Cerca nel catalogo PatER

location_on

Ricerca avanzata

pict2705
pict2705

San Francesco d'Assisi

pict2705
pict2705
Via S. Maria dell’Angelo, 9 – Faenza (RA)

ambito romagnolo

dipinto

tavola/ pittura a olio
cm.
42(a) 27(la)
sec. XV (1400 – 1449)

n. 91

Il santo è raffigurato di tre quarti con messale nella destra e croce nella sinistra; fondo oro.

La tavola fa da pendant ad altre due analoghe, dello stesso autore, che raffigurano San Giorgio e San Rocco.
Per questi tre pannelli si è concordemente suggerita la provenienza da un unico polittico. Sono le medesime misure delle tavole a suggerirlo, per il S. Francesco l’ipotesi è che fosse in una cuspide o che sia stato decurtato in seguito. Identiche sono anche le aureole, mentre la differenza tra la resa pittorica del S. Francesco rispetto agli altri due santi può essere spiegata con un diverso trattamento durante i restauri. Nel descrivere queste opere Anna Tambini ha sottolineato il grafismo insistito del volto di San Francesco, l’eleganza di linee e ritmi presenti soprattutto nel San Giorgio disegnato con una corazza metallica di gusto nordico e una forte aderenza al vero e al quotidiano, evidente ad esempio nella resa delle borchie della maglia ferrata. L’autore delle opere è visto da Anna Tambini in un artista sul punto di svincolarsi dall’eredità tardogotica alla ricerca di una nuova naturalezza. La datazione proposta dalla studiosa è il 1460 circa. “Se ancora il san Giorgio si taglia sul fondo oro in una posa ancheggiante e con un’incisiva linea di contorno tipica del gotico, ha scritto Anna Tambini, la foggia della sua armatura presenta una inedita accuratezza di dettagli. Ginocchiere, gambali, la maglia ferrea e le cinghie di cuoio per allacciare la spada sono descritte con una nuova evidenza realistica e con una pittura che sembra emulare i diversi materiali, sia l’acciaio chiaro della corazza, sia il ferro rugginoso della maglia”: Ma per Anna Tambini “l’operazione di sfrondamento dal decorativismo gotico ha il culmine nel San Rocco, visto come un giovane pellegrino del tempo che si è appena abbigliato per il viaggio, con un corto mantello e il cappello a larghe falde messo sulle spalle con la cordellina allentata; calza ai piedi gli stivali flosci di cuoio. Spra la veste ha allacciato una grossa cinghia trasversale a cui appendere la borraccia; in una mano ha il bordone e nell’altra la corona dai grossi grani per la preghiera.

Bibliografia Argnani F.
Le ceramiche e maioliche faentine dalla loro origine fino al principio del secolo XVI
Faenza
Montanari
1888
p. 6

Bibliografia Corbara A.
La pittura faentina
Forlì
Società Tipografica Forlivese
1938

Bibliografia Corbara A.
Gli artisti la città. Studi sull’arte faentina di Antonio Corbara
Imola
University press Bologna
1986
p. 50

Bibliografia Tambini A.
Pittura dall’alto medioevo al tardo-gotico nel territorio di Faenza e Forlì
Faenza
1982
pp. 156-157

Bibliografia Casadei S.
Pinacoteca di Faenza
Bologna
Calderini
1991
p.33, n. 60

Bibliografia Tambini A.
Storia delle arti figurative a Faenza. Il Gotico
Faenza
Edit Faenza
2007
pp. 148/151

PatER