
1861/ 1939
stampa
Stampa in b/n su carta, posta su passepartout ruvido di colore grigio, che riproduce un disegno realizzato a carboncino e matita e rifinito con gessetto bianco per le lumeggiature. Esso raffigura il ritratto a mezzo busto e leggermente di tre quarti di una donna anziana.
Stampa che riproduce un ritratto di donna, il cui nome sul retro non è purtroppo del tutto decifrabile, realizzato dalla pittrice tedesca Frieda Menshausen Labriola (Stendal, 1861 – Assisi, 1939 ), famosa ritrattista attiva tra XIX e XX secolo. Il fatto che l'opera sia inclusa nell'inventario del museo tra gli oggetti relativi al marchese Fulcieri Paulucci de Calboli (1893- 1919) e che la stessa artista abbia realizzato nel 1919 un ritratto analogo per impostazione e tecnica al giovane eroe poco prima della sua morte, fa ipotizzare che il soggetto del ritratto possa essere la madre di Fulcieri, Virginia Lazzari Tornielli (1860- 1938), nipote del famoso diplomatico Giuseppe Tornielli Brusati di Vergano, che sposò l'ambasciatore Raniero Paulucci de Calboli il 30 aprile 1892.
Laureato a Genova nel 1914, il marchese Fulcieri era intenzionato a seguire le orme paterne intraprendendo la carriera diplomatica, quando l'imminenza della guerra lo spinse ad arruolarsi nell’ottobre del 1914 nel plotone allievi ufficiali del reggimento Saluzzo a Milano. Ne uscì ufficiale nel 1915 e fu tra i primi soldati italiani a varcare i confini nel maggio dello stesso anno come tenente di complemento del Reggimento Savoia Cavalleria. Dimostrò coraggio non comune, quando, sebbene ferito due volte nelle battaglie dell'Isonzo tra il 1915 e il 1916 e ormai inabile alla guerra in quanto zoppo, volle comunque rimanere al fronte e ottenne di poter servire come ufficiale osservatore di controbatteria. Il 18 gennaio 1917, presso Dosso Faiti (Carso sloveno), durante un turno di riposo si recò volontariamente ad un osservatorio di prima linea mentre si svolgeva un attacco nemico, in cui riportò la ferita alla schiena per una scheggia di shrapnel che lo ridusse sulla sedia a rotelle (per la paralisi degli arti inferiori). Fu per questo decorato con la medaglia d’oro al valor militare, che gli fu consegnata in ospedale dal Duca di Savoia, Emanuele Filiberto, il 27 gennaio 1917. Tornato in patria, seppur costretto alla sedia a rotelle, divenne uno degli animatori del "fronte interno", occupandosi di mobilitare i civili per il soccorso ai combattenti dopo la disfatta di Caporetto. Venne infine ricoverato in una clinica di montagna a Saanen, dove morì il 28 febbraio del 1919.
Bibliografia
Mola P. (a cura di)
Wildt: L’anima e le forme
Cinisello Balsamo
Silvana Editoriale
2012
pp. 347, 352-53