
Pontenure
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Giardino storico
Circondato sui quattro lati da un antico fossato ricco d’acqua, il bel complesso storico è un luogo dal fascino antico, che fa da cornice ideale alla passione dei proprietari. La loro azienda agricola, infatti, coniuga dal 1976 la tutela e la riscoperta delle piante da frutto dimenticate legate alla tradizione del territorio con i moderni indirizzi della coltivazione biologica. Grandi alberature compaiono nella folta cortina di verde che oggi circonda e maschera in parte il castello, mentre interessanti collezioni di rose, ortensie e uve antiche sono allestite in angoli suggestivi del complesso appositamente dedicati.
Il complesso del castello ha una struttura chiusa, con quattro lati diseguali formati da tratti di basse mura merlate e dai fianchi degli edifici. Una solida torre, in passato dotata di ponte levatoio, controlla l’accesso a un’ampia corte prativa con vialetti inghiaiati, ai cui lati sono disposti gli edifici di servizio che un tempo ospitavano le scuderie, i carri, i prodotti dei campi e le abitazioni dei lavoratori. Sul lato opposto dell’ingresso un basso muro separa il piazzale dalla parte residenziale del complesso, divisa in due settori. Il cortile meridionale, dal quale si accede al palazzo padronale, è dominato dalla massiccia torre maggiore, posta all’esterno delle mura sul bordo del fossato. Nel secondo cortile si affaccia, invece, l’oratorio di Santa Maria, con pianta a croce greca, la cui antica origine è testimoniata dall’utilizzo di sassi di fiume, oltre ai mattoni, nelle strutture murarie e da alcune colonne che sostengono le navate interne. Il fossato che circonda il complesso è tuttora alimentato dalle acque provenienti da una delle rare risorgive dell’alta pianura piacentina, la Fontana del Giudeo, che si trova più a sud nella campagna e il cui utlizzo è sancito da un diritto di epoca medievale. Le acque sono popolate di carpe, introdotte quando il fossato, oltre che per difesa, era utilizzato come peschiera, e frequentate da germani reali e gallinelle d’acqua. Sulle sponde esterne del fossato crescono alcune grandi farnie, insieme a robinie, gelsi e tratti di siepe con sanguinello, biancospino e altre specie spontanee; nella siepe arborata sviluppata sul lato settentrionale compaiono anche giovani esemplari di spino di Giuda e macchie di arancio trifogliato, dalle caratteristiche spine acuminate (in passato pare fosse più diffuso intorno al castello, dove era stato introdotto a scopo difensivo). Un ponticello collega il retro del castello a un giardino ornamentale di stampo romantico che si estende oltre il fossato; verso la chiesa di Paderna e la strada è chiuso da un muro di recinzione. Il giardino comprende un’area prativa centrale con gruppi di farnie e altre alberature isolate e alcune fasce perimetrali che includono grandi esemplari di acero campestre insieme a olmi, farnie, tigli, aceri americani, ailanti, noci, magnolie e pini. A nord del castello due ettari di terreno sono stati di recente rimboschiti, per favorire la biodiversità del territorio, con varie specie di latifoglie: farnia, gelso nero, salice bianco (sottospecie a rami gialli), pero selvatico, bagolaro, olmo, melo, acero campestre, frassino, ciliegio selvatico; il diversificato sottobosco è frutto della rinaturalizzazione spontanea. In altri campi vicini al parcheggio del castello sono stati impiantati, invece, un vigneto con antichi vitigni del Piacentino (greco e verdea, in particolare) e alcuni filari con differenti varietà di meli antichi.
Le prime notizie scritte sulla presenza di una struttura fortificata sembrano risalire al IX secolo e altre testimonianze emergono in atti notarili posteriori. A partire dal 1163 il castello e l’oratorio di Santa Maria risultano tra i beni del monastero di San Savino, che aveva sede a Piacenza. I monaci ne mantennero la proprietà per alcuni secoli, durante i quali il complesso fu oggetto di assalti, anche da parte dell’imperatore Federico II, e di successive ricostruzioni. Nel 1453 il castello passò alla famiglia Marazzani, quando il priore del monastero di San Savino concesse a Melchiorre Marazzani il feudo di Paderna, insieme a i terreni circostanti e ai diritti di caccia e pesca. Il fortilizio venne allora ingentilito per svolgere la sua nuova destinazione di residenza signorile di campagna e nei secoli seguenti ha gradualmente assunto l’aspetto odierno. La famiglia Marazzani, originaria di Rimini ma arrivata nel ’400 a Piacenza, divenne in breve una delle casate più importanti del Piacentino, imparentandosi in seguito con i Visconti e nel ’700 con i parmigiani Terzi. Attraverso vari passaggi ereditari il castello è giunto agli attuali proprietari, la famiglia Pettorelli.
Esemplari di rilievo Un grande platano (diametro 80 cm), piantato dai proprietari nel 1885, segnala l’accesso al parcheggio che fronteggia il torrione di ingresso. Le altre alberature di maggiori dimensioni si trovano nel giardino sul retro del castello.
Esemplari di rilievo Nei pressi del fossato si incontrano un paio di farnie ben sviluppate (diametri 80 e 102 cm) e un tiglio (diametro 66 cm). Un’altra coppia di farnie (diametri 70 e 100 cm) cersce poco distante, sempre a margine dell’area prativa.
Esemplari di rilievo Nella fascia di vegetazione che riveste la vicina riva, insieme a un gruppo di maclure (Maclura pomifera), dai caratteristici grandi frutti verdastri non commestibili, e a una quercia rossa, crescono un cipresso calvo (diametro 60 cm) e un’altra farnia (diametro 73 cm).
Esemplari di rilievo Un’ultima grande farnia (diametro 87 cm) si trova contro il muro che separa il giardino dalla strada.
Esemplari di rilievo Testimonianza delle alberature ornamentali che probabilmente ornavano il giardino romantico è un grande esemplare di spino di Giuda che campeggia a margine del prato sul lato della chiesa. La presenza di più esemplari di questa specie originaria del Nord America è riportata in alcuni documenti del 1874 in possesso dei proprietari. Uno spino di Giuda secolare è caduto negli anni ’70 del secolo scorso e un altro nell’inverno 2011. Anche l’ultimo esemplare rimasto mostra purtroppo i segni dell’età, con il grande fusto (un metro di diametro) affetto da carie del legno che hanno ormai prodotto evidenti cavità.
Esemplari di rilievo Nella fascia prossima al muro meridionale compaiono altri tre tigli (il maggiore con diametro di 75 cm), un alto acero campestre e qualche altra vecchia alberatura che in questa porzione di campagna piacentina offrono rifugio al picchio verde e ad altri uccelli diurni e notturni.
Esemplari di rilievo La singolarità e gradevolezza del luogo emerge anche negli spazi destinati alle collezioni, ad esempio tra le mura e il fossato, dove si trova la raccolta di uve antiche (termarina, moradella dell’oltre Po pavese, duraguzza piacentina, lisorae altre) allevate e in parte recuperate direttamente dalla proprietà.
Provvedimenti di tutela DLgs n. 42/2004, art.10
Provvedimenti di tutela L. n. 1089/1939
Strada Paderna Montanaro, 10
Pontenure (PC)