
produzione italiana (?)
bossolo portamessaggi
Due bossoli portamessaggi per piccioni viaggiatori in alluminio.
Durante la guerra vennero impiegati massicciamente i piccioni viaggiatori a causa della carenza di adeguati mezzi di comunicazione. Tale impiego è la naturale conseguenza degli insegnamenti tratti principalmente dalla guerra Franco – Prussiana, nel 1870, e in particolare dall’assedio di Parigi.
La guerra, dichiarata dalla Francia alla Prussia il 19 luglio 1870, per la capitolazione di Sédan e conseguente caduta dell’Imperatore Napoleone III (1 settembre 1870) e per una serie ininterrotta di rovesci subiti dall’Esercito Francese, condusse l’Esercito Prussiano sotto le mura di Parigi stretta d’assedio il 19 settembre. L’assedio durò 135 giorni e terminò con la capitolazione di Parigi il 31 gennaio 1871.
Nella città cinta d’assedio fu sentito il gravissimo inconveniente della mancanza assoluta di notizie provenienti dalle altre regioni della Francia.
Il servizio postale fu tentato dapprima con palloni sferici ma ben presto si evidenziò che i palloni erano utili solo per inviare le notizie dall’interno della città all’esterno.
Le notizie dalle regioni Francesi, i parigini non le ricevevano che frammentarie o inesatte, attraverso i giornali tedeschi che si trovavano indosso ai prigionieri, o anche fatti penetrare in Parigi a bella posta dai prussiani stessi.
Fu un belga, residente in Parigi, appassionatissimo allevatore di colombi viaggiatori, M. Steenakers, che offrì i suoi colombi perché Parigi potesse ricevere notizie esatte di quanto avveniva fuori dalla città cinta d’assedio.
I dispacci venivano applicati ai piccioni per mezzo di un tubetto di penna d’oca lungo tre centimetri. Le due estremità del tubetto venivano otturate con mastice o cera vergine. Per mezzo di due fori praticati alle suddette estremità, un filo molto resistente assicurava il tubetto allo stelo di una timoniera.
Tale sistema fu poi adottato con qualche lieve modifica dalle colombaie militari italiane fino al 1917.
Come già accennato, l’esperienza dell’impiego del piccione viaggiatore maturata durante l’assedio di Parigi, indusse quasi tutti gli Eserciti del mondo ad adottarlo come mezzo di corrispondenza; il suo utilizzo, però, fu inizialmente molto limitato principalmente perché il mondo visse un periodo di relativa pace, durante il quale i progressi della scienza elettro-magnetica fecero dimenticare i servigi resi dall’umile viaggiatore il quale si limitò a raccogliere qualche alloro solo nelle competizioni sportive.
L’Esercito Italiano fu il primo a dimostrarne la grande utilità, impiegando il colombo nella guerra libica contro la Turchia e contro le tribù libiche ribelli.
Nei primi anni della “Grande Guerra” quasi tutti gli eserciti facendo affidamento sui moderni mezzi di comunicazione, tennero alquanto in disparte il piccione viaggiatore, anche perché si riteneva utile il suo impiego soltanto nelle piazzeforti in caso di assedio.
In Italia un utilizzo esteso di questo mezzo di comunicazione si ebbe solo a partire dal 1917, lungo tutto il fronte, ad una distanza dalle prime linee tale da proteggersi appena dai tiri dei medi calibri di artiglieria. Una fitta rete di colombaie avanzate, fisse e mobili, assicurò all’Esercito Italiano un mezzo di collegamento fra le truppe operanti in prima linea ed i comandi retrostanti che in alcuni casi, nei momenti più gravi, si rivelò preziosissimo.
Bibliografia
Vetro G. N. (a cura di)
Il Museo del Risorgimento Luigi Musini
Casalecchio di Reno
Grafis Edizioni
1989