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Silvestro Lega. Traiettorie di vita e di pittura
Silvestro Lega. Traiettorie di vita e di pittura

Silvestro Lega. Traiettorie di vita e di pittura

Camminando lungo le strade silenziose di Modigliana, ci si sente immersi in uno scenario di grande suggestione, tra vicoli stretti, case di pietra, colline dolci o scoscese e la presenza quieta del borgo medievale, con la Rocca dei Conti Guidi che domina dall’alto. Questi luoghi furono un laboratorio d’elezione per le creazioni di Silvestro Lega, illustre pittore nato in terra di Romagna, che fu per lui madre, nutrimento e ispirazione. Attorno al paese, i campi coltivati, i filari di viti e gli uliveti che digradano verso la valle del torrente Marzeno gli offrirono la lezione più antica: quella che sa impartire la luce quando filtra tra le pieghe della collina, mutando a seconda delle ore del giorno e delle stagioni.

Lega nacque in queste contrade esattamente duecento anni fa, nel 1826: il padre, Antonio, era un proprietario terriero, la madre, Giacoma Mancini, era stata sua domestica. Di quell’infanzia, negli anni a venire, il pittore ricorderà gli scarabocchi sui muri e gli “scartafacci”, il bisogno ostinato di disegnare, fino a convincere il padre a permettergli di abbandonare il Collegio degli Scolopi di Modigliana e a portarlo a Firenze, dove poté frequentare l’Accademia di Belle Arti. Ben presto, però, il giovane divenne insofferente alla precettistica accademica, che pure gli aveva consentito di apprendere le tecniche fondamentali. Passò quindi all’alunnato presso Luigi Mussini, maestro del purismo toscano, che gli trasmise l’amore per la linea chiara e per l’equilibrio formale, ispirandosi ai pittori del Quattrocento e a Ingres; successivamente, con Antonio Ciseri, affinò l’attenzione al colore e alla resa concreta del vero.

Intanto i fermenti risorgimentali accesero in Lega un forte senso civile. Silvestro conobbe con ogni probabilità Garibaldi, giunto a Modigliana nel 1858 per incontrare Don Giovanni Verità, nota figura di sacerdote patriota del Risorgimento, che nell’agosto del 1849 salvò l’“eroe dei due mondi” durante la sua storica fuga in terra di Romagna, ospitandolo nella propria dimora, oggi sede del museo cittadino.

Lega si arruolò quindi volontario nella guerra contro l’Austria, combattendo a Curtatone e a Montanara. Al suo rientro, trovò a Firenze un ambiente straordinariamente informato sulle poetiche francesi, tra accademismo, suggestioni della Scuola di Barbizon e prime aperture impressioniste. Qui, nel 1859, soggiornava Edgar Degas, ospite dei Bellelli, famiglia a cui l’artista parigino dedicò il celebre “Ritratto della famiglia Bellelli”. Le sue masse di colore compatte, le composizioni di memoria quattrocentesca e la pittura “à plat” lasciarono un segno decisivo in città.

Lo scambio con gli artisti che si riunivano nel Caffè Michelangiolo fu fondamentale per l’evoluzione del pittore romagnolo verso una maggiore autonomia dalle esperienze della formazione. Nei piccoli studi en plein air che questi autori realizzavano su tavolette, egli coglieva con immediatezza le impressioni della luce e delle ombre, per poi trasferirle e svilupparle in composizioni più meditate in studio. Con loro, i “Macchiaioli”, Lega scelse di rivolgere lo sguardo al vero: alla vita intima, domestica, essenziale, al paesaggio, alle ombre, agli uomini e alle donne osservati nel quotidiano. L’Expo del 1861 rafforzò la sua intenzione di seguire questa via, sancendo un nuovo modo di intendere la pittura, in cui la vita, osservata senza mediazioni, diventava il soggetto centrale.

Ma per comprendere Lega non basta Firenze. Bisogna tornare a Modigliana, dove rientrava spesso, richiamato dai legami familiari e da un’affezione alla vita dei campi e da un bisogno di verità che la città non sempre sapeva dargli. La campagna emergeva come intreccio vitale di natura e umanità, antidoto al materialismo della vita cittadina. 

Negli anni Sessanta e Settanta, la sua pittura conosce vari filoni. Da un lato i temi risorgimentali, in cui univa realismo psicologico e dignità umana: celebre, in tal senso, è il dipinto “Gli ultimi momenti di Giuseppe Mazzini”, preparato con intensi studi e capace di restituire una profonda umanità nel crudo realismo del volto segnato dalla sofferenza.

