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MPPCG013
MPPCG013

didascalia (fascia esterna su tre lati)

MPPCG013
MPPCG013
Via Zamboni, 33 – Bologna (BO)
Jaillot Charles Hubert Alexis (disegnatore/ incisore)
1640/ 1712
stampa colorata a mano
carta/ stampa calcografica/ acquaforte su rame
carta/ pittura
tela/ colla
sec. XVII
(1678)
(1678)
n. 301/6

La lunga didascalia, redatta in lingua francese e latina, incornicia su tre lati la carta dell’Africa di Blaeu. La didascalia è formata complessivamente da dieci tavole incise sovrapposte ed incollate per circa un centimetro (tre per i due lati, e quattro per la base). Particolare risalto è dato al titolo in francese, scritto in neretto e con grandi caratteri capitali, e all’incipit del testo, sottolineato da una lettera iniziale decorata con motivi floreali. Il titolo in latino è sempre scritto in neretto, ma con caratteri capitali più piccoli, così come la la lettera iniziale del testo, che è inoltre semplicemente contenuta in una decorazione lineare, di tipo geometrico. I caratteri tipografici utilizzati nei due testi sono invece identici. Solo i nomi di regioni, città, prodotti e cose ritenute eccezionali sono scritti in corsivo. Il contenuto della didascalia è uguale in entrambe le lingue ed espone le conoscenze fino ad allora acquisite sul continente africano, suddiviso in otto parti: Barbaria (paesi africani, tranne l’Egitto), Numidia (area settenarionale del Sahara), Libia (area meridionale del Sahara), Terra dei Neri (paesi centro africani), Egitto, Etiopia superiore, Regno di Manicongi (paesi sud africani), le isole (Porto Santo, Madeira, Canarie, Isole del Capo Verde , Madagascar, Socotra, S. Elena). Per ogni singola parte vengono date informazioni sui confini, territorio, flora e fauna, clima, economia locale, città più importanti, usi e costumi dei popoli indigeni, religione professata. Naturalmente un’attenzione particolare è riservata per le popolazioni di fede cristiana e per la presenza europea in Africa. La didascalia si conclude con la segnalazione dell’indirizzo dell’editore e con la datazione del campione in esame.
La didascalia ha la funzione di un vero e proprio supporto informativo in grado di arricchire ed ampliare le notizie contenute nella carta e nella cornice con raffigurazioni di città e di popoli africani. Spesso non si ha però corrispondenza fra i luoghi citati nel testo e quelli individuati dalla rappresentazione geografica. Non si ha riscontro completo nemmeno con i soggetti della cornice. Ciò fa supporre che il testo sia stato elaborato separatamente dalla carta geografica e dalla cornice, dallo stampatore Jaillot venuto in possesso delle matrici dei Blaeu.

