
Soliera
Nella bassa pianura modenese, Soliera è situata tra Modena e Carpi, a poca distanza dal fiume Secchia.
Tra gli Este e i Pio
Fin dai primi secoli del medioevo la posizione strategica fece dell’area di Soliera – nei cui pressi, a Sozzigalli, passava l’antica via Romea Germanica Imperiale, collegamento privilegiato tra il nord Europa e Roma – l'oggetto dell’interesse dei centri di potere localizzati tra Modena, Reggio e Ferrara.
Attorno al IX secolo vi detenevano possedimenti sia la vicina abbazia di Nonantola che quella di Pomposa. Parte degli immensi territori controllati dai Canossa, alla morte della grancontessa Matilde Soliera entrò nell’orbita del comune di Modena per venire poi contesa a lungo tra gli Este, signori di Ferrara, e i Pio, un ramo dell’ampia consorteria dei ‘figli di Manfredo’ radicata nella pianura tra Reggio e Modena che si proclamava discendente da un vassallo dei Canossa.
I rapporti tra i due casati oscillarono per quasi due secoli tra aspri confronti e la ricerca di accordi e scambi territoriali, spesso imposti con la forza. Nel 1336 i Pio furono costretti a cedere ai loro nemici il vicariato imperiale di Modena da loro detenuto, ottenendo in cambio il riconoscimento del dominio su Carpi e San Felice. Nel 1370 – un decennio prima che nella loro capitale – gli Este fortificarono il castello di Soliera, forse su strutture preesistenti andate distrutte.
Nel 1405, a seguito di un accordo di pace che pose fine a un lungo periodo di nuovi confronti, gli Este concessero ai Pio l’investitura di Soliera, con Formigine e alcuni feudi appenninici. A metà secolo i nuovi signori consolidarono ulteriormente le difese di Soliera erigendo una rocca all'interno del borgo, che venne protetto da un giro di mura dotato di un solo accesso e da un fossato alimentato dalle acque del canale di Carpi.
Nella signoria di Sassuolo
La persistente minaccia rappresentata per gli Este dal centro di potere carpigiano, incuneato nei loro domini di pianura, venne disinnescata definitivamente nel 1499 quando, approfittando dei dissapori tra i numerosi esponenti dei Pio, Ercole d’Este costrinse Giberto III a trasferirgli la sua parte della signoria carpigiana – preludio della fine, che si sarebbe consumata nel 1525 – e i diritti su Soliera.
In cambio, Giberto e i suoi eredi ebbero dagli Este la signoria di Sassuolo, integrata in seguito da Soliera, che divenne così la punta avanzata del nuovo ‘stato’, al confine con i territori controllati direttamente dagli Este.
Il castello di Soliera fu allora oggetto di importanti lavori, che adeguarono il suo apparato difensivo alle tecniche militari imperniate sull'artiglieria e ne valorizzarono le funzioni residenziali con l’edificazione del primo nucleo del palazzo signorile. Il nuovo volto di Soliera venne immortalato nella Sala delle Vedute del castello di Spezzano, magnifico catasto per immagini dei possedimenti dei Pio sassuolesi realizzato alla fine del secolo XVI.
Il palazzo dei Campori
Dopo appena cento anni, nel 1599, l’estinzione dei Pio di Sassuolo riportò Soliera nella disponibilità degli Este, che un anno prima avevano dovuto 'devolvere’ Ferrara al papa, ritirandosi nel loro ducato imperiale di Modena e Reggio.
Nel 1636 il duca Francesco I elevò Soliera a marchesato, dandola in feudo ai nobili Campori, di origine garfagnana. I nuovi signori promossero una serie di interventi di ampliamento e decorazione del castello, che venne destinato a luogo di villeggiatura, marcando così il progressivo ridimensionamento della sua funzione militare innescato dai nuovi assetti politici del teatro italiano.
Il palazzo venne suddiviso in due appartamenti sovrapposti – al piano nobile quello riservato al marchese e al piano superiore quello per i suoi famigliari – e allestito come una galleria privata, dove venne esposta parte dell’importante collezione d’arte della famiglia, sul modello della residenza modenese del casato.
Altri lavori di ampliamento vennero attuati nell'ultimo ventennio del XVII secolo, mentre nella seconda metà del Settecento vennero realizzati i grandi lavori di ristrutturazione che crearono lo scalone e il portico verso la piazza, e interessarono anche il borgo.
Nuove funzioni per il castello
I Campori conservarono il feudo di Soliera fino ai decreti di abolizione napoleonici, recuperando poi la proprietà del castello che mantennero fino al 1976, quando l’ultima erede cedette il castello alla locale parrocchia.
Nel 1990 il complesso fu acquistato dall’amministrazione comunale, che avviò un ampio progetto di restauro e rifunzionalizzazione dell’edificio, concluso nei primi anni Duemila, trasferendovi la propria sede e la biblioteca civica.
