
Bologna
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Giardino storico
L’Orto Botanico di Bologna, fondato nel 1568 da Ulisse Aldrovandi, è tra i più antichi d’Italia e dunque del mondo (lo hanno preceduto solo quelli di Pisa, Padova e Firenze, tutti nati intorno alla metà del ’500). Nato in un cortile del Palazzo Pubblico (Palazzo d’Accursio), a breve distanza dal Palazzo dell’Archiginnasio (prima sede dello studio bolognese), l’orto ha cambiato più volte sede. In quella attuale, che risale ai primi anni dell’Ottocento e si estende per circa due ettari, sono presenti più di 5000 esemplari di piante locali ed esotiche, tra cui alberi di dimensioni anche notevoli. L’orto comprende inoltre tre serre aperte al pubblico, un giardinetto di piante officinali, un grazioso stagno e varie ricostruzioni di ambienti tipici dell’Emilia-Romagna. Oggi l’orto, situato in un settore urbano povero di aree verdi pubbliche, è una gradevole oasi frequentata da studenti e appassionati di botanica, ma anche da molti cittadini che apprezzano il fascino e la tranquillità di questo angolo di natura custodito in pieno centro urbano.
L’odierno assetto dell’orto è frutto di una risistemazione, tuttora in corso, che negli ultimi due decenni ha interessato vari settori e in particolare la zona alberata posteriore. Superato il cancello d’ingresso, nello spazio compreso tra i due edifici dell’ex Istituto Botanico, si entra nel giardino anteriore, suddiviso in due ampie aiuole separate da un vialetto centrale. Qui si possono ammirare vari alberi ornamentali tradizionalmente presenti negli orti botanici europei, in prevalenza conifere. Alcuni esemplari spiccano per le dimensioni (magnolia, ginkgo, tasso, la metasequoia cinese, la criptomeria o pino del Giappone, Pinus brutia, Buxus balearica), altri per la forma insolita delle foglie e dei frutti o la bellezza dei fiori. Oltre la seconda cancellata, posta a lato dell’edificio novecentesco del Collamarini, si accede alla zona delle piante officinali, che richiamano la primitiva funzione degli orti botanici, completata da due vasche con piante acquatiche spontanee ed esotiche; in questa zona è inoltre in corso la realizzazione di una collezione di rose spontanee della provincia di Bologna. Nelle immediate adiacenze sono collocate le serre. La maggiore ospita una preziosa collezione di piante succulente, mentre in altre due sono ospitate piante delle zone tropicali e delle foreste pluviali equatoriali; in un’altra piccola serra è dislocata una collezione di piante insettivore. Nella zona retrostante le serre si sviluppa il bosco-parco, un ampio prato nel quale crescono alberi isolati tra cui spiccano diversi esemplari di notevoli dimensioni, sia esotici (liquidambar, cipresso calvo, pioppo del Canada, noce bianco) sia tipici della nostra regione come la farnia e il pioppo nero. Al bosco-parco si affiancano i settori dedicati alle ricostruzioni ambientali: piccoli spaccati di ambienti naturali tipici del territorio regionale, con le rispettive associazioni vegetali, tra cui un suggestivo lembo di bosco planiziale che testimonia l’antico paesaggio vegetale padano con alberi e arbusti che un tempo formavano le foreste della pianura. Una fascia di salici arbustivi collega il bosco a uno stagno che, nello specchio d’acqua e lungo le rive, ospita diverse piante acquatiche tipiche degli ambienti palustri della Pianura Padana. A fianco dello stagno, su una piccola area rilevata, si può ammirare un giardino roccioso costituito da massi di diversa natura tra cui bei blocchi di gesso provenienti dai vicini affioramenti collinari bolognesi; qui si possono osservare diverse piante tipiche di questi ambienti selettivi e poco ospitali. La parte più settentrionale dell’orto, invece, è occupata da un terrapieno che risale sino all’antica cinta muraria cittadina risalente al XIV secolo, in cui sono ospitate alcune ricostruzioni di boschi italiani: dalle formazioni caratteristiche dell’area mediterranea ai boschi dei versanti collinari e montani dell’Emilia-Romagna. Da segnalare, infine, il “giardino dei semplici”, una interessante collezione di piante medicinali ordinate secondo il loro impiego e disposte in piccole aiuole delimitate da una bassa siepe perimetrale di bosso, il cui assetto richiama il cinquecentesco orto di Ulisse Aldrovandi.