Le stanze dedicate alla Geografia e alla Nautica del Museo di Palazzo Poggi
comprendono 22 carte murali da parete, circoscrivibili ai secoli d'oro della
cartografia europea, in particolar modo olandese, il XVII ed il XVIII. Tra questi beni
si conserva anche la Carta dell'Africa di Willem Janszoon Blaeu, stampata a Parigi
nel 1678 da Alexis-Hubert Jaillot e composta da venti tavole unite e incollate su
tela.
L'allestimento odierno ripropone la collezione della Camera della Geografia e della
Nautica dell'antico Istituto delle Scienze, stanza creata nel 1724 grazie ad una
donazione del marchese Marcantonio Collina Sbaraglia (1681/1744), nella quale
confluirono carte geografiche, strumenti nautici e modelli in scala ridotta di vascelli
e navigli (oggetti, in alcuni casi, già conservati presso l'istituto all'atto della
fondazione nel 1711).
Con l'avvento della Riforma napoleonica, nel 1802 i materiali vennero trasferiti
all'Osservatorio astronomico della Specola, facente parte dello stesso complesso
architettonico dove aveva sede l'istituto, Palazzo Poggi.
In seguito, nel 1896, l'intera raccolta dedicata alla Geografia e alla Nautica, venne
spostata ai Musei Civici di Bologna, dove rimase nascosta nei depositi, sino alla
sistemazione nel 1937, presso il Rettorato dell'Università.
Dal 2000, anno di apertura del museo, le carte sono ritornate alla loro sede
originaria, a Palazzo Poggi.
L’autore della carta, Willem Janszoon Blaeu, fu il capostipite di una delle più
popolari famiglie di cartografi e stampatori olandesi del XVII secolo. Fu
appassionato di studi matematici ed astronomici e soggiornò per circa due anni
presso il famoso astronomo danese Tycho Brahe, nel suo osservatorio di
Uranienburg. Tale esperienza segnò una tappa importante nella carriera del Blaeu che in seguito, tornato ad Amsterdam nel 1597, si segnalò dapprima come costruttore di globi, poi, come autore ed editore di carte geografiche e atlanti. L’azienda fu tenuta in grande
considerazione dai contemporanei, tanto che nel 1633, pochi anni prima della sua
morte, Blaeu fu nominato cartografo della Repubblica, incarico successivamente
passato a suo figlio e a suo nipote. Inoltre, nel 1666, gli Stati Generali olandesi
deliberarono che le compagnie commerciali impegnate nei traffici con le Indie
Orientali, potessero usare solo le carte nautiche redatte dai Blaeu, i quali, pochi
anni dopo, ebbero l’incarico di supervisionare i giornali di bordo di tutte le navi.
L’azienda, nonostante il grande incendio che distrusse la fabbrica nel 1672,
continuò la propria attività fino al 1692. Bleau fu famoso non solo per l’attendibilità
scientifica delle sue carte, ma anche per la raffinatezza delle decorazioni,
servendosi degli incisori più abili del momento.
La carta murale in esame fa parte di una serie di quattro incisioni (Asia-Africa-Europa-
America, unitariamente conservate al Museo di Palazzo Poggi), edite in francese da Jaillot, che probabilmente possedeva alcuni rami dei Blaeu; era consuetudine, infatti, acquistare le matrici dei grandi incisori, per ristamparle aggiungendo eventuali varianti e relative indicazioni di responsabilità: il rame da cui venne tratta l'incisione in esame fu certamente rimaneggiato rispetto all'edizione originaria.
L'indicazione autoriale di Willem Blaeu è accompagnata, sulla carta, dalla data 1669. Già morto dal 1638, il suo nome era rimasto legato alla produzione più tarda dell’azienda, naturalmente per motivi di prestigio.
L’ampia didascalia che corre su tre lati della carta, redatta in latino e in francese, dovrebbe essere opera successiva dello stesso Jaillot, poiché esula dal modello cartografico
generalemente usato da Blaeu per le carte murali o per le immagini dei suoi atlanti.
La data 1678 a chiusura dell'iscrizione nel cartiglio, posto a destra nella zona superiore della rappresentazione geografica, permette la datazione precisa dell’edizione.
E' necessario ricordare che in un cartiglio posto specularmente a quello appena menzionato, si trova nuovamente la data del 1669, questa volta preceduta dal nome dello stampatore francese: probabilmente indica la prima edizione dell'opera, in seguito ristampata nel 1678.

L’ipotesi di una elaborazione separata della didascalia dalla carta geografica è suffragata da diversi elementi. Innanzitutto dalla mancanza di un testo scritto, simile a quello in esame, come accompagnamento delle carte dell’Africa di Blaeu, per esempio nelle diverse edizioni dei suoi famosi atlanti. Di non minore importanza è che la redazione in francese, con traduzione in latino, presenta al termine del testo la dichiarazione dell’editore e del luogo di edizione francesi, cui è già dedicato appositamente un cartiglio, posto nell’angolo sinistro in alto della carta geografica. La didascalia si può, dunque, riferire ad una elaborazione con modifiche della carta africana di Blaeu, in occasione dell’edizione parigina di Jaillot.

Bibliografia Braun G./ Hogenberg F.
Civitates orbis terrarum
1572
pp. 45-48

Bibliografia Pigafetta F.
Regnum Congo hoc est Vera descriptio regni Africani, quod tam ab incolis quam Lusitanis Congus appellatur
Frankfurt
1598-1619

Bibliografia Blaeu W. J.
Le theatre du monde ou nouvel atlas contenant les chartes et descriptions de tous le pais de la terre mis en lumiere par Guillaume et Iean Blaeu
Amsterdam
1640

Bibliografia Frabetti P.
La collezione delle antiche carte geografiche
Bologna
Compositori
1959

Bibliografia Koeman C.
Atlantes Neerlandici
Amsterdam
1967-1971

Bibliografia Materiali Istituto Scienze
I materiali dell’Istituto delle Scienze
Bologna
CLUEB
1979

Bibliografia Alpers S.
Arte del descrivere: scienza e pittura nel Seicento olandese
Torino
Boringhieri
1984

Bibliografia Luoghi Conoscere
I Luoghi del Conoscere. I laboratori storici e i musei dell’Università di Bologna
Bologna
Amilcare Pizzi
1988

Bibliografia Tega W. (a cura di)
Il viaggio. Mito e scienza
Bologna
Bononia University Press
2007

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