
San Giovanni in Persiceto
A partire dall'età del Bronzo il settore occidentale bolognese rappresenta uno dei distretti di maggiore interesse antropico e insediamentale della pianura attorno al capoluogo, in ciò favorito dai requisiti e dalle risorse ambientali in senso lato della zona compresa fra i domini fluviali del Panaro e del Samoggia.
Qui uno dei modelli di popolamento più macroscopici e culturalmente significativi, testimoniato nel persicetano dagli abitati di Montironi di Sant’Agata e di S. Giovanni in Persiceto-via Zenerigolo, è quello attuato dalla civiltà terramaricola, con i suoi villaggi organizzati e con il primo sistema di razionale e pianificata gestione territoriale documentato in ambito padano.
L'interesse verso quest’area è pienamente confermato anche nell'epoca del Ferro, quando l'occupazione si addensa, seppure per nuclei più piccoli rispetto all'età precedente.
Ma è in seguito alla colonizzazione romana, alla parcellizzazione delle terre e alla coltivazione intensiva dei suoli che l'incremento demografico si fa più consistente e la presenza di coloni che gestiscono i lotti agricoli diviene pressoché capillare. Non va dimenticato che il corso del Samoggia viene tradizionalmente considerato come il confine naturale fra il territorio rurale di Bononia e quello di Mutina e che la zona centuriata a ponente di S. Giovanni in Persiceto sarebbe appartenuta amministrativamente a quest'ultima colonia romana.
Nell'area compresa fra San Giovanni in Persiceto e Sant'Agata Bolognese le indagini di superficie condotte intorno ai primi anni Novanta hanno portato all'identificazione di una cinquantina di insediamenti rurali perfettamente inseriti all'interno della ripartizione centuriale e collocabili dal punto di vista archeologico soprattutto tra il I sec. a.C. e il II sec. d.C. Anche se generalmente non indagati attraverso interventi di scavo, i materiali da essi restituiti sono sufficienti per tracciare ipotesi relative alla distribuzione dei luoghi d’abitato e alle attività produttive maggiormente diffuse, rivelando un discreto livello di benessere e il frequente collegamento fra residenze ed attività di tipo artigianale, testimoniate, ad esempio, dalla presenza di fornaci per la produzione di laterizi, necessarie a sopperire per lo più alle locali esigenze della vita quotidiana e ai fabbisogni edilizi.
Nel 2013 i resti di una villa rustica romana sono venuti alla luce a Sant'Agata Bolognese in via Dossetti nel corso di un sondaggio preliminare alla realizzazione di un complesso di edilizia residenziale. Nonostante il non buono stato di conservazione dei resti è stato possibile indagare la parte produttiva della struttura, la cui vita si protrasse dalla seconda metà del I sec. a.C. sino al III sec. d.C., e di verificare l'esistenza di un magazzino per dolii ed elementi susperstiti connessi con un torcular per la lavorazione vinicola.
Fra le evidenze di maggiore interesse c'era un pozzo per l'acqua con camiciatura in laterizio, rimasto in uso sino ad avanzata età tardoantica. Come di consueto in apprestamenti di questo tipo, ha restituito un'ingente quantità di reperti integri o perfettamente riconoscibili. Vi predominano le brocche di diverse dimensioni, ma erano presenti anche alcuni manufatti metallici e lignei d'uso quotidiano. Dopo varie fasi di utilizzo per l'approvvigionamento idrico, il pozzo è stato impiegato anche come luogo di intenzionale nascondiglio di oggetti "preziosi" in momenti di instabilità politica che sembrano protrarsi fino all'età tardoantica (VI-VII sec. d.C.).
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Umano e divino nelle campagne persicetane
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San Giovanni in Persiceto (BO)