
Salsomaggiore Terme
Le acque di Salsomaggiore, particolarmente ricche di sale, erano note fin dall’antichità. Sgorgavano spontaneamente, provenienti da depositi paleomarini imprigionati fra strati impermeabili vecchi di 15 milioni di anni, formando acquitrini salmastri. Nel II secolo a.C. una tribù celtica che viveva in questa zona, nota per l’attività dell’estrazione del sale da quest’acqua, fu assoggettata dai romani che iniziarono lo sfruttamento delle saline per il loro consumo. Le saline vennero poi abbandonate, pare a seguito di un terremoto che nel 589 sconvolse l’assetto geologico dell’area. Fu Carlo Magno, fra VIII e IX secolo a volere il ripristino delle sorgenti, mediante lo scavo di pozzi, che permisero di riattivare l’importantissima salina continentale. Proprio il valore di questa risorsa naturale fece si che la terra di Salso (toponimo in uso dall’877) fosse aspramente contesa. Nel 1204 fu scavato il Pozzo della Ruota che divenne tristemente famoso nel secolo XVI, sotto il ducato dei Farnese, perché gli ergastolani erano costretti a far funzionare manualmente la ruota per l’estrazione dell’acqua salata, al posto dei cavalli, fino allo stremo delle forze trovandovi anche la morte. Questa pratica fu interrotta solo all’inizio dell’Ottocento grazie all’intervento della duchessa Maria Luigia. Il riconoscimento delle qualità terapeutiche dell’acqua di Salsomaggiore avvenne per opera di Lorenzo Berzieri, medico presso l’ospedale di Borgo S. Donnino (l’attuale Fidenza) e appassionato studioso di acque termali, che nel 1839 le utilizzò per curare, in sole tre settimane, una bambina che presentava un’affezione ossea giudicata inguaribile. Il caso fu presentato a numerosi congressi medici ed ebbe risonanza anche all’estero. Cominciò così la storia termale di Salsomaggiore. Nel 1847 il medico Giovanni Valentini ottenne il riconoscimento ufficiale delle acque e Lodovico Rocca istallò in una casa di campagna il primo rudimentale stabilimento, attrezzato con semplici tinozze (così secondo Rosetti-Valenti, secondo Rubbi Tassinari Clò invece fu Berzieri ad istallare le tinozze e Rocca costruì il primo stabilimento). Dato il grande successo nel 1852 il conte Adhemar aprì, nel punto in cui nel 1923 verrà inaugurato lo stabilimento Berzieri, il primo vero stabilimento, con 12 vasche per i bagni alimentate con l’acqua madre, cioè quella che residuava dall’estrazione del sale. L’attività delle saline continuava infatti parallelamente a quella termale. Anche il governo ducale di Maria Luigia contribuì al completamento del nuovo edificio. Nel 1857 il marchese Guido della Rosa ampliò lo stabilimento. Negli ultimi anni dell’Ottocento il professor Baistrocchi aprirà un “sanatorium” per curare i meno abbienti. Negli stessi anni sorsero anche le terme Magnaghi, eleganti e moderne, destinate ad una clientela ricca. La città si avviava a diventare un centro termale di fama europea. Il Comune abbellì e arricchì la città con giardini e viali per il passeggio. Le terme Luigi Zoja sorsero, su progetto degli architetti Franco Albini e Franca Helg, nel 1968-71(2) per contenere la sempre crescente affluenza di pubblico, immerse nel verde del Parco Mazzini (comunale). Sono intitolate al medico e cosulente scientifico che nel 1909 per primo valorizzò i fanghi naturali provenienti dagli stessi pozzi da cui si prelevano le acque.
Notizie storiche, culturali e paesaggistiche del contesto:
Da un disegno cartografico del 1742 risulta chiaro che l’organizzazione urbanistica di Salsomaggiore era, e tale è rimasta, fortemente condizionata dalla dislocazione dei pozzi. La storia della cittadina e dei suoi dintorni è stata completamente egemonizzata dall’estrazione del sale prima e dalle attività termali poi. L’estrazione del sale mediante riscaldamento fece si che gran parte dei boschi dei dintorni venissero fortemente sfruttati per procurare legname, tanto che in epoca ducale si dovette ricorrere ad una regolamentazione legislativa della materia. Durante il ducato di Ranuccio I Farnese, nel 1603, venne costruito anche un acquedotto di 76 archi per il trasporto dell’acqua salsa; in quel periodo si estraevano da ogni metro cubo d’acqua ben 120 Kg di sale. Lo sviluppo termale iniziato nell’Ottocento ha portato ad arricchire l’abitato di numerose aree verdi e lussuosi edifici, alcuni dei quali, degli inizi del XX secolo, in quello stile liberty che forse è una delle caratteristiche più salienti della cittadina. L’area collinare in cui si colloca Salsomaggiore è detta “collina pallaviciniana” per l’influenza che ebbe in quel territorio la nobile famiglia dei Pallavicino. La vicina Fidenza, collocata sulla via Emilia, in età romana fu punto di riferimento per le popolazioni delle valli dei torrenti Stirone e Ongina; nel Medioevo fu tappa importante negli itinerari dei pellegrini verso Roma: il bel Duomo dedicato a S. Donnino ne è una testimonianza. Nell’ospedale di Fidenza, allora Borgo S. Donnino, operò il medico Lorenzo Berzieri la cui opera fu fondamentale per le terme di Salsomaggiore e a cui è intitolato il più famoso stabilimento della città termale. In una zona non lontana da Fidenza e Salsomaggiore, nella valle dell’omonimo torrente è stato istituito il Parco fluviale del Torrente Stirone per valorizzare le emergenze geologiche e floro-faunistiche di quel territorio. Spostandosi verso Ovest, nella valle del Chero, si incontra l’area archeologica di Velleia, una delle più importanti dell’Emilia-Romagna, con testimonianze protostoriche e romane, fra cui anche resti di edifici termali.
Caratteristiche delle acque termali:
salse (inclusi sottogruppi)
Personalità collegate:
Franco Albini (architetto)
Franca Helg (architetto)