
notizie 1571-1602
ambito forlivese
dipinto
n. 5355
Le quattro tele ornano le due portelle dell'organo, sia all'interno che all'esterno. All'interno, a sinistra è raffigurata la Madonna dei Servi. Ella è ritratta stante, in posizione frontale, il capo leggermente reclinato verso sinistra e lo sguardo rivolto in basso, la gamba destra in posizione lievemente avanzata. E' vestita di una tunica rossa e con le braccia distese e allargate trattiene aperti i lembi dell'ampio velo che le scende dal capo sulle spalle e lungo il corpo. Ai suoi piedi, due figure di Padri Serviti (vestiti del saio nero dell'Ordine) sono rappresentati, in dimensioni ridotte rispetto alla figura centrale, inginocchiati, le mani giunte in atto di preghiera e devozione. Lungo il margine superiore della tela un nastro bianco porta la dicitura: ECCE SERVI MEI QUOS ELEGI. Nella portella destra è raffigurata Santa Caterina d'Alessandria. La santa è rappresentata stante, in posizione frontale, il capo leggermente girato a destra, la gamba destra lievemente piegata e avanzata. Indossa una lunga veste di colore verde e, su di essa, una corta tunica gialla. Una cinta trattiene le vesti appena sotto il seno. Un mantello rosso copre le spalle e scende fino a terra. La corona dorata è posta sul capo della santa (a evocarne la nascita regale) che tiene il braccio sinistro sollevato con un ramo di palma in mano. Il braccio destro disteso regge la ruota uncinata, strumento del martirio. Le due tele all'esterno compongono la scena dell'Annunciazione. Sulla sinistra un angelo, vestito di una veste dai colori cangianti rosei e giallognoli, sembra scendere in volo e poggiare lievemente il piede destro al suolo. Nella mano sinistra trattiene un ramo con tre fiori di giglio. A destra la Madonna inginocchiata davanti a un leggio su cui poggia il libro aperto, volge il busto all'indietro con un gesto, dato dalla mano destra aperta e dalla mano sinistra stretta al petto, che vuole significare sorpresa e, al contempo, accettazione dell'annuncio dell'angelo.
In origine l'organo, presumibilmente di dimensioni più ridotte, era allogato nella cappella maggiore della chiesa (odierno presbiterio) sulla parete settentrionale. Era stato acquistato dai Padri dell'Ordine dei Servi nella seconda metà del XVI secolo anche grazie al contributo di 25 scudi elargito dal Comune di Forlimpopoli per dotare la chiesa di un nuovo strumento. In seguito alla sistemazione dell'edificio chiesastico avviata all'inizio del XVIII secolo, nel 1721 l'organo fu trasferito e allogato nella cantoria lignea posta sopra l'ingresso della chiesa. Notizie storiche e note documentarie relative alla committenza servita al pittore forlivese Livio Modigliani per la realizzazione delle quattro tele a ornamento delle portelle dell'organo, sono purtroppo scarse, per non dire inesistenti. Solo l'apposizione della firma autografa da parte dell'artista e della data dell'esecuzione, consentono di inserire con certezza i dipinti nel corpus non cospicuo delle opere riconosciute al Modigliani. Anzi, esse rappresentano per certo una rilevante testimonianza del percorso formativo e dell'attività artistica svolta dal pittore forlivese come pure un documento imprescindibile per la conoscenza del più ampio panorama della pittura forlivese del secondo Cinquecento. Le tele forlimpopolesi, infatti, si collocano cronologicamente oltre l'impegno portato a termine da Livio Modigliani, assieme a Francesco Menzocchi, per le decorazioni della cappella del coro e dell'altare maggiore della chiesa Cattedrale di Cesena e l'intervento, del solo Livio, per le decorazioni della cappella di San Mauro all'interno della medesima chiesa – entrambi gli interventi, collocabili fra il 1572 e il 1574, sono andati irrimediabilmente perduti e a tutt'oggi sono documentati attraverso le sole fonti d'archivio – e l'esecuzione delle più note tele collocate nella volta della navata centrale nell'Abbazia di San Mercuriale a Forlì, cui il Modigliani si dedicò solo a partire dal 1585. Un vuoto di ben undici anni viene in questo modo parzialmente 'risarcito'. In merito alla commissione delle ante dell'organo a Forlimpopoli, Giordano Viroli nota come l'artista, "nella realizzazione delle immagini, si fa interprete dello spirito di programmatica semplicità che informa tutte le manifestazioni dell'Ordine religioso dei Servi di Maria, fondato nel 1233. Non si può mancare di apprezzarne – continua Viroli – la buona qualità, supponendo lo studio di Raffaello nelle teste dai visi ovaleggianti ma soprattutto l'imitazione del Parmigianino – in particolare il Parmigianino degli affreschi di Santa Maria della Steccata – nei corpi allungati della Vergine e di Santa Caterina. Né vanno trascurati, nell'estrosa dinamicità dell'angelo annunciante, come sospeso nello sfiorare la terra con piedi quasi danzanti, nei colori dei mossi drappeggi che, chiarissimi, suggeriscono un trapassare dalla concretezza della forma all'astrattezza dell'immagine, i ricordi ancor vivi del primo manierismo fiorentino e in particolare del Pontormo di Santa Felicita – sia quello della pala sia quello dell' "Annunciazione" ad affresco" (Viroli 1993). Tali ricordi giungono all'artista, presumibilmente, in seguito alla sua formazione tenutasi a Firenze alla bottega del Vasari o, comunque, nell'ambito vasariano, a fianco del Poppi o del Naldini – come ben ha evidenziato Anna Colombi Ferretti (Colombi Ferretti 1984) – ai cui nomi si trova spesso associato quello di Livio nelle lettere di Vasari.
Bibliografia
Piraccini O.
Le pitture di Forlimpopoli
Studi Romagnoli
1974
pp. 145-167
pp. 162-163, n. 7
Bibliografia
Aldini T.
La Chiesa e il Convento dei Servi in Forlimpopoli
Forlimpopoli
Nuova Tipografia
1993
pp. 100
Bibliografia
Viroli G.
Pittura del Cinquecento a Forlì
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1993
p. 140, n. 42