ascia. La testa, le cui orecchie sono forate per permettere la fuoriuscita di gas in cottura, e le braccia, sono state modellate separatamente e fissate al corpo con la coperta in cottura.

L’origine della divinità Doumu, Dea della Stella Polare o Regina del Paradiso, identificata con il culto della Luna, si inserisce nella corrente iconografica nata come sintesi tra Buddhismo Tantrico e Taoismo. La sua introduzione nel Pantheon Taoista, databile intorno all’inizio del XV secolo, va ricollegata alla figura di Marichi, uno dei venti deva del Buddhismo, il cui nome significa “raggio di luce”.
L’iconografia di Doumu è molto simile a quella che caratterizza il bodhisattva Guanyin (Avalokitesvara) nella sua manifestazione “dalle mille braccia”, in cui la divinità, dotata di corona e nove paia di braccia, seduto a gambe incrociate su un trono a forma di fiore, assume tratti fisiognomici femminili, dando manifestazione fisica al suo carattere materno e misericordioso. A causa del suo aspetto femminile, gli Occidentali, a partire dal XVII secolo, furono spinti ad identificare la divinità con la “Madonna con bambino”, favorendo la diffusione di questa iconografia anche in Europa.

Dal confronto con altre statuine simili sembra verosimile che il presente manufatto poggiasse sopra un alto piedistallo, ai cui piedi potevano trovarsi altre figure, tra cui accoliti, bambini o animali mitici

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