Dall’altro la dignità silenziosa del mondo rurale, con paesaggi e ritratti di popolane. Nei volti delle contadine, nelle pose dei bambini, nell’intimità degli interni, Lega dipingeva un mondo rurale colto nei suoi gesti minimi. Le sue figure sembrano vivere in un tempo sospeso, attraversate dalla luce che si posa lieve, come una carezza.

Tra i luoghi che segnarono la vicenda artistica di Lega, un ruolo importante ebbe la campagna del Gabbro, nei pressi di Rosignano Marittimo, nella Maremma livornese. Qui l’artista trovò rifugio in più occasioni, ospite di amici e mecenati, immerso in un paesaggio raccolto e silenzioso. La vegetazione, i profili ondulati delle colline, i casolari isolati gli offrirono motivi per una pittura meditativa, intima interprete della sua sensibilità.

Gli anni più felici furono quelli trascorsi con la famiglia Batelli a Piagentina, nei pressi di Firenze, dove Lega trovò l’equilibrio creativo che gli permise di raggiungere la piena maturità. Nella quiete della campagna, alle porte della città, si raccolse un piccolo cenacolo di artisti e intellettuali – tra cui Signorini, Borrani, Abbati e lo stesso Lega – che condividevano l’idea di una pittura en plein air, capace di restituire la vita quotidiana e la verità della luce. La “scuola di Piagentina” divenne così sinonimo di un nuovo naturalismo fatto di interni domestici, giardini, cortili assolati, figure colte nella semplicità dei gesti quotidiani.

Ma la felicità fu breve: la morte di Virginia Batelli – musa, e forse amore – spezzò quell’equilibrio fragile. Seguirono gli anni della solitudine, aggravati dalla malattia agli occhi e dalla povertà. Dopo il 1880 la sua pennellata si fece più concitata, franta in tocchi vibranti che registrano le minime variazioni di luce. Nell’ultima fase della sua vita, dipingere divenne per lui un gesto incerto e febbrile, “a tentoni”, guidato da una sorta di rabdomanzia pittorica. La cecità imminente rese vano ogni sforzo illustrativo, ma affinò una nuova sensibilità, capace di tradurre in pittura chiaroscuri e velature malinconiche, sospese tra visione e memoria.

E tuttavia, fino alla fine, il vecchio pittore non smette di dipingere. Nel 1895 muore quasi cieco e dimenticato all’ospedale San Giovanni di Dio a Firenze e viene sepolto a Modigliana, lasciando un’eredità artistica silenziosa ma intensa, nutrita di ideali patriottici, poesia domestica e paesaggi familiari, che uniscono la Romagna e la Toscana in un’unica luce di verità e sentimento. Pagine intime di una vita quotidiana, rese universali dallo sguardo di chi seppe vedere la poesia negli attimi più semplici. Se un giorno vi troverete davanti a una tovaglia illuminata dal sole, a una donna che tace guardando oltre una finestra, a tre figure che conversano in un cortile, forse vi accorgerete di guardare il mondo con gli occhi di Silvestro Lega.

Bibliografia Catalogo della mostra leghiana e delle mostre retrospettive di vari artisti romagnoli, Tip. Montanari, Faenza, 1926.

Bibliografia E finalmente potremo dirci Italiani, Bologna e le estinte Legazioni tra cultura e politica nazionale, a cura di Collina C. e Tarozzi F., Editrice Compositori, Bologna, 2011.

Bibliografia Matteucci G., C. Sisi, Silvestro Lega 1826-1895. Opere delle collezioni pubbliche e private nel centenario della morte, Nuova Alfa, Bologna, 1995.

Bibliografia Matteucci G., Lega. L'opera completa, Giunti Editore, Firenze, 1987.

Bibliografia Silvestro Lega. 1826-1895. Opere delle collezioni pubbliche e private nel centenario della morte, a cura di G. Matteucci e C. Sisi, Alfa Editoriale, Bologna, 1995

Bibliografia Silvestro Lega. I Macchiaioli e il Quattrocento, catalogo della mostra, a cura di G. Matteucci, F. Mazzocca, A. Paolucci, Silvana Editoriale, Milano, 2007.

Bibliografia Spalletti E., Gli anni del caffè Michelangelo, De Luca per Cassa di Risparmio di Firenze, Firenze, 1985.

Bibliografia Zanelli R., Modigliana e la sua gente. Omaggio a Silvestro Lega 1826-1926, Tip. Ronconi e Argalia, Modigliana, 1926.

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