Cerca nel catalogo PatER

Ricerca avanzata

008
008

kylix

008
008
Viale Zaganelli, 2 Massa Lombarda (RA)
kylix
bucchero nero
ambito etrusco
secc. VII a.C./ VI a.C. (610 a.C. – 550 a.C.)
9.5 (a) diametro orlo 12,1//diametro piede 7

n. 171

Kylix in bucchero nero lucido, con sfumature bruno-rossicce. Vasca emisferica poco profonda; alto labbro distinto, svasato, obliquo; piede strombato, con larga base d'appoggio; anse a bastoncello appiattito, impostate obliquamente.

Il termine bucchero designa una classe vascolare dalla caratteristica colorazione nera, in superficie come nella pasta, prodotta esclusivamente in Etruria e di cui rappresenta una delle creazioni più tipiche. La sua fabbricazione costituisce una soluzione originale nel campo della tecnica: non frutto di semplici espedienti quali l'aggiunta all'argilla di polvere di carbone, manganese, torba, o la fumigazione, come è stato sostenuto in passato, ma di un processo di cottura in assenza d'aria simile a quello usato per la realizzazione del carbone di legna.
Di origine piuttosto antica – appare infatti già in corredi funerari del primo quarto del VII sec. a.C. – perdura fino a dopo la metà del V sec. a.C. ed anche oltre, sia pure con prodotti più modesti o di qualità diversa da quelli delle età precedenti.
Estremamente articolata si presenta la gamma delle forme ove, accanto ad elementi ancora di tradizione villanoviana derivati dalla ceramica d'impasto, si ritrovano morfologie ispirate ai più svariati prodotti circolanti sui mercati etruschi: dalla ceramica d'importazione – protocorinzia, corinzia ed attica – al vasellame metallico e in avorio.
Se pure diffuso anche al di fuori del territorio propriamente etrusco o di diretta influenza etrusca, a riprova di un'attività commerciale assai intensa con i paesi del bacino del Mediterraneo, il bucchero non conosce imitazioni con la sola eccezione delle anfore cosiddette "nicosteniche", perché ad esse si è largamente ispirato il vasaio attico Nicostene, attivo nell'ultimo venticinquennio del VI sec. a.C. e padrone di un'officina prosperosa che lavorava soprattutto per l'Etruria.
La fabbricazione del bucchero conosce fasi cronologiche diverse: dalle più antiche pareti sottili e ben lucidate con decorazioni graffite o puntinate si passa gradatamente a pareti sempre più spesse, fino a giungere al cosiddetto "bucchero pesante". E' questo il momento – siamo nel VI sec. a.C. – in cui diventa attivo il centro di Chiusi che produce, quasi in esclusiva, ceramica dalle dimensioni rilevanti e spesso arricchita da ornati plastici di grande varietà figurativa.
Il bucchero chiusino è inoltre caratteristico per un impasto scarsamente depurato e poco compatto, a superficie talvolta non realmente nera, ma con una grande gamma di sfumature che vanno dal bruno al rossastro.
La kylix su piede strombato esaminata in questa scheda è giunta alla collezione Venturini da Chiusi come altri pezzi presenti nella raccolta. Il prototipo di vaso al quale si accosta con una certa verisimiglianza è il calice chiota, un tipo di ceramica greco-orientale assai poco diffuso in Etruria, ove se ne conoscono in tutto sette esemplari. Il calice chiotorinvenuto in una tomba a tumulo in località Poggio Pelliccia in provincia di Grosseto attesta tuttavia la presenza di questa classe anche in Etruria Settentrionale, rendendo ipotizzabile, almeno in linea teorica, una sua penetrazione fino a Chiusi – che già registra l'arrivo di altri prodotti greco-orientali – e di una successiva ripresa in bucchero del modello.
Il confronto più immediato, sia pure con marcate differenze nella formulazione del piede e delle anse e nella spalla non distinta, sembra essere con il tipo I della classificazione Hayes, che si data nell'ultimo venticinquennio del VII sec. a.C, ed è attestato in Etruria nella tomba 352 L'esemplare proviene da Chiusi, dono Contrucci (1875).
Fine del VII – prima metà del VI sec. a.C.
Cfr. per il possibile modello Ceccatelli, p. 229, n. 99 e Cristofani Martelli, pp. 160-161.

Bibliografia Lenzi F./ Pagliani M. L.
Carlo Venturini tra collezionismo e antropologia
Bologna
CLUEB
1982
pp. 32-34

PatER