Musei Palazzo dei Pio
Piazza dei Martiri, 68
Carpi (MO)
Chiocchi Francesco
1704/ 1767
dipinto

tela/ pittura a olio
cm. 322 (a) 205 (la)
sec. XVII (1737 - 1739)
n. A/762
Tela di grandi dimensioni su cui è stesa la pellicola pittorica: un denso impasto di colore, è steso a larghe campiture e, talvolta, lascia intravedere la sottostante preparazione di colore bruno. E' visibile una crettatura ad andamento reticolato irregolare.
La scena si svolge di notte, all'interno di una capanna: la luce che nel buio fa emergere la forme è quella emanata dal Bambin Gesù, al centro della rappresentazione, ignudo, avvolto in un panno bianco e adagiato nel grembo materno. Maria indossa una veste rosa e un manto azzurro; alla sua sinistra è San Giuseppe con veste nei toni del verde e mantello marrone. Da destra tengono lo sguardo fisso sul Bambino alcuni pastori inginocchiati e variamente vestiti, illuminati a tratti dalla luce intensa; dal buio della capanna escono anche due angioletti dal roseo incarnato, che assistono alla scena dall'alto.

L'opera entra nelle collezioni del Museo Civico come deposito dalla ex Congregazione di Carità nel 1939, assieme ad un secondo dipinto documentato di Francesco Chiocchi raffigurante una Resurrezione, ancora oggi al Museo e catalogata con inventario n. 21 dep..
Dai documenti dell'Ospedale di S. Rocco si ricava che nel 1737 i confratelli commissionavano al pittore, particolarmente attivo nella zona della bassa reggiana e allora presente a Carpi, due quadri, uno raffigurante un'Adorazione di pastori, un altro la Resurrezione di Cristo e li pagavano 50 filippi l'uno.
La tela in esame rimane nella chiesa di S. Rocco fino al 1771, per passare in quella di S. Maria delle Grazie e infine essere custodita in deposito presso il Museo.
Nel 1855 il dipinto, come quello raffigurante la Resurrezione, viene citato da Campori nella biografia di Chiocchi ma se ne perde presto il ricordo, tanto che Ragghianti, catalogando l'opera nel 1940 e ignorando gli apporti documentari, lo attribuisce a generica scuola bolognese seicentesca. La giusta identificazione del dipinto con le notizie documentarie si deve ad Alfonso Garuti che ha studiato i due dipinti del Chiocchi in occasione dei restauri (A. Garuti, 1978, p. 10).