
manifattura canusina
tenda
n. 192
Di forma rettangolare, stretta e allungata, la tenda presenta una consistenza particolarmente leggera, essendo costituita da una fine trama di lino bianco. E' contornata su tre lati da un alto orlo, ottenuto ripiegando il tessuto, con angoli a cucitura diagonale, rifinita con un punto quadro doppio di colore marroncino. Sul lato superiore presenta un basso orlo ripiegato, fermato con punto catenella eseguito a macchina. E' decorata con ricami modulari di dimensioni diverse, ripetuti e disposti simmetricamente. Il tessuto presenta vari interventi di rammendo. La composizione decorativa è costituita da 8 ricami (6,7 x 10 cm) disposti su linee parallele ai lati e da 4 ricami simili, di dimensioni maggiori (10,5 x 13 cm), localizzati su una linea centrale. Il motivo, più composito rispetto agli altri ricami canusini, è di tipo floreale e ha sviluppo verticale: una forma a calice, contornata a punto palestrina e impreziosita all'interno da lingue in due tonalità di colore a file accostate di punt'erba, appoggia su un cerchietto con centro a punto pieno e sostiene un motivo a sviluppo triangolare, terminante con un fiore stilizzato, contornato a punto erba e riempito a punto stuoia. Il bulbo del fiore, di colore beige, è rappresentato da un circolo a punto pieno, mentre le foglie ai lati, profilate a punto palestrina, presentano all'interno due nervature a goccia riempite a file di andata e ritorno a punt'erba. Il motivo è ricamato utilizzando un filato sottile di cotone a tre gradazioni di marroncino.
Da Canossa, l'antica "Canusia", prende nome questa singolare forma d'arte, ispirata alle decorazioni scolpite su frammenti murari raccolti tra i ruderi del noto castello matildico, nelle chiese e negli oratori della provincia di Reggio Emilia, spesso riprodotte nelle miniature degli evangelari, i cosiddetti "codici matildici".
Fu di Maria Bertolani Del Rio (1892-1978) l'idea di richiamare a nuova vita l'antica arte legata all'età canossana, all'importante dinastia che aveva dominato gran parte dell'Italia medioevale, e al 1932 risale l'inizio dell'attività di identificazione e di raccolta del materiale. I motivi decorativi sono accomunati da uno stile di derivazione carolingia, preludio della più ampia e significativa fioritura dell'arte romanica.
Una volta raccolti, tali motivi venivano trasferiti su carta, per essere adeguatamente studiati e quindi riprodotti su tela, seta, cuoio, ceramica, marmo o legno. Erano poi gli allievi della Colonia-Scuola "Antonio Marro", istituita nel 1921 all'interno del S. Lazzaro per esercitare l'abilità manuale di ragazzi anormali dai 5 ai 16 anni, a ripetere quelle decorazioni ricamando tovaglie, cuscini, piccoli arazzi, ad imprimerle nella creta del vasellame, poi cotto in forni primitivi, ad incidere quegli antichi motivi nel legno, o a sbalzarli sul cuoio. I ricami potevano inoltre vantare l'ideazione del "punto canusino", particolarmente adatto a riempire i motivi tratti dagli Evangeliari o i disegni riprodotti dalla pietra, creazione di una degente dell'Istituto Psichiatrico, così ricordata dalla Bertolani Del Rio: "Fu una malata, di nome Zaira, …abile ricamatrice, che trovò il modo di dare rilievo ai motivi canusini, ideando un punto, che può ricordarne altri, ma ha una metodica originale di esecuzione e dà effetti ben intonati ai disegni", consistente nel proporre file accostate di andata e ritorno a punt'erba, spesso in gradazioni differenti dello stesso colore.
Presentati alla Mostra Nazionale Fascista del lavoro femminile, tenutasi a Bari nel settembre del 1932, questi lavori furono premiati con la medaglia d'oro. L'opera di diffusione di questo originale artigianato continuò anche al di fuori dell'Istituto: i pregiati ricami canusini, eseguiti da ricamatrici private, ebbero diffusione in Italia ma anche all'estero, e ottennero nel 1949, alla Mostra Nazionale dell'Artigianato di Firenze, il "Primo premio assoluto nella categoria del ricamo".
I successi conseguiti suggerirono di chiedere un brevetto per l'Ars Canusina, depositando il contrassegno che compariva ormai da vent'anni sui lavori eseguiti nell'Istituto: il monogramma della contessa Matilde, che racchiude, nelle anse della lettera M, lo stemma della città di Reggio Emilia e quello della famiglia Canossa (il cane con un osso in bocca).
Bibliografia
Bertolani Del Rio M.
Ars Canusina
Bologna
1935
Bibliografia
Bertolani Del Rio M.
La colonia-scuola A. Marro
Reggio Emilia
1938
Bibliografia
Motti R. S. (a cura di)
Ricamo canusino
Reggio Emilia
AGE
1999