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152
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San Francesco confortato dall'angelo

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via Baccarini, 3 – Ravenna (RA)

ambito romagnolo

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
103(a) 106(la)
altezza con cornice 127//larghezza con cornice 130
sec. XIX (1800 – 1849)

n. 302109

San Francesco è ripreso frontalmente, assiso. Il santo appare profondamente immerso nell'estasi mistica, con il viso appoggiato sul crocefisso. La luce divina che scende dall'alto illumina il viso stesso e le mani, mentre la testa è cinta da un alone quasi fosforescente. In secondo piano un biondo angelo, con una tunichetta rosa, suona il violino. In fondo a destra si coglie uno brano di paesaggio.

Non è dato conoscere la provenienza di questo dipinto raffigurante San Francesco con l'angelo conservato in un ufficio della Biblioteca Classense, in quanto taciuto da tutte le fonti consultate. Circa la datazione e l'autore se ne ricostruisce la vicenda riportando integralmente l'analisi operata da Viroli nel 1993: "Pare chiaro, dal punto di vista dello stile, che il dipinto debba essere riferito ad un artista operoso nella prima metà dell'Ottocento. Già in un'altra, recente circostanza editoriale (Viroli 199 la, p. 380), ho pubblicato l'opera attribuendola al pittore-sacerdote Stefano Montanari (Gatteo, 1771-1851). A convalida dell'attribuzione istituivo confronti con il dipinto del Montanari, di egual soggetto ma con tre figure angeliche, nel Museo delle Grazie a Rimini, pubblicato da P.G. Pasini (1978, fig. 46). Notavo allora come entrambe le opere presentino figure dalle aggraziate movenze, con linee dolce mente ondulate e con una tendenza all'appiattimento delle superfici o, comunque, dotate di scarsa consistenza volumetrica. Oggi, rivedendo la questione, mi rendo conto che tale giudizio attributivo nascondeva una evidente forzatura mentale. Infatti, a parte quel corollario, di un gusto per l'immagine poco "corposa", mi pare che il riferimento al Montanari non poggiasse su valutazioni stilistiche sufficientemente meditate. La questione tuttavia, tolta di mezzo la fallace attribuzione, richiede ancora un chiarimento e riporta il discorso agli inizi, cioè all'interrogativo circa l'identità dell'autore. Interrogativo a cui, per ora, non mi è dato saper rispondere."
In ogni caso la composizione è alquanto ben riuscita considerando la soluzione intelligente con la quale l'artefice ha coniugato San Francesco e l'angelo in rapporto allo spazio. La luce è utilizzata soprattutto per dissolvere le forme per meglio adattare le figure nello spazio della rappresentazione. Le diagonali utilizzate in tutti i piani e la mirabile connessione sintattica delle forme che arretrano, fanno si che le figure costituite da pochi elementi (crocefisso, tralcio, archetto del violino), introdotti quasi a caso, si adattino con flessibilità proprio in rapporto all'indicazione dei piani della scena.

Bibliografia Viroli G.
Quadreria Classense. Dipinti e sculture dal XV al XIX secolo nella Fabbrica Classense di Ravenna
Ravenna
Longo Editore
1993
pp. 259-260

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