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boccalino monoansato

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Viale Zaganelli, 2 Massa Lombarda (RA)
boccalino monoansato
argilla ingobbiatura
argilla verniciatura
ambito magno-greco
sec. IV a.C. (399 a.C. – 300 a.C.)
4.2 (a) diametro orlo 4,4//diametro piede 4,9

n. 168

Boccalino monoansato in argilla beige-rosata, ingobbiatura arancio-rosata, vernice nera, in alcuni punti diluita. Orlo rilevato ed ingrossato; corpo piriforme; bassissimo piede anulare; ansa a nastro impostata sul corpo; beccuccio conico. Sotto l'orlo un giro di foglioline stilizzate e verso il fondo due larghe fasce orizzontali. Orlo, ansa e beccuccio (parzialmente) verniciati.

Sotto l'etichetta di "ceramica apula indigena" sono stati riuniti i vasi della collezione Venturini documentanti la produzione riferibile alle popolazioni indigene delle tre regioni che anticamente occupavano il territorio pugliese: Daunia, Peucezia e Messapia, fra VII e III sec. a.C.
Tale tipo di ceramica accompagna una spiccata individualità delle forme ad una decorazione che può definirsi subgeometrica, perché si ispira largamente alla ceramica geometrica greca importata o prodotta nei centri coloniali e fiorita fra i secoli IX e VIII a.C.
Prolungandosi con tenace conservatorismo, essa accoglie col tempo elementi decorativi ellenizzanti, soprattutto vegetali e floreali, desunti dal repertorio delle classi vascolari di imitazione greca quali la ceramica figurata apula o quella di Gnathia.
Il boccalino monoansato (illustrato in questa scheda è sicuramente prodotto apulo, ma di difficile inquadramento. Per esso appare lecito istituire un parallelo con i piccoli vasi a beccuccio, generalmente interpretati come "biberons", diffusi in Italia Meridionale e in Sicilia soprattutto con esemplari a vernice nera che dipendono da un modello probabilmente attico. La presenza costante di tali oggetti in molte tombe destinate a bambini prova la verisimiglianza di un loro impiego come pappatoi. Il nostro boccalino può considerarsi una redazione locale, nella forma come nella decorazione, di questo tipo di orciolo con il quale ha in comune la funzione di versatore, ribadita dalla presenza del beccuccio conico, dal corpo globoso e panciuto e dall'ansa nastriforme.
Il reperto proviene probabilmente da Taranto, dono De Vecchi (1881)? Cfr. per una discussione su questo tipo di vasi a beccuccio e per altri riferimenti, Borda, p. 73.

Bibliografia Lenzi F./ Pagliani M. L.
Carlo Venturini tra collezionismo e antropologia
Bologna
CLUEB
1982
pp. 47, 49

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