
1845/ 1929
medaglione
Il medaglione di bronzo ritrae il mezzobusto di Felice Orsini, con lo sguardo volto verso destra, ed è ornato da due rami di quercia. E’ inserito in una lapide in marmo in cui è riportata un’iscrizione.
Nel 1907 la Società dei Reduci dalle Patrie Battaglie di Meldola si fa promotrice, in previsione delle imminenti celebrazioni del 50° anniversario della morte di Felice Orsini (13 marzo 1858 – 13 marzo 1908), della realizzazione di una memoria dedicata «al Martire per eternare così ai posteri la figura del Grande che s’immolò al patibolo, colla fede radiosa nella redenzione della Patria». A tal fine il 22 febbraio 1907 viene diffuso un pubblico appello per invitare la popolazione ad aderire a una sottoscrizione in denaro che possa garantire la riuscita delle «onoranze più concordi e degne di Lui» e la realizzazione di un monumento atto a ricordare il «sublime ed eroico sacrificio». In realtà la vicenda ha inizio qualche mese prima quando, nell’agosto 1906, il notaio meldolese Paolo Mastri, «cultore di discipline storiche» e «raccoglitore diligente delle memorie di Felice Orsini», prende contatto con il celebre scultore Ettore Ferrari, fervente repubblicano, in quegli anni già eletto Gran Maestro della loggia massonica del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani e da poco nominato presidente del Regio Istituto di Belle Arti a Roma. Ferrari, artista molto richiesto per la realizzazione di monumenti pubblici dedicati a uomini politici ed eroi del Risorgimento nazionale «non solo per le sue note convinzioni politiche ma anche per le sue doti artistiche», accoglie di buon grado l’invito che gli viene rivolto e nella lettera inviata al Mastri in data 4 settembre 1906 (oggi conservata presso il Museo Civico del Risorgimento di Bologna), così risponde: «Per l’opera sua, tanto educativa e patriottica, calcoli senza esitazione sulla mia modesta cooperazione. Ben volentieri farò il medaglione dell’Orsini, per le sole, pure spese occorrenti». Il 27 settembre Ferrari invia una stima dei lavori: «Un medaglione al vero con targa e relativa epigrafe, potrà putare di spese necessarie circa 500 Lire. A seconda dei fondi potrà farli di più semplici o di maggiore decorazione, portando meno o più della somma indicata». L’iniziativa del Mastri, «monarchico liberale», provoca la fiera reazione del Comitato Esecutivo per le onoranze a Felice Orsini, istituito formalmente nel marzo 1907, del quale sono chiamati a fare parte i rappresentanti delle «società popolari, cioè: politiche, anticlericali, di mutuo soccorso, economiche e ricreative» nell’intento di garantire alla manifestazione «un carattere civile e democratico come affermazione antimonarchica e anticlericale». Da Roma Ferrari invia al referente del Comitato, Dario Danesi, due disegni preparatori ma non ricevendo in seguito alcuna notizia, il 29 settembre 1908 rinnova la richiesta del «disegno a grandezza di esecuzione per vedere se eventualmente ci era qualche modificazione da introdurvi, per indicare gli aggetti, per sapere quale di due disegni era stato scelto e regolarmi in conseguenza per medaglione. Sento però — prosegue Ferrari — che la lapide è stata data ad eseguire senza di ciò, e che è già a buon punto […] ma ad ogni modo La pregherei di mandarmelo senza indugio». All’inizio di ottobre, Ferrari è in grado di trasmettere il disegno (andato, purtroppo, disperso) con le modifiche apportate; il 24 dello stesso mese il medaglione risulta essere già stato fuso nel bronzo. Lo scultore raccomanda al lapicida, l’ornatista forlivese Giovanni Marchesi, di attendere l’arrivo del medaglione prima di realizzare nel marmo l’incavo in cui esso dovrà essere allogato «per avere la misura più esatta ed assestarlo con i perni che vi saranno al bronzo stesso». All’inizio di novembre il medaglione viene fatto recapitare all’indirizzo del Danesi alla stazione ferroviaria di Forlì, corredato della seguente annotazione: «Ho dato al bronzo qualche differenza nelle patine per migliore effetto e perché meglio armonizzarle col marmo. Spero che il lavoro sia di loro soddisfazione».
La memoria, infissa sulla facciata del Palazzo Comunale prospicente la Piazza Maggiore di Meldola, viene inaugurata il 9 maggio 1909 con grande partecipazione di Autorità civili, di personalità di spicco della politica locale — fra i relatori si annoverano il deputato repubblicano Giuseppe Gaudenzi, l’avvocato Gino Giommi in qualità di Segretario provinciale della Federazione Socialista e l’avvocato Francesco Bonavita, consigliere comunale socialista e valente oratore — e di numerose Associazioni politiche, economiche e ricreative provenienti da tutta la Romagna; un corteo di seimila persone sfila lungo le strade cittadine accompagnato da bande e fanfare: «una vera festa di popolo», «una giornata indimenticabile per la democrazia romagnola». Alle onoranze prendono parte anche la figlia di Felice Orsini, Ernestina, e i due nipoti. La lapide reca un’iscrizione dedicatoria dettata dal professor Pio Squadrani, celeberrimo epigrafista e, all’epoca, Direttore delle Scuole elementari di Forlì. La stampa dà ampio risalto alla manifestazione, «solenne e imponente», cui prendono parte «tutti i sinceri liberali e patrioti, a qualunque scuola appartenenti». Lo stesso Ferrari, informato del successo della manifestazione e dell’unanime consenso riservato alla sua opera, così scriverà al Mastri:
«Ella è fatta opera santa e patriottica rivendicando alla verità storica il nome e l’onore di Orsini: se pel sentimento moderno non possiamo osservare l’estremo suo disegno, egli resta sempre il martire dell’indipendenza ed il fiero cittadino».
Bibliografia
Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 75, 76, 77, 153