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Marina

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Via di Roma, 13 – Ravenna (RA)

Bendini Vasco

1922/ 2015

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
50(a) 65(la)
sec. XX (1953 – 1953)

n. 0277

Vasco Bendini nasce nel 1922 a Bologna, città nella quale intraprende i primi studi. Nel 1940 si iscrive alla facoltà di Architettura dell'Università di Firenze, che presto abbandona per frequentare l'Accademia di Belle Arti di Bologna, presso la quale ha per maestri Virgilio Guidi e Giorgio Morandi. Sono degli anni '50 e '51 le sue prime opere informali, con una serie di tempere e disegni che esporrà a Firenze nel 1953, in una prima personale presentata da Francesco Arcangeli. Questa sua esperienza si consolida e si approfondisce con un lavoro che è rappresentato in varie mostre personali e collettive, con particolare riguardo alla Biennale veneziana del 1956, alla Quadriennale romana del 1959, alla Biennale di San Paolo del Brasile del 1961 e alla Biennale di Tokyo del 1962. Questo lavoro trova una precisa ricognizione critica nella mostra "L'Informale in Italia fino al 1957", curata da Maurizio Calvesi (Livorno, 1963) e si conclude nella sala della Biennale di Venezia del 1964. Nel 1965 hanno inizio le serie "Sentimento come storia e Senso operante", dove prende avvio una ricerca di nuove tecniche espressive, che nei primi mesi del 1966 approda a una mostra personale presso l'Attico, presentata da Giulio Carlo Argan. Le nuove ricerche proseguono e si approfondiscono ulteriormente con il lavoro esposto nel 1967 in una personale presentata da Arcangeli presso lo Studio Bentivoglio di Bologna. Nel 1968 questa ricerca, riconducibile alla formula di arte povera, viene ampiamente documentata nella sede romana dell'Inarch, con l'introduzione di Argan e la presentazione di Calvesi. Nel gennaio del 1969 l'interesse dell'artista verte sulla verifica di un codice di comunicazione archetipa e intersoggettiva, e ha così luogo il suo intervento in prima persona, dal titolo "Io. E io ora", al Museo Civico di Bologna. Il corpo del pittore diviene protagonista. La sfiducia di Bendini nella rappresentazione unita all'esigenza di porre il suo io al centro di ogni opera lo inducono a verificare una realtà interiore, in evoluzione. Il lavoro successivo, esemplificato da alcune opere nella sala della Biennale veneziana del 1972, saggia ancora nuove ipotesi tendenti a riconvogliare nello spazio virtuale della tela il gesto artistico e a riconsegnare alla diversa durata dell'opera la mobilità e la spontanea ricchezza del comportamento esistenziale.
Tra il 1974 e il 1978, Bendini riesamina i fondamenti del linguaggio artistico, sotto il profilo del confronto sistematico tra logica ed esperienza. Nelle opere degli anni ottanta e novanta, attua una compiuta e disincantata rimessa in questione di tutta la sua vicenda esistenziale e operativa, che richiama sia le folgoranti intuizioni degli anni cinquanta, nitide ed essenziali, sia la complessità oggettuale e comportamentale degli anni sessanta. Nel 1973 si stabilisce a Roma, dove risiede fino al 1999, quando si trasferisce a Parma.

Altre informazioni

Tipo di caratteri: corsivo
Tecnica di scrittura: a pennello
Trascrizione: V. Bendini

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