Seriamente danneggiato dal terremoto del 2012, il castello è stato sottoposto a importanti interventi di restauro e consolidamento antisismico, che ne hanno consentito la riapertura al pubblico dell’edificio, destinato anche a spazio espositivo dedicato ai linguaggi artistici contemporanei.
VISITA
Accessibile fino a inizio Ottocento solo dal cassero sormontato dallo stemma Campori, attraverso un ponte levatoio sostituito poi da una struttura in muratura, il borgo era racchiuso da un circuito di mura, a tratti ancora visibili. L’ampio fossato che circondava la cinta, colmato nel secondo dopoguerra, è stato recuperato dagli interventi di fine Novecento.
Le trasformazioni successive delle funzioni del castello si riflettono nella stratificata struttura dell’imponente edificio a pianta quadrata integrato nel borgo. Dell’apparato difensivo trecentesco rimangono pochi elementi nell’angolo sud est del fronte, mentre la rocca quattrocentesca ha lasciato la sua impronta solo nel volume centrale avanzato.
L’edificio conserva oggi l’impianto del palazzo residenziale realizzato nel Cinquecento e modificato nei due secoli successivi. Gli interventi di ampliamento e ristrutturazione di metà Settecento trovano massima evidenza nell'imponente scalone d'onore, il cui ampio volume proiettato sulla piazza racchiude il cortile interno; agli stessi anni risale il portico antistante il borgo.
L’interno è strutturato in due grandi appartamenti su due piani sovrapposti.
Al piano rialzato il sontuoso appartamento marchionale, preceduto dalla galleria d’onore, è caratterizzato dagli eleganti decori settecenteschi a stucco alle pareti con soggetti mitologici e dai pavimenti in prezioso battuto alla veneziana. Questa parte dell’edificio comprendeva anche un oratorio, distinto a fine Settecento dal privilegio apostolico per la celebrazione della messa, che ospitava la celebre Madonna, poi detta Campori, del Correggio, donata a fine Ottocento alla Galleria Estense di Modena dal marchese Giuseppe con lascito testamentario.
Lo scalone a quattro rampe, ornato da una statua di Ercole in omaggio all’omonimo duca d'Este, conduce all’appartamento al piano superiore, che presenta due sale situate nel corpo sporgente sulla facciata e coperte, rispettivamente, da una volta unghiata e da una cupola ottagonale.
Sulla lunga piazza porticata del borgo si affaccia oltre al palazzo la chiesa parrocchiale di san Giovanni Battista, fondata dai benedettini e citata nel Mille, che conserva dipinti secenteschi, decorazioni in stucco, paliotti in scagliola e un settecentesco coro in legno. Di fianco alla chiesa, due edifici contigui ospitavano le scuderie Campori, mentre in angolo con la trecentesca torre campanaria fu edificato nel 1878 il sepolcreto delle nobildonne del casato, a pianta ottagonale, di cui rimane solo la traccia del perimetro disegnata a terra.
Valli e strade storiche
Ambiti territoriali presidiati dal castello:
valle Secchia,
via Romea Germanica Imperiale
Casati e istituzioni
Signori del castello tra medioevo e età moderna:
Canossa,
Este,
Pio,
Campori
Arte e Architettura
Stili architettonici e decorativi nel castello:
Barocco e Rococò
Bibliografia Gelichi S. e Librenti M., I castelli del Modenese, in Muzzarelli M. G. e Campanini A. (a cura di), Castelli medievali e neomedievali in Emilia-Romagna, Atti della giornata di studio, Bologna, 17 marzo 2005, Bologna, CLUEB, 2006. Distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”
Bibliografia Bellei S. e Rovatti E. (a cura di), Castelli modenesi della Pianura, Collezioni modenesi CDL, s.d. (2000?)
Bibliografia Grandi E. (a cura di), Archeologia nei Castelli di Modena / Archaeology in the Castles of Modena, Provincia di Modena, s.d.
Bibliografia Pezzoli S., I municipi e la nazione. I palazzi comunali dell'Emilia-Romagna fra patrimonio, storia e società, Bologna, 2012
Bibliografia Modena e i “figli di Manfredo” tra governo cittadino e signoria rurale, in Andreolli B. e Calzolari M. (a cura di), Mirandola nel Duecento. Dai Figli di Manfredo ai Pico, Mirandola 2003. Distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”
Bibliografia Bonacini P., Modena e i “figli di Manfredo” tra governo cittadino e signoria rurale, in Andreolli B. e Calzolari M. (a cura di), Mirandola nel Duecento. Dai Figli di Manfredo ai Pico, Mirandola 2003. Distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”
piazza Fratelli Sassi, 2
Soliera (MO)