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Forlì

Parco dell’Ospedale “Morgagni – Pierantoni”

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via Forlanini 34 – Forlì (FC)

Tel: 0543 735147 (ore 8-14, da lunedì a venerdì)
urp.fo@auslromagna.it

Il parco dell’odierno Ospedale “Morgagni – Pierantoni” venne realizzato alla fine degli anni ’30 del secolo scorso per fare da cornice al nuovo sanatorio per malati di tubercolosi e dare modo agli utenti della struttura, che avevano tempi di degenza molto lunghi, di trascorrere buona parte della giornata all’aperto in un contesto gradevole e ricco di vegetazione. Larga parte del corredo arboreo originario è ancora presente nell’area verde, che si estende per circa 14 ettari intorno ai padiglioni ospedalieri e comprende oltre 700 esemplari arborei, nella maggioranza cedri (oltre 200 esemplari) e altri sempreverdi, con piante di notevole imponenza e dimensioni.

Un lungo viale di lecci parte dall’ingresso principale del complesso ospedaliero e ne fiancheggia quasi tutto il confine sud-orientale. Dal viale si staccano, verso ovest, una serie di vialetti che conducono ai padiglioni principali e agli altri edifici di servizio (e li aggirano per raggiungere accessi secondari sul retro), disegnando una trama di aiuole più o meno estese tutte allestite a prato alberato, con una presenza più limitata di siepi lineari e macchie di arbusti ornamentali. Gli spazi intorno al Padiglione Vallisneri, il primo che si incontra provenendo dall’ingresso principale, sono dominati da gruppi di grandi cedri (Cedrus atlantica, C. atlantica ‘glauca’, C. deodara), le cui belle chiome sempreverdi contrastano con i toni bruno-rossicci della soffice coltre di aghi caduti che ricopre parte del terreno. Tra questi si inseriscono esemplari di minori dimensioni di magnolia, acero riccio, frassino, faggio rosso, albizzia, liquidambar e albero di Giuda e un corollario di arbusti ornamentali (forsizia, Cotoneaster spp. e altri). Di fronte all’ingresso del padiglione si allungano due fasce di ampie aiuole prative, bordate all’interno da filari di lagerstroemia e all’esterno da grandi tigli e abbellite con macchie di rose e grandi vasi con specie erbacee annuali dalle colorate fioriture. Poco oltre una folta compagine di grandi cedri, pini neri, aceri americani e una coppia di alti cipressi dell’Arizona ombreggiano un chiosco, mentre verso il viale di lecci si aggiungono altri pini (domestici e di Aleppo) ed esemplari di bagolaro e ginkgo. Un fitto corredo arboreo misto (cedri, ippocastani, cipressi dell’Arizona e di Lawson, pini, lecci, aceri ricci, sofore e altre specie) prosegue a fianco e sul retro del padiglione, dove spicca un lungo vialetto, fiancheggiato da un fitto doppio filare di vecchi tigli, che scende gradualmente per passare sotto a un ponticello arcuato. La formazione, che termina contro un fianco del Padiglione Morgagni, nel disegno originario del parco era collegata a un altro doppio filare simile che partiva all’incirca a metà del viale dei lecci e di cui si riconosce oggi solo il tratto iniziale. All’avvio della costruzione della nuova struttura, che ha inevitabilmente ridotto la superficie complessiva dell’area verde, gli altri tigli che ne facevano parte sono stati rimossi e trapiantati davanti al Padiglione Vallisneri, andando a formare i due filari già citati che chiudono lateralmente le aiuole centrali.
Una fascia di verde formata, invece, da alti pini domestici e bagolari segue tutto il confine meridionale e si prolunga sul lato occidentale, sino a oltrepassare anche lo slargo ribassato che fronteggia l’ingresso posteriore del Padiglione Allende. Lo spiazzo, bordato da scalinate, cespugli di lagerstroemia e ibisco, è caratterizzato da due aiuole rialzate simmetriche che ospitano quattro maestosi cedri. Negli altri spazi verdi che circondano questo lato dell’edificio, attraversati da una trama di vialetti e piazzole, si impongono ancora cedri (dell’Atlante e dell’Himalaya) e pini (domestici, neri e di Aleppo), inframmezzati a gruppi di abeti rossi, faggi, ippocastani, aceri ricci o sofore. L’arredo verde del Padiglione Valsalva è distribuito, invece, soprattutto davanti alla facciata principale dell’edificio e in parte ai suoi lati, mentre il retro è oggi occupato da palazzine e altre strutture di servizio del nosocomio. Grandi aiuole con alberi e arbusti sempreverdi (magnolia, pino dell’Himalaya, cedri dell’Atlante e dell’Himalaya, bosso, alloro e altre specie) e gruppi di palme sono disposte in maniera simmetrica ai lati dell’ingresso. Nelle tre aiuole più centrali risaltano un grande cedro dell’Atlante e due gruppi di abeti argentati o del Colorado (Abies picea ‘Kosteriana glauca’ o anche Picea pungens ‘Kosteriana glauca’) che spiccano per il loro caratteristico fogliame molto decorativo. Nelle fasce laterali compaiono anche esemplari di albero dei tulipani (Liriodendron tulipifera), sofora, acero riccio, acero americano e gruppi di pini domestici e di frassini accompagnati da macchie di arbusti ornamentali di uso frequente, come weigelia, filadelfo, Kerria japonica, magnolia di Soulange, Cydonia japonica e altri, che ravvivano con le loro belle fioriture molti spazi verdi del complesso ospedaliero.

