
1844/ 1922
busto
Busto in bronzo che ritrae le fattezze del re Vittorio Emanuele II.
Il 26 luglio 1888 il Consiglio Comunale di Meldola, su proposta del sindaco Antonio Montanari, Senatore del Regno, delibera a favore dell’esecuzione di una lapide in onore del Re d’Italia Vittorio Emanuele II che a Meldola, per vivo interessamento dello stesso Montanari, aveva concesso il titolo di ‘Città’ con Regio Decreto del 7 settembre 1862. L’esecuzione della lapide («un lavoro abbastanza decoroso, con cornice e qualche emblema che potrebbe magari risolversi nei due stemmi intrecciati di Casa Savoia e del Comune», come viene richiesto da Meldola) è affidata allo scultore bolognese Carlo Parmeggiani, in quel periodo impegnato nella realizzazione della statua del padre barnabita Ugo Bassi per il Comune di Bologna (il monumento è inaugurato l’8 agosto 1888) e del busto di Giuseppe Garibaldi, commissionatogli dalla medesima Municipalità meldolese. Quest’ultima intende inaugurare le memorie dedicate ai due Eroi dell’Unità nazionale nel settembre di quell’anno; ma la notizia della visita in Romagna («una regione tutt’altro che entusiasta per la monarchia») del re Umberto I e della regina Margherita di Savoia per passare in rassegna le truppe impegnate nelle grandi manovre militari — la visita è prevista per la fine del mese di agosto — fa tempestivamente mutare ogni programma. Pertanto il Consiglio comunale, con l’intendimento di inaugurare la lapide a Vittorio Emanuele Il alla presenza dei Reali invitati appositamente a Meldola, e «stimando troppo modesta cosa la erezione di una semplice lapide, deliberò l’urgenza di provvedere un busto di Vittorio Emanuele». Lo stesso Parmeggiani è incaricato di reperire un busto dell’«Augusto Genitore» — disponibile nel suo studio o da recuperare presso qualche altro scultore a Bologna — ma alla richiesta è costretto a rispondere: «il Barberi [in quegli anni Enrico Barbèri è già attivo in città e in stretto contatto con il Parmeggiani] non vuole cedere il busto di Vittorio Emanuele a nessun costo perché lo dice semplicemente abbozzato». Pertanto, non avendo ricevuto dall’artista bolognese alcuna garanzia, il Comune invia una delegazione a Firenze presso lo studio dello scultore Cesare Fantacchiotti in via Panicale. La delegazione riferisce alla Giunta «di non aver potuto trovare un busto conveniente di S.M. Vittorio Emanuele che fosse pronto»; comunica, invece, di aver trovato — nello studio dello scultore — un modello «di lor piena soddisfazione». Non essendovi il tempo sufficiente per la trasposizione nel bronzo o nel marmo, il Comune e l’artista addivengono a un accordo in base al quale il Fantacchiotti (che si dichiara «lusingatissimo della scelta fatta del [suo] lavoro») si impegna a inviare, in tempo per l’inaugurazione, «il modello del busto con peduccio montato sopra mensola di gesso tinto» con l’avvertenza che «attesa tanta ristrettezza di tempo, mi è stato impossibile dare un modello del piede e della mensola di proporzioni e disegno adatti al busto come avrei desiderato ma ciò farò nella definitiva esecuzione». Rinviata l‘inaugurazione a causa della mancata visita dei Reali a Meldola — la visita viene annullata per il rientro del Re a Monza una volta attese tutte le cerimonie ufficiali — il Comune mantiene, comunque, l’impegno con il Fantacchiotti e lo invita a recarsi colà «per vedere la mensola che può convenire ed il posto da collocarlo […] e anche completare affatto le condizioni contrattuali». Il 18 ottobre 1888 la Giunta comunale formalizza l’incarico con lo scultore per l’esecuzione di un busto in bronzo del Re Vittorio Emanuele II «secondo il modello del suo studio» e di una mensola in marmo verde «secondo il disegno presentato e visto dalla Giunta». Vengono, altresì, definite le condizioni economiche del contratto e le modalità del pagamento:
«il prezzo del busto e mensola viene fissato in Lire 1200 dei quali Lire 600 pagabili all’atto di consegna e le altre Lire 600 non più tardi di tre mesi dopo». Dal canto suo lo scultore «curerà che la consegna avvenga possibilmente prima del 9 Gennajo e non men più tardi della fine Febbrajo 1889»; l’incarico viene convalidato dal Consiglio comunale riunito in seduta straordinaria il 10 febbraio 1889. Il 29 maggio la Giunta nomina un Comitato atto a garantire il «miglior andamento delle feste» per l’inaugurazione della ‘memoria’ nell’intendimento di conferire all’evento una finalità «esclusivamente patriottica» senza altri fini politici. Il busto in onore del «Gran Re», «fondatore dell’Unità Nazionale», realizzato dalla fonderia Galli di Firenze, viene inaugurato il 23 giugno 1889, data in cui ricorre il trentesimo anniversario della «gloriosa» battaglia di San Martino. La memoria è collocata, per deliberazione del Consiglio comunale, in una delle due sale del Palazzo Municipale, sistemata sulla mensola di marmo verde appositamente predisposta dal Fantacchiotti, e corredata dell’epigrafe dettata dal sindaco Montanari: «A VITTORIO EMANUELE II / PRIMO RE DELL’ITALIA UNITA / ESEMPIO AI PRINCIPI / DI LEALTÀ DI AMOR PATRIO / DI SENNO CIVILE / CAMPIONE DELL’IMPRESA DI INDIPENDENZA / ONDE LA NAZIONE FU REDENTA / DALLE DIVISIONI INTERNE / E DALLA DOMINAZIONE STRANIERA / LA RAPPRESENTANZA COMUNALE DI MELDOLA/ A RICORDANZA IMPERITURA POSE». Alla solenne cerimonia intervengono l’intera Giunta comunale, i rappresentanti di tutte le Associazioni democratiche locali, i sindaci di alcuni Comuni del circondario, autorità politiche e militari. Le bande musicali di Meldola e Bertinoro intonano la marcia reale all’arrivo degli ospiti e accompagnano il corteo che dalla stazione del tramway sfila lungo le strade cittadine «elegantemente addobbate con bandiere, festoni e arazzi» fino alla piazza Maggiore. L’inaugurazione del busto «opera pregevolissima dell’ insigne scultore Fantacchiotti» (con queste parole la stampa dà notizia dell’evento), è salutata da «prolungati applausi e patriottici evviva». Per l’occasione viene istituito un Comitato cittadino femminile «per offerire una corona da appendersi sotto il busto del Re». Dopo aver dato lettura dei messaggi di adesione inviati dal Ministro Gaspare Finali, dal Sottosegretario di Stato Alessandro Fortis, dai senatori Giovanni Guarini e Saladino Saladini, dal deputato Luigi Ferrari, il sindaco Montanari pronuncia uno «splendido discorso». Alla cerimonia seguono un banchetto apprestato nella sala del Consiglio comunale e, nel pomeriggio, una «corsa di cavalli con fantini»; i festeggiamenti si concludono, in serata, con l’illuminazione straordinaria delle strade e della piazza e con uno spettacolo di fuochi artificiali. La giornata si svolge senza particolari disordini data la volontà dei partiti radicali di ignorare la manifestazione; questi non mancheranno