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Nato ad Argenta nel 1546, L'Aleotti fu architetto e ingegnere, dal 1571 fin oltre il 1593 al servizio del duca Alfonso IId'Este. Lavorò soprattutto a Ferrara, ove costruì le chiese di S. Barbara e di S. Carlo (1612), l'oratorio di S. Margherita, le torri di San Francesco e del Palazzo della Ragione, la chiesa di S. Maria della Rotonda (1597), la facciata e la torre del palazzo del Paradiso (1610), nonché la porta di San Paolo (1612). Progettò anche la fortezza di Ferrara. Ebbe un ruolo importante nella bonifica ferrarese intrapresa dagli Estensi: ne fu, infatti, uno dei principali esecutori e fu tra i compilatori del Libro dell'estimo, il primo catasto ferrarese di cui sia rimasta traccia. Per la sua rara competenza ebbe anche da Clemente VIII l'incarico, insieme con V. Morello, di perito delle questioni delle acque di Romagna per la difesa dei diritti ferraresi.
Noto anche come autore di strutture e macchine teatrali, fu già nel 1592, richiesto al duca da Vincenzo II Gonzaga, quale architetto e ingegnere esperto di cose teatrali. Una notevole attività in questo campo egli svolse al servizio del marchese Enzo Bentivoglio, soprattutto negli apparati per le imprese cavalleresche nelle quali il marchese eccelleva.
Nel 1617, fu prescelto da Ranuccio I Farnese per la costruzione (1618-19) a Parma, nella vastissima sala d'armi del palazzo della Piotta, di un grande teatro in legno (semidistrutto da un bombardamento nel 1944).
Scrisse varie opere tecniche e teoriche. Tra esse sono da ricordarsi: L'uso della squadra (Venezia 1598), una Pianta topografica del ducato di Ferrara del 1599, una Difesa per riparare alla sommersione del Polesine di S. Giorgio e alla rovina dello Stato di Ferrara (Ferrara 1601, e poi ibid. 1687), una Geografia dello Stato di Ferrara del 1617. Molte sono anche le opere che lasciò manoscritte, tra cui un discorso Dell'interramento del Po di Ferrara a divergenza delle sue acque nel ramo di Ficarolo (edito postumo a Ferrara nel 1847 da Luigi Napoleone Cittadella), una Raccolta di tavole disegnate o possedute dall'Argenta (conservato nella Bibl. Comunale Ariostea di Ferrara), un grosso trattato, forse la sua opera maggiore, sull'Idrologia o scienza di ben regolare le acque (conservato nella Bibl. Ducale di Modena), un Dell'architettura libri V, datato 1581 (British Museum, Add. 22.759), nonché un Diario (conservato nell'Arch. Comunale di Ferrara) e delle lettere (depositate nell'Arch. Bentivoglio). Sua è pure la traduzione (Ferrara 1589 e poi Bologna 1647) di Gli artificiosi et curiosi moti spirituali di Herone Alessandrino, ai quali fece seguire quattro teoremi di notevole importanza scientifica ripubblicati nella raccolta Veterum mathematicorum…, Parisiis 1695. Morì a Ferrara il 12 dicembre 1636.
Angela Baroni appartiene a una famiglia di incisori veneziani. Opera in pieno '700. altra carta nota, oltre a questa disegnata dall'Aleotti, è la settecentesca "Tabula Italiae Medii Aevi" di Giovanni Giacomo Spinelli.