Nel 1931 Benito Mussolini, come è noto originario della vicina Predappio, decise di far costruire a Forlì un nuovo sanatorio per malati di tubercolosi e ne affidò la progettazione all’ingegnere romano Cesare Valle. Il nuovo complesso venne articolato in tre padiglioni, per le cui forme architettoniche il progettista prese ispirazione dalle tre armi dell’esercito (di cielo, di terra, di mare). L’edificio principale, destinato a ospitare i pazienti adulti, prese le sembianze di un grande aereo e fu denominato “XXIII Marzo”, data di fondazione dei fasci di combattimento (23 marzo 1919). Un secondo padiglione, destinato ai bambini, venne disegnato a forma di nave e chiamato “XXI Aprile”, data della leggendaria fondazione di Roma (21 aprile del 753 a.C., secondo Varrone). La terza struttura, dislocata tra le altre due e denominata “XXVIII Ottobre”, in ricordo della marcia su Roma (28 ottobre 1921), assunse la forma di un carro armato e ospitò una colonia post-sanatoriale che aveva lo scopo di riavvicinare le persone alla vita quotidiana attraverso lo svolgimento di attività agricole e artigianali. Un tunnel seminterrato collegava i tre padiglioni per consentire il trasposto di persone e cose in ogni momento. Il complesso era completato dall’alta torre in cemento armato sulla quale era posizionato il serbatoio dell’acqua, mentre nei pressi del cancello d’ingresso facevano bella mostra due dei MAS (Motoscafo Anti Sommergibile) utilizzati nella nota “beffa di Buccari”, alla quale prese parte anche Gabriele D’Annunzio, compiuta nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918 ai danni degli austriaci). I padiglioni, che in totale potevano accogliere circa 350 persone, erano predisposti con ampie vetrate e lunghe terrazze che permettevano di restare all’aria aperta e camminare quando non era possibile scendere nel parco. La struttura disponeva di sale operatorie, cucine e, nel padiglione infantile, aule scolastiche. L’area verde intorno ai padiglioni, ritenuta importante per la cura e il benessere dei pazienti, venne progettata secondo linee geometriche in prevalenza ortogonali, con l’inserimento di percorsi pedonali e aree per la sosta. La scelta delle alberature cadde soprattutto su specie sempreverdi, come era consueto in quel periodo. Il nuovo sanatorio venne inaugurato nel 1937 e due anni dopo furono completati gli ultimi lavori.
Dopo la seconda guerra mondiale, in conseguenza delle nuove e più efficaci cure contro la tubercolosi, la struttura iniziò a cambiare destinazione, assumendo gradualmente la funzione di complesso ospedaliero. Per soddisfare le esigenze della città nel 1973 fu deciso il trasferimento di alcuni reparti dell’ospedale di Forlì, intitolato al celebre medico e patologo forlivese Giovan Battista Morgagni (1682-1771), dal centro cittadino ai padiglioni dell’ex sanatorio, dando forma al nuovo ospedale che venne intitolato anche a Luigi Pierantoni, medico e patriota antifascista, una delle vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, a cui è dedicato anche un cippo presente nel giardino. Con la nuova destinazione anche i tre padiglioni cambiarono intitolazione: il padiglione infantile (la nave) fu dedicato al medico, biologo e naturalista Antonio Vallisneri (1661-1730), il padiglione adulti (l’aereo) ad Antonio Maria Valsalva (1666-1723), allievo di Marcello Malpighi e maestro di Giovan Battista Morgagni, mentre la colonia post-sanatoriale (il carro armato) fu intitolata alla memoria del presidente cileno Salvador Allende (1908-1973), laureato in medicina.
Alla fine del secolo scorso l’USL di Forlì, per poter disporre di spazi più adeguati e di strutture e tecnologie più moderne ed efficienti, ha deliberato la costruzione tra i tre padiglioni originari, in posizione centrale rispetto all’area dell’ex sanatorio, di un nuovo imponente edificio destinato a ospitare tutto l’Ospedale “G.B Morgagni”. Nel 2004 è stato inaugurato il nuovo Presidio Ospedaliero “G.B. Morgagni – L. Pierantoni, nel quale hanno trovato posto tutte le unità operative del vecchio ospedale e che oggi rappresenta una struttura d’avanguardia nel panorama ospedaliero nazionale e internazionale.

