
1728/ 1781
dipinto
n. C. 5
Pervenuto alla pinacoteca con l'esatta attribuzione, il dipinto, paradigmatico delle migliori qualità del più anziano fra i fratelli Gandolfi, è stato datato da L. Bianchi (1936) intorno al 1770, accanto alle celeberrime tele con Diana ed Endimione e Andromeda e Perseo eseguite in quell'anno per l'appartamento del Gonfaloniere in Palazzo Pubblico (Bologna, Collezioni Comunali d'arte). Più di recente D. Biagi Maino (1990), giudicandolo "assai più prevedibile nell'impostazione, frutto di un momento intensamente sperimentale nel quale è ancora impellente la fascinazione dell'arte veneta", ne ha suggerito una consistente anticipazione ai primi anni del decennio precedente, accanto al San Francesco di Sales datato 1763 (coll. privata) e sulla strada che porta all'affresco con la Resurrezione eseguito sotto il portico di San Luca nel 1766. In anni assai prossimi la studiosa datava anche una paletta con i Santi Agostino, Antonio abate e Antonio da Padova attualmente conservata nella canonica della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio a Pieve di Budrio e al 1765 risale il San Vincenzo Ferrer tuttora in San Domenico: la mancanza di notizie circa l'acquisizione del San Girolamo da parte dell'Inzaghi impedisce peraltro di formulare ipotesi circa una eventuale destinazione budriese. Nell'accedere alla datazione proposta dalla Biagi, chi scrive (1995) ha confrontato il dipinto con un Sansone e Dalila (già Bologna, galleria Fondantico) in passato significativamente assegnato ad Aureliano Milani, dove traspare un analogo ricupero di modelli carracceschi, e in particolare ludovichiani, riletti con inedita sensibilità cromatica, a testimonianza del complesso tirocinio intrapreso dall'artista bolognese nel corso del settimo decennio.
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