
1854/ 1916
monumento commemorativo
Su una stele in granito con iscrizione e con un fregio di bronzo poggia il busto in bronzo che ritrae Enrico Cialdini.
Il monumento al generale e diplomatico Enrico Cialdini (1811-1892) venne inaugurato il 10 settembre 1911 in piazza Roma, in occasione del centenario della nascita e del cinquantesimo dell’Unità d’Italia. Il busto in bronzo di notevole fattura e la stele in granito con iscrizione e con un fregio di bronzo, sono opera dell’affermato scultore modenese Silvestro Barberini. Nello stesso giorno sulla facciata della villa di Via Belvedere, che fu casa natale di Enrico Cialdini, venne inaugurata una lapide commemorativa e fu intitolata a suo nome la nuova scuola comunale. Durante la stessa ricorrenza anche nel Municipio di Modena venne posata una lapide in onore del generale. A seguito dei lavori per il nuovo aspetto di piazza Roma il monumento venne definitivamente trasferito nel 1934 in via Tasso, la strada che ricorda la permanenza a Castelvetro del poeta della Gerusalemme Liberata.
Enrico Cialdini fu protagonista di lungo corso del Risorgimento, dalla giovanile partecipazione alla cospirazione del 1831 di Ciro Menotti (1798- 1831), che lo vede tra gli arrestati, fino alla terza guerra d’indipendenza e alla costruzione dello stato unitario. Cialdini, che aveva abbandonato gli studi di medicina, dopo lo sfortunato epilogo della rivolta di Ciro Menotti si unisce alle milizie volontarie del generale reggiano Carlo Zucchi (1777-1863) costrette, davanti alla forza preponderante degli austriaci, a ritirarsi in Romagna poi a Rimini e ad Ancona. Da qui si imbarca esule e nel 1832 è volontario in Portogallo, dove scoppia la rivoluzione, e combatte insieme ai volontari italiani. Due anni dopo è in Spagna per partecipare alla guerra contro i carlisti nel Reggimento dei Cacciatori di Oporto dove militano altri modenesi tra i quali Nicola Fabrizi (1804-1885), Manfredo Fanti (1806-1865), Domenico Cucchiari (1806-1900). Entrato nell’esercito regolare spagnolo, all’assedio di Madrid del 1843 è tenente colonnello. Nel 1848 accorre in Italia per partecipare alla guerra contro gli austriaci. Al comando del generale Giacomo Durando (1807-1 894) difende Vicenza e il monte Berico, dove rimane ferito. Nel 1849 comanda il 23° Reggimento Volontari che si distinguerà alla Sforzesca, alla Bicocca e a Novara. Viene quindi inquadrato nell’esercito piemontese e partecipa alla spedizione di Crimea comandata dal generale Alessandro La Marmora (1799-1806). Cialdini, come i conterranei Fanti e Cucchiari, è al comando di una brigata. Al suo rientro è promosso generale, nominato aiutante di campo del re e ispettore dei bersaglieri in sostituzione di Alessandro La Marmora morto in Crimea, a Sebastopoli. Nel 1859, alla ripresa delle ostilità con l’Austria, al comando della IV Divisione è vittorioso sul Sesia, a Palestro e a Magenta. Con un’abile missione diplomatica affidatagli dal primo ministro piemontese Camillo Benso conte di Cavour, essendo la Francia da sempre protettrice dei diritti del papa, Cialdini ottiene il consenso di Napoleone III (1808-1873) per la campagna di conquista delle Marche e dell’Umbria. In questo modo le forze militari piemontesi potranno congiungersi con i Mille del generale Giuseppe Garibaldi (1807-1882). L’esercito piemontese al suo comando vincerà la decisiva battaglia di Castelfidardo ed entrerà vittorioso ad Ancona, che capitola il 29 settembre 1860, e raggiungerà Garibaldi sul Volturno alla vigilia dell’incontro di Teano. Vittoria completata con la resa della fortezza di Gaeta il 13 febbraio 1861 e la capitolazione di Messina. Fu vittoria «completa ma amara», riconobbe Cialdini, perché fu guerra tra italiani.
Il generale, che aveva affrontato con estrema severità le ultime sacche di resistenza borbonica e la lotta al brigantaggio, ebbe nel 1862 l’incarico di fermare sull’Aspromonte Garibaldi, che era intenzionato a conquistare Roma con un esercito di volontari. Garibaldi e Cialdini rappresentavano le due anime del Risorgimento. Nel primo c’era tutto il romanticismo delle imprese animate di generosità, slancio ideale e ardore patriottico con il sogno finale di liberare Roma, nel secondo c’era il militare energico e irremovibile nel pretendere la disciplina e c’era il fedele servitore del re, determinato a portare fino in fondo, senza cedimenti personali, il compito ricevuto. In posizione di comando supremo partecipò nel 1866 alla terza guerra d’indipendenza e della sua lunga e brillante carriera militare fa parte anche la sconfitta di Custoza il 24 giugno 1866, che condivise con l’altro comandante Alfonso La Marmora (1804-1878). Conclusa la carriera militare, Cialdini resterà protagonista della storia degli anni post unitari. Sarà ministro plenipotenziario in Spagna, ambasciatore in Francia, senatore del regno e due volte incaricato di formare il governo.
Bibliografia
Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 57, 58, 135