Esemplari di rilievo I grandiosi cedri che fanno da contorno ai vecchi padiglioni sono senza dubbio le alberature di maggiore spicco dell’area verde e colpiscono sia per il numero sia per il grado di sviluppo raggiunto dalla maggioranza degli esemplari. Se ne incontrano di rilevanti, con chiome ampie e ben formate, subito nei pressi dell’ingresso principale e nelle aiuole vicine al Padiglione Vallisneri (con diametri tra 84 e 93 cm).

Esemplari di rilievo I quattro esemplari di maggiori dimensioni si trovano però nelle due piccole aiuole simmetriche sul retro del Padiglione Allende: i loro tronchi misurano tra i 110 e i 115 cm di diametro e il più sviluppato raggiunge i 136 cm.

Esemplari di rilievo Altri esemplari con fusti intorno al metro di diametro (il maggiore misura 107 cm) si possono ammirare nelle vicinanze, spostandosi in direzione del confine, sia verso sud poco oltre la macchia di faggi, sia sul lato opposto intorno a una piazzola circolare.

Esemplari di rilievo Di poco inferiori, ma comunque di aspetto imponente, sono i cedri che vegetano nei pressi del chiosco del bar, tra i padiglioni Vallisneri e Morgagni, e quelli davanti alla facciata del Padiglione Valsalva, in particolare l’esemplare di cedro dell’Atlante (diametro 86 cm) che occupa tutta l’aiuola centrale con la sua ampia chioma ramificata dal basso.

Esemplari di rilievo Di un certo rilievo è il doppio filare di tigli sul retro del Padiglione Vallisneri e, per altri motivi, lo sono anche i due allineamenti di tigli davanti allo stesso padiglione, interessante esempio di un intervento di trapianto di grandi alberature andato almeno in parte a buon fine (si tratta di un’operazione assai complessa e delicata, non sempre destinata al successo e anche in questo caso il numero di esemplari ricollocati era in realtà maggiore rispetto agli esemplari sopravvissuti). Dal punto di vista delle dimensioni, tuttavia, i tigli più sviluppati, con diametri intorno ai 65 cm, non si trovano tuttavia in questi filari ma mescolati ad altre specie nei gruppi arborei distribuiti nell’area verde.

Esemplari di rilievo Notevoli sono anche i pini risalenti al primo impianto del parco: uno degli esemplari maggiori è un pino nero (diametro 87 cm) che cresce a lato del viale di lecci, all’altezza dell’estremità settentrionale del Padiglione Vallisneri (poco prima del doppio filare di tigli); nella stessa area prativa vegetano anche due pini domestici tra i più grandi, con diametri intorno ai 70 cm, e altri se ne incontrano sempre nelle vicinanze del viale dei lecci (il maggiore raggiunge i 77 cm di diametro).

Esemplari di rilievo Tra i lecci, un paio tra i più sviluppati si incontrano davanti al Padiglione Valsalva (diametri 59 e 63 cm) e altri del lungo viale si attestano intorno ai 60 cm di diametro.

Esemplari di rilievo La quercia più degna di nota, tuttavia, cresce isolata al centro di un prato davanti al Padiglione Morgagni: si tratta probabilmente di un ibrido di leccio, con foglie sempreverdi a margine ondulato; il diametro del tronco (60 cm) è simile a quello di altri esemplari, ma grazie anche ai rami più bassi che sfiorano il terreno, la sua ampia chioma di forma quasi sferoidale è di particolare effetto.

Edifici e manufatti
Tipo: museo
Particolarità: Dal 2006 alcuni spazi interni del nosocomio e il parco sono parte di un Percorso storico-artistico realizzato sulla base di un progetto di valorizzazione del patrimonio dell’USL di Forlì, che include diverse pregevoli produzioni artistiche novecentesche, in parte provenienti dall’ex Ospedale “G.B. Morgagni”. Spiccano in particolare i dipinti del forlivese Giovanni Marchini (realizzati nel 1939), che abbelliscono la cappella del centro sanatoriale nel Padiglione Allende, e le opere di Carlo Zauli, Guido Baldini e Vittorio D’Augusta esposte nell’atrio del Padiglione Morgagni. Nel parco si incontrano, invece, varie sculture realizzate dagli artisti Elio Morri, Gianni Cinciarini, Augusto Neri e Graziano Pompili.
Tipo: ospedale
Particolarità: L’ex ospedale cittadino di Forlì, ora inglobato nel nuovo presidio ospedaliero, venne fondato nel 1907 e intitolato prima alla memoria di Aurelio Saffi e in seguito a Giovan Battista Morgagni. Anche questa struttura era inserita all’interno di un’ampia area verde, nella quale vennero impiantate nei primi decenni del secolo scorso molte alberature di carattere ornamentale: Il complesso è oggi inserito in un progetto urbanistico, in corso di realizzazione, che ne prevede la trasformazione in campus universitario. Alcuni spazi verdi dell’ex ospedale, che conservano ancora esemplari arborei rilevanti, diventeranno parte integrante del nuovo polo universitario e torneranno a essere fruibili al termine dei lavori.
Tipo: parco
Particolarità: Poco a nord dell’Ospedale “Morgagni – Pierantoni”, nei pressi della confluenza tra i fiumi Montone e Rabbi, si trova il Parco Urbano “Franco Agosto”, intitolato al primo sindaco di Forlì dopo la Liberazione, una gradevole area verde di recente realizzazione molto estesa e con un ricco corredo di latifoglie.
Tipo: villa
Particolarità: A un paio di chilometri di dall’ospedale, infine, nella frazione di San Varano, si trova Villa Saffi, dimora di Aurelio Saffi, oggi sede di un museo e circondata da un piccolo, interessante giardino.

Dove si trova

via Forlanini 34

Forlì (FC)

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