
n. 181
Craterisco in argilla camoscio, vernice nera, sovraddipinture in bianco-arancio. Corpo slanciato e bacellato; orlo e piede modanati; anse a doppio bastoncello annodato. Fra le anse in A rami puntinati che si incontrano al centro in un circoletto, in B ramo d'edera molto deperito. All'inizio della bacellatura, su entrambi i lati, una fascetta; all'attacco fra anse e corpo serie di cinque petali a disposizione radiale; intorno al piede motivo ornamentale costituito da trattini alternati a circoletti. Parte inferiore del corpo e stelo risparmiati.
Per ceramica suddipinta si intende una serie di prodotti fittili, particolarmente frequenti nel corso del IV sec, e in parte del III sec. a.C., caratterizzati da una decorazione a colori sovrapposti – per lo più bianco, giallo o rosso – ad un fondo interamente verniciato di nero. Il termine è senza dubbio generico perché comprende una vasta serie di classi vascolari, diversificate sia per il tipo di decorazione ed il tipo di forme, sia per i centri di produzione. I vasi della collezione sono rappresentativi del più fiorente gruppo di questo artigianato in ambito italico: quello dell'Apulia. Fra la ceramica suddipinta apula la classe più conosciuta, certo per la migliore qualità dei suoi prodotti e la maggiore diffusione commerciale, è la ceramica di Gnathia, che deriva il proprio nome dal primo centro in cui fu rinvenuta nel secolo scorso e di cui si riteneva originaria.
In realtà molte erano probabilmente le officine che fabbricavano ceramica di Gnathia: certo tutto il brindisino ed altri siti come Taranto, Rudiae, Rocavecchia, Ruvo, Canosa. Fra essi va ripartita un'esuberante produzione che iniziata attorno al 360 a.C. raggiunge i primi decenni del III sec., fino a circa il 270 a.C. Questa ceramica è caratterizzata da una decorazione dipinta in bianco, giallo e rosso e generalmente completata, specie negli esemplari più antichi, dall'uso di incisioni.
Il repertorio ornamentale è essenzialmente costituito da elementi vegetali od animali: rami d'edera e d'alloro, rami puntinati, tralci di vite con grappoli e pampini, rosette, ovuli, uccellini, lepri, tigri e pantere.
Nel repertorio figurativo, in buona parte comune a quello della ceramica a figure rosse, predominano invece motivi di ispirazione dionisiaca e teatrale: satiri e menadi danzanti, piccoli eroti, geni alati, musicanti, acrobati ed attori. Allo stesso ambito si richiamano altri riempitivi quali maschere teatrali, strumenti musicali, oggetti rituali.
Nel periodo finale della produzione si affermano inoltre morfologie nuove – certamente sotto l'influenza di una coeva produzione metallica – che prevedono uso di bacellature sul ventre, anse annodate, aggiunte plastiche e danno ai vasi un aspetto più complesso e barocco.
Il craterisco esaminato in questa scheda, insieme ad altri due esemplari presenti in collezione Venturini, illustra le forme proprie dell'ultima fase, epoca nella quale- a partire dal 325 a.C. circa – gli artigiani intervengono sulla superficie dei vasi incidendo con la stecca profonde bacellature imitanti quelle di esemplari metallici.
Il vaso presenta su di un lato il tralcio d'edera dipinto con bacche, caratteristico dei vasi del tardo Gnathia riuniti nel Ribbed Group D, mentre il motivo dei rami secchi che si incontrano al centro di un cerchio bianco lo fa avvicinare al Gruppo dell'oinochoe Lecce 1874.
Il reperto proviene da Rudiae, dono Greco (1875).
Cfr. per il motivo del ramo d'edera Bernardini, tav. 22,3,8; Scarti, c. 221, fig. 61,1; per lo stesso motivo e quello dei rami puntinati ldem, tav. 36,5/6; Webster 1968, pp. 27-29.
Ultimo venticinquennio del IV sec. a.C.
Bibliografia
Lenzi F./ Pagliani M. L.
Carlo Venturini tra collezionismo e antropologia
Bologna
CLUEB
1982
pp. 42-44