Nell’università di Bologna la cattedra di Lectura simplicium venne istituita nel 1539 e il titolare Luca Ghini fu il primo a caldeggiare la realizzazione di un giardino botanico. Il suo trasferimento a Pisa, dove fondò un orto botanico che ancora contende a Padova la palma del più antico nel mondo, causò un ritardo di oltre vent’anni nella nascita di un “giardino dei semplici” a Bologna. Solo nel 1568 il senato cittadino approvò la creazione di un orto botanico nel Palazzo Pubblico (Palazzo d’Accursio), allora residenza del Cardinal Legato, in un cortile che oggi corrisponde approssimativamente all’ex Sala Borsa.
L’impianto e la cura dell’orto furono affidati al celebre naturalista Ulisse Aldrovandi (1522-1605), allievo e successore di Ghini. Ben presto lo spazio a disposizione, suddiviso in quattro aiuole rettangolari, risultò troppo esiguo e nel 1587 l’orto venne trasferito presso porta Santo Stefano (nell’odierna via San Giuliano) e le piante salirono da 800 a 3000. Nel 1600, tuttavia, l’orto venne riportato nel Palazzo Pubblico, in particolare la collezione dei semplici, ma l’area verde di via San Giuliano continuò a funzionare come succursale sino alla metà del ‘700, quando tornò a essere la sede più importante (in quest’ultimo periodo l’orto venne arricchito di due serre per piante tropicali e di una elegante palazzina neoclassica, il Palazzo delle Stufe o delle Serre, che tuttora esiste). Nel 1803 l’Università acquistò un’ampia area in prevalenza agricola tra le porte San Donato e Mascarella, in parte nota come orto della Viola per la presenza di una deliziosa palazzina voluta da Annibale II Bentivoglio alla fine del ’400. La proprietà, di pertinenza dell’ex collegio Ferrerio, comprendeva anche un secondo edificio coevo alla Palazzina della Viola, visibile a sinistra del vialetto di accesso all’orto, che è stato la prima sede dell’Istituto Botanico e tuttora ospita studi di docenti e laboratori. In questi terreni venne definitivamente collocato il nuovo orto botanico, affiancato da un orto agrario creato da Filippo Re. Nelle vicinanze furono col tempo trasferiti i principali istituti scientifici universitari, secondo un vasto progetto di rinnovamento dell’università bolognese. La sistemazione degli spazi fu ideata e realizzata nel 1804 dall’architetto Giovanni Battista Martinetti in collaborazione con il botanico Giosuè Scannagatta, direttore dell’orto e responsabile delle oltre 4.000 piante che allora ne costituivano la dotazione. L’orto botanico e quello agrario, in origine, erano situati ai lati opposti di un prospettico viale alberato che univa l’Accademia delle Belle Arti alla Palazzina della Viola; le aiuole dei due istituti formavano due uguali figure pentagonali e alla grande serra in vetro dell’orto botanico corrispondeva l’aranciera di quello agrario. Ma già intorno alla metà dell’Ottocento il disegno era stato trasformato e altre importanti modifiche furono apportate con l’apertura di via Irnerio nel 1901. Nei primi decenni del secolo scorso l’orto botanico si separò definitivamente dalla Palazzina della Viola e al suo interno fu costruito il nuovo edificio dell’Istituto Botanico, opera in stile liberty del celebre architetto bolognese Edoardo Collamarini. La grande serra, distrutta nel 1944 da un bombardamento, venne sostituita con altre più piccole e in anni più recenti è stata aggiunta una nuova grande serra dedicata alle piante succulente. Tra le figure più insigni dell’orto bolognese spiccano Antonio Bertoloni, prefetto dal 1815 al 1869 e autore di una celebre Flora Italica in dieci volumi, e Federico Delpino, seguace e corrispondente di Darwin e ideatore di nuovi sistemi di classificazione vegetale.
