
Sasso Marconi
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Giardino storico
Lo scenografico complesso, che ha conservato molti degli elementi del suo sontuoso passato, si trova isolato nella campagna su un terrazzo alla sinistra del Reno. L’armonico insieme comprende, oltre alla dimora padronale e al bel borgo annesso, un piccolo giardino all’italiana, altri spazi verdi sia all’interno che al di fuori delle mura merlate e lunghi filari prospettici che attraversano i terreni dell’antica tenuta agricola.
Lo storico complesso si sviluppa su due livelli, raccordati tra loro dall’edificio padronale e dalle mura merlate che ne chiudono il lato meridionale. La scenografica facciata del palazzo, rivolta verso la collina, si affaccia su un’ampia zona prativa, delimitata dalle mura e, sul fronte opposto, dal lungo fabbricato delle scuderie. Un grande portale chiude l’accesso a quest’area Macchie di sempreverdi occupano gli angoli ai due lati dell’arco di ingresso: cedri dell’Himalaya verso via Vizzano, che in passato era fiancheggiata da un doppio filare di ippocastani; pini e tassi a ridosso del palazzo. Un filare di pini domestici ombreggia la facciata delle scuderie, mentre un gruppo di sei cedri dell’Himalaya chiude l’angolo verso la strada. Sul lato orientale il fronte dell’edificio scende sino alle sponde del canale che separa il palazzo dal borgo; uno scalone collega l’ala superiore al cortile interno, che attraverso un portone e un ponticello comunica con il piazzale acciottolato intorno al quale sono disposti gli altri antichi edifici del complesso. A nord del palazzo si trova il giardino all’italiana, con piccole aiuole formali di bosso che circondano due grandi esemplari di magnolia (diametro 60 cm), molti pini domestici (diametro 50 cm) e cipressi comuni. Dal giardino ha inizio un lungo filare di cipressi, parallelo al canale, che è prospetticamente in direzione del santuario della Beata Vergine di San Luca, al quale più avanti se ne collega un secondo, che si stacca da via Vizzano in corrispondenza di un altro vecchio accesso alla tenuta. L’ingresso principale del borgo si trova sempre sul lato meridionale: attraverso un arco si entra nello spiazzo lastricato con ciottoli di fiume,ornato di un bel pozzo, dove oggi si affacciano alcune abitazioni, l’albergo ristorante e una bottega. Sul lato opposto della corte si apre un altro ingresso, sormontato da una bella torre colombaia con orologio e campaniletto. Dal portale, verso nord e sempre allineato al canale, ha inizio un bel viale sterrato, lungo circa un chilometro, che è fiancheggiato da un doppio filare di grandi platani (nella prima parte frammisti alla vegetazione spontanea); un tempo il viale conduceva nei campi e, prima della costruzione dell’autostrada, si prolungava sino alla nuova cartiera. A sud del palazzo, oltre la strada che scende al borgo, si incontra un bell’oratorio, oggi divenuto residenza privata, situato al margine di un ampio pianoro alberato che confina con via Vizzano. Nel versante che alle spalle dell’oratorio scende verso il fiume e nel terrazzo sottostante si trovano ancora gli orti del palazzo, chiusi verso la strada da un tratto di mura e da un grande portale merlato.
La costruzione del complesso, avviata nel ’400 dal banchiere Bartolomeo Rossi all’interno della sua vasta tenuta agricola, fu completata nel secolo successivo dai figli Nestore e Mino. Fin dall’inizio il palazzo e gli spazi limitrofi furono concepiti come un centro residenziale e produttivo articolato e autonomo. A fianco dell’edificio padronale venne costruito il borgo, con abitazioni, botteghe e attività artigianali (mulini, segherie, cartiere) che sfruttavano come forza motrice le acque del Reno, derivate poco più a monte mediante una presa e un canale. Nel corso del ’500 il palazzo ospitò personaggi importanti come Giovanni II Bentivoglio e Torquato Tasso, accolse le visite dei pontefici Giulio II e Leone X e subì anche il passaggio dei Lanzichenecchi. Sino a metà del ’700 nel grande spiazzo erboso a ovest dell’edificio si svolgeva un animato mercato (in seguito fu trasferito nel vicino borgo di Colle Ameno e, dopo il 1768, sostituito con una grande fiera annuale). Alla fine ’700 alcune modifiche consolidarono la funzione di palazzo signorile: fu demolita una torre, trasferito nel borgo un mulino da grano e, seguendo la moda del tempo, realizzato un piccolo giardino all’italiana. Nel complesso, passato ai Bevilacqua Ariosti nel 1898, agli inizi del ’900 furono eseguiti vari lavori di restauro curati da Alfonso Rubbiani. Nello medesimo periodo la cartiera che era stata attiva nel borgo venne trasferita più a valle, dove si è oggi formato l’abitato di Borgonuovo di Pontecchio. Durante la seconda guerra mondiale il complesso venne occupato dai tedeschi e utilizzato come ospedale militare; nel dopoguerra furono eseguiti vari interventi di recupero delle strutture e ulteriori lavori sono stati realizzati anche di recente per adeguare alcuni edifici, soprattutto nelle parti interne, alle nuove attività presenti.
Nella corte e negli spazi intorno al Palazzo de’ Rossi viene rievocata ogni anno, all’inizio di settembre, la settecentesca “Fìra di Sdaz” (dal nome dei tradizionali setacci impiegati per vagliare la farina). L’evento, con momenti musicali, dimostrazioni di antichi mestieri, esposizioni di prodotti artigianali, degustazione e vendita di vini e altre specialità locali dura alcuni giorni e richiama centinaia di persone.
Esemplari di rilievo All’interno del borgo, a lato dell’arco di ingresso, si staglia un grande ippocastano (diametro 110 cm), un tempo affiancato da un esemplare della medesima specie sul lato opposto.
Esemplari di rilievo Nel bel prato alberato di fronte all’oratorio, fiancheggiato da un gruppo di cipressi, si trovano alcune delle alberature di maggiore pregio. Spiccano in particolare un paio di secolari cedri dell’Atlante (della varietà glauca) dal portamento espanso. Entrambi si ramificano quasi dalla base: il primo presenta tre branche (la maggiore di poco superiore al metro di diametro) e una quarta è stata stroncata dalla neve nel 2010, mentre dall’ampia base del secondo (diametro 155 cm) si dipartono almeno cinque grandi branche principali.
Esemplari di rilievo Intorno crescono altri grandi cedri dell’Atlante e dell’Himalaya, pini neri, pini domestici, lecci e, quasi al centro del prato, un libocedro (diametro 76 cm) ormai molto senescente. A queste e alle altre alberature del palazzo viene tuttora dedicata una particolare attenzione, a testimonianza del valore che viene riconosciuto al verde nel disegno paesaggistico del complesso architettonico.
Esemplari di rilievo Degno di nota è, inoltre, il doppio filare di platani lungo il viale di accesso da nord che, nonostante la perdita di una decina di esemplari, si compone ancora di circa 150 piante. Della formazione, che costituisce uno degli allineamenti più significativi del Bolognese, fanno parte esemplari di età differente, in più casi segnati da vistose cavità e chiome irregolari per stroncature e potature, ma compaiono anche individui di grandi dimensioni e dal bel portamento. I due esemplari forse più imponenti (diametro 116 cm) si fronteggiano nei pressi dell’unica leggera curva del viale, ma sparsi lungo il filare si incontrano altri esemplari con diametri di 80-85 cm.
Provvedimenti di tutela L. n. 1089/1939
Via Palazzo de’ Rossi, 16
Sasso Marconi (BO)