
n. 167
Skyphos in argilla arancio-rossastra, vernice nera lucente, sovraddipintura in bianco-giallo, uso di graffito. Corpo ovoide, fortemente rastremato verso il fondo; piede a disco; anse orizzontali. Fra le anse in A due linee orizzontali incise da cui pendono rami d'edera discendenti ed elementi vitinei; al centro un tralcio vegetale a festone con foglie espresse a piccoli punti; sopra il tralcio elemento floreale a parentesi circolari contrapposte e puntinate; sotto il tralcio una rosetta a quattro petali intervallati da puntini. In B elemento decorativo ad "s" coricate. Parte inferiore del corpo e tondello interno del piede risparmiati.
Per ceramica suddipinta si intende una serie di prodotti fittili, particolarmente frequenti nel corso del IV sec, e in parte del III sec. a.C., caratterizzati da una decorazione a colori sovrapposti – per lo più bianco, giallo o rosso – ad un fondo interamente verniciato di nero. Il termine è senza dubbio generico perché comprende una vasta serie di classi vascolari, diversificate sia per il tipo di decorazione ed il tipo di forme, sia per i centri di produzione. I vasi della collezione sono rappresentativi del più fiorente gruppo di questo artigianato in ambito italico: quello dell'Apulia. Fra la ceramica suddipinta apula la classe più conosciuta, certo per la migliore qualità dei suoi prodotti e la maggiore diffusione commerciale, è la ceramica di Gnathia, che deriva il proprio nome dal primo centro in cui fu rinvenuta nel secolo scorso e di cui si riteneva originaria.
In realtà molte erano probabilmente le officine che fabbricavano ceramica di Gnathia: certo tutto il brindisino ed altri siti come Taranto, Rudiae, Rocavecchia, Ruvo, Canosa. Fra essi va ripartita un'esuberante produzione che iniziata attorno al 360 a.C. raggiunge i primi decenni del III sec., fino a circa il 270 a.C. Questa ceramica è caratterizzata da una decorazione dipinta in bianco, giallo e rosso e generalmente completata, specie negli esemplari più antichi, dall'uso di incisioni.
Il repertorio ornamentale è essenzialmente costituito da elementi vegetali od animali: rami d'edera e d'alloro, rami puntinati, tralci di vite con grappoli e pampini, rosette, ovuli, uccellini, lepri, tigri e pantere.
Nel repertorio figurativo, in buona parte comune a quello della ceramica a figure rosse, predominano invece motivi di ispirazione dionisiaca e teatrale: satiri e menadi danzanti, piccoli eroti, geni alati, musicanti, acrobati ed attori. Allo stesso ambito si richiamano altri riempitivi quali maschere teatrali, strumenti musicali, oggetti rituali.
Nel periodo finale della produzione si affermano inoltre morfologie nuove – certamente sotto l'influenza di una coeva produzione metallica – che prevedono uso di bacellature sul ventre, anse annodate, aggiunte plastiche e danno ai vasi un aspetto più complesso e barocco. Fra i più antichi vasi dello stile di Gnathia conservati nella collezione è il presente skyphos che presenta molti elementi tipici della prima fase (360-340 a.C.). Infatti i rami d'edera a doppia fila di foglioline attorno ad uno stelo inciso rientrano nella tradizione del Gruppo Konnakis (Konnakis Group Kg), cui va riferito anche l'uso di scandire la superficie con tralci discendenti alternati a rosette. Tale uso è caratteristico poi della produzione minore del Pittore della Rosa appartenente al momento di passaggio fra l'antico e il medio Gnathia. Gli elementi vitinei, occasionalmente presenti nei vasi del Gruppo Konnakis, divengono frequenti in ornati elaborati con grappoli e pampini nelle opere di un altro gruppo dell'antico Gnathia: quello dell'Arpa di Napoli ed ancora nelle opere del già ricordato Pittore dalla Rosa.
A queste serie si richiama pure il motivo ad "S" coricate riservato alla faccia B del vaso. Il suo schema decorativo ha inoltre strette analogie, pur con alcune varianti, con uno skyphos conservato a Lecce e accostato al sottinsieme Ke del Gruppo Konnakis.
La provenienza dello skyphos esaminato in questa scheda non è stata rintracciata.
Cfr. per lo schema decorativo, con alcune varianti degli elementi, Bernardini, tav. 18,5/6; Webster 1968, p. 8.
Intorno al 350-340 a.C.
Bibliografia
Lenzi F./ Pagliani M. L.
Carlo Venturini tra collezionismo e antropologia
Bologna
CLUEB
1982
pp. 42-44