Esemplari di rilievo Accanto alle numerose rarità e curiosità botaniche, l’orto ospita diversi esemplari arborei degni di nota per le loro dimensioni significative, che si concentrano soprattutto nel settore retrostante all’Istituto Botanico. Alle spalle delle serre si impone un esemplare di platano comune (Platanus hybrida), probabile ibrido tra il platano orientale di origine europea e il platano occidentale introdotto dal Nord America e oggi quasi scomparso. Il suo possente tronco (diametro 150 cm), dalla tipica corteccia che si desquama in placche irregolari, si allarga alla base in continuità con i cordoni radicali che affiorano da terra.
Esemplari di rilievo Sempre nei pressi delle serre si trova un gruppo di alberi tra i più antichi dell’orto. Il più imponente è un esemplare di liquidambar (diametro 160 cm), singolare per l’ampia cavità del tronco che si prolunga da terra per più di tre metri ed è in grado di ospitare più di una persona; in autunno le sue foglie palmate, prima di cadere, si accendono di un bel rosso vinoso.
Esemplari di rilievo Nei pressi spicca il tronco colonnare di un cipresso calvo (diametro 135 cm), lievemente inclinato e sostenuto da un vistoso puntello; il nome comune della specie si riferisce al fatto che in autunno l’albero perde interi rametti con le relative foglie, che prima di cadere assumono una bella colorazione bronzea.
Esemplari di rilievo Degno di nota è anche un esemplare di Pistacia atlantica (diametro 75 cm), con il tronco quasi sdraiato e sostenuto da un pilastro in mattoni; purtroppo l’albero, di dimensioni inusuali per la specie (diffusa nell’area mediterranea allo stato di arbusto o alberello), presenta condizioni vegetative e fitosanitarie molto precarie ed è ormai al termine del suo ciclo vitale.
Esemplari di rilievo Avvicinandosi alla zona del bosco golenale, spicca un esemplare di noce ibrido (Juglans x intermedia) dal tronco imponente (diametro 110 cm), che presenta la corteccia biancastra profondamente fessurata e in gran parte rivestita da cuscinetti di muschio.
Esemplari di rilievo Allo stesso genere appartiene anche un bell’esemplare di noce bianco (Juglans cinerea) posto al termine del viale principale che precede il terrapieno, la cui chioma allargata ombreggia una gradevole area di sosta. L’esemplare (diametro 128 cm) presenta la base del tronco allargata e un ampio apparato radicale superficiale che raggiunge l’adiacente ruscelletto emissario dello stagno.
Esemplari di rilievo Nei pressi dello stagno, inoltre, spicca un pioppo nero (diametro di 115 cm),
Esemplari di rilievo mentre nel bosco golenale si impongono alcuni pioppi bianchi ormai di dimensioni ragguardevoli (nonostante l’epoca di impianto relativamente recente).
Esemplari di rilievo La rassegna degli alberi notevoli dell’orto è conclusa da un vecchio esemplare femminile di ginkgo (diametro 80 cm), che vegeta nel giardino anteriore, nei pressi della prima sede dell’Istituto Botanico. La specie è l’unica superstite di un gruppo di piante che raggiunse il massimo dello sviluppo nel Giurassico superiore (150 milioni di anni fa) e alla fine dell’Ottocento Federico Delpino, direttore dell’orto bolognese, per primo ne intuì e propose la giusta collocazione sistematica.
Provvedimenti di tutela DLgs n. 42/2004, art.12
via Irnerio 42
Bologna (BO)