
notizie 1571-1602
dipinto
n. 5356
La scena narra del miracolo che San Filippo Benizi operò sul Monte Amiata. In primo piano un gruppo di sei personaggi si affolla intorno a una fonte da cui zampilla un getto d'acqua. I tre uomini e le tre donne recano ciascuno una brocca per l'acqua e sono raffigurati in atteggiamenti diversi: chi in atto di riempire il contenitore alla fonte e chi in attesa di accedere all'approvvigionamento; chi in atto di allontanarsi con il recipiente già colmo; chi, infine, in atto di travasare il liquido in un altro orcio. In secondo piano, San Filippo vestito del tradizionale abito dell'Ordine dei Servi di Maria e affiancato da un confratello, è rappresentato nell'atto di operare il miracolo e di fare scaturire con il bastone il getto d'acqua dalla roccia. Il tutto è inserito in un contesto paesaggistico di montagne e di boschi mentre sullo sfondo è rappresentato un complesso conventuale non identificabile.
La tela è inserita entro una pregevolissima cornice in legno intagliato, decorata 'a marmoridea' e parzialmente indorata. Fa pendant con il dipinto raffigurante "La strage degli Innocenti", allogato anch'esso nell'area presbiteriale della chiesa e sistemato entro un'analoga cornice in legno. L'attribuzione delle due tele a Livio Modigliani venne avanzata per primo da Antonio Corbara in occasione della campagna di catalogazione condotta nel 1958 per conto della Soprintendenza alle Gallerie di Bologna. L'ascrizione delle opere al catalogo del pittore forlivese venne successivamente confermata da Orlando Piraccini nella campagna di revisione e aggiornamento del catalogo attuata nei primi anni Settanta e quindi ribadita, con motivazioni di tipo stilistico, nel contributo dato alle stampe nel 1974 e dedicato alle pitture di Forlimpopoli. "Ci pare di potere sostenere l'ipotesi dello studioso (ossia Antonio Corbara) dopo adeguati raffronti con altre opere di Livio eseguite nella sua tarda età, quando già sporadicamente egli si avvaleva della collaborazione del figlio Giovan Francesco. Significativi mi sembrano in particolare le analogie delle tecniche e dei materiali usati oltreché degli effettivi modi stilistici tra questa 'Strage degli Innocenti' e la 'Annunciazione dei Servi' di Cesena dipinta dell'anno 1602 e firmata da entrambi i Modigliani. Cronologicamente riteniamo che le due opere di Forlimpopoli potrebbero essere collocate agli ultimi anni del '500, immediatamente prima del suddetto impegno assunto da Livio a Cesena" (Piraccini 1974). A tutt'oggi non si dispone di fonti documentali che possano comprovare e confermare l'ipotesi attributiva. Peraltro, essa è stata messa successivamente in discussione da Anna Colombi Ferretti che non avanza, per contro, assegnazioni delle tele ad altro artista (o ad altri artisti) (A. Colombi Ferretti, I due Livii. Appunti sul manierismo forlivese, in "Culture figurative e materiali tra Emilia e Marche. Studi in memoria di Mario Zuffa", Rimini 1984, pp. 543-581). Assieme al santo taumaturgo forlivese Pellegrino Laziosi, San Filippo Benizi riveste un ruolo importante in seno all'Ordine dei Servi di Maria. Nato a Firenze nel 1233, entrò nell'Ordine come fratello laico quindi, vista la sua profonda saggezza e la sua grande dottrina, fu avviato al sacerdozio. La sua influente personalità, oltre a farlo diventare riferimento autorevole per i 'grandi' della sua epoca, lo portò a essere eletto priore generale nel 1267, ponendosi alla guida dell'Ordine in un momento di grande espansione. Morì a Todi nel 1285 e fu canonizzato da papa Clemente X nel 1671. L'episodio qui rappresentato si riferisce a un momento della vita del Santo. La "Legenda beati Philippi" (manoscritto risalente alla prima metà del XIV secolo) narra, infatti, che alcuni cardinali, fra cui il fiorentino Ottaviano degli Ubaldini, proposero la candidatura di Filippo nel conclave di Viterbo del 1268-71 in cui si andava a eleggere il successore di Clemente IV. Testi agiografici del secondo Quattrocento (fra cui la "Paulina praedicabilis" incunabolo stampato a Siena nel 1494) concordemente riportano che Filippo, per frustrare il tentativo di elezione a pontefice, si nascose in una grotta del Monte Amiata nel Senese dove si dice che in virtù delle sue preghiere scoprì (o fece sgorgare dalla sommità del monte, secondo alcune versioni) delle acque termali denominate, ancora oggi, "Bagni di San Filippo" presso Castiglione d'Orcia.
Bibliografia
Piraccini O.
Le pitture di Forlimpopoli
Studi Romagnoli
1974
pp. 145-167
p. 163, n. 8
Bibliografia
Delbianco P. (a cura di)
Culture figurative e materiali tra Emilia e Marche. Studi in memoria di Mario Zuffa
Rimini
Maggioli editore
1984
p. 557, n. 16
Bibliografia
Aldini T.
La Chiesa e il Convento dei Servi in Forlimpopoli
Forlimpopoli
Nuova Tipografia
1993
pp. 30 e 101