
Sassuolo
Il distretto modenese della ceramica, di cui fanno parte i centri di Maranello, Sassuolo e Fiorano, noto in tutto il mondo per l’alto livello di industrializzazione raggiunto da questo settore della produzione, vanta tradizioni davvero molto lontane nel tempo.
Le fonti letterarie antiche e i rinvenimenti archeologici documentano nell'ager della colonia romana di Mutina una fiorente produzione legata alla lavorazione dell’argilla e alla realizzazione di prodotti finiti destinati non soltanto al mercato interno e alle ristrette esigenze delle comunità locali, ma ad una vasta circuitazione che attraverso l’efficiente rete stradale romana e l’altrettanto efficiente sistema di navigazione interna, costituito dall'integrazione tra idrovie artificiali e corsi d’acqua naturali, poteva raggiungere zone davvero molto lontane, anche al di fuori della penisola, nell'Europa romanizzata e nell'Africa settentrionale.
Plinio il Vecchio include Mutina fra i centri specializzati nell’artigianato ceramico e nella sua commercializzazione e sin dalle prime ricerche archeologiche nel Modenese, attuate nel secondo Ottocento da studiosi come Arsenio Crespellani, questa peculiare caratteristica è emersa in tutta la sua evidenza con l’affiorare di numerose tracce relative a singole fornaci o a più articolati complessi produttivi.
Sono oltre una ventina le realtà archeologiche riconosciute e riconducibili a tale attività manifatturiera. Le evidenze naturalmente si diversificano le une dalle altre. Insieme coesistono infatti piccoli impianti a carattere più propriamente “domestico” – soprattutto in concomitanza con gli insediamenti rustici disseminati nel territorio – e grandi opifici, composti da una serie di strutture e impianti funzionali giustificati da cicli produttivi di taglio squisitamente industriale, volti ad un alto livello quantitativo e qualitativo del prodotto e alla sua diversificazione merceologica.
Un’officina di questo ultimo tipo è venuta in luce in località Torre Oche di Maranello che per la sua ubicazione, in un'area isolata al di fuori di qualsiasi tessuto insediativo, sembra aver occupato un’area marginale rispetto al territorio appoderato oppure un lembo di terreno pubblico, destinato all'utilizzo comunitario.
L’esplorazione del sito ha accertato che il complesso si era specializzato nella fabbricazione di un particolare tipo di anfore (tipo “Lamboglia 2”) impiegate nel trasporto e commercio del vino, evidentemente di produzione locale.
A rappresentare invece un impianto di una certa complessità, ma sicuramente al servizio di una villa urbano-rustica nelle vicinanze, è la fornace rinvenuta in seguito all'edificazione del Nuovo Ospedale di Sassuolo. Si tratta di un uno spazio recintato in laterizi ove trovavano posto una fornace a pianta quadrangolare e una serie di apprestamenti collegati alla lavorazione dell’argilla e ai rifornimenti idrici quali una vasca, un pozzo, canalizzazioni per il deflusso dell’acqua e alcuni essicatoi protetti da tettoia.
La compresenza di impianti produttivi e insediamenti abitativi è ulteriormente confermata nel territorio attorno a Fiorano Modenese, dove in località Ca’ Martini-La Malandrina è stato individuato un sito in cui alcune fornaci sono venute in luce insieme ai resti di una villa urbanorustica, risalente al II-I sec. a.C.
Allo stesso modo, in località Cameazzo gli affioramenti hanno consentito di riconoscere una grande villa, frequentata dall’età repubblicana a quella tardo-antica, con impianti artigianali per la produzione fittile, attività favorita sicuramente dalla vicinanza al torrente Cerca.
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