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afm_9791
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capitello

afm_9791
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Via Sacchi, 4 – Imola (BO)

produzione italia centro – settentrionale

capitello

pietra
cm.
14.5(a) 24(la) 4(p)
secc. XI/ XII (1099 – 1110)

n. 1227

n. 13 dattiloscritto Galli

Il frammento presenta una decorazione molto semplificata, con una teoria di volti “galleggianti”, che doveva ricoprire totalmente il manufatto. I volti presentano ovali molto allungati e “periformi”, leggermente aggettanti dal piano di fondo. I tratti somatici sono resi con segni compendiari: una linea orizzontale per la bocca, il naso geometrico e gli occhi grandi e sgranati, resi con un’incisione non molto profonda. L’esecuzione, nonostante lo stato di conservazione parziale che ne pregiudica la valutazione, appare molto rapida ed abbozzata.

E’ difficile definire una precisa collocazione cronologia per questo frammento, che, per l’aspetto formale ed iconografico, potrà essere collocato non troppo lontano dalle mensole catalogate con nr. INV. 53-54-55. La tipologia di rilievo arcaicizzante, con teorie di teste galleggianti dai tatti iconici e stilizzati, ricorre con una certa abbondanza e diffusione nelle architetture altomedievali, ed i caratteri semplificati ed attardati del rilievo non devono indurre necessariamente ad ipotizzare una datazione alta. Per il rilievo imolese un buon repertorio di confronto può essere trovato, a vasto raggio, nelle decorazioni e rilievi di numerose pievi di area toscana, emiliana…fino in Liguria, databili dall’XI al XII secolo, con aree di maggior conservatorismo lungo la dorsale appenninica, attribuibili a lapicidi locali inseriti ancora in una seriazione di gusto alto-medievale.
Capitelli simili si possono rintracciare nella pieve di Santa Maria ad Arezzo, così come confronti possono essere fatti con il pulpito di Gropina, presso Firenze, ed ugualmente a Fanano, nella pieve di San Silvestro, nell’Appennino Modenese, si trovano capitelli con teste galleggianti datati tra XI e XII secolo.
Il rilievo del museo, probabilmente convertito in un secondo tempo in un mortaio, doveva essere in origine un piccolo capitello, decorato da sole teste giganti. La base d’appoggio presenta tracce di sbozzatore, che lasciano il dubbio che non si potesse trattare di un capitello doppio, a completamento di una coppia di colonnine.
Sia Galli che il repertorio anonimo del lapidario descrivono il manufatto come un mortaio. Pare difficilmente giustificabile una simile decorazione su di un oggetto di uso quotidiano, mentre teorie di teste si trovano frequentemente a decorare delle acquasantiere, come quella nella cattedrale di Faenza, ma la circonferenza ridotta del frammento del museo non sembra rendere possibile una simile funzione originaria. 
Le fonti non riferiscono la provenienza né le modalità di accesso al museo del frammento. Sicuramente tuttavia nel 1938 faceva già parte delle collezioni comunali, venendo descritto da Piani assieme ad altri reperti medievali.

Bibliografia Piani G.
Il Museo comunale d’Imola
Villa Verucchio
La Pieve
1938
p. 16

Bibliografia Buscaroli R.
Imola città dintorni
1939
p. 113

Bibliografia Cerrato L.
Notizie sui resti archeologici e sui monumenti antichi della zona imolese e dei comuni limitrofi
Atti dell’Associazione per Imola storico-artistica
Imola
Cooperativa Tipografico Editrice “P. Galeati”
1947
p. 44 n 4 a 

Bibliografia Montorsi P.
Tempo sospeso: l’arte romanica delle montagne modenesi
Modena
Aedes Muratoriana
1987

Bibliografia Buscaroli R./ Spoglianti S.
Le tracce del Cristianesimo a Imola
Imola
La Mandragora
1995
 p. 21-23

Bibliografia Tigler G.
Toscana Romanica
Milano
Jaca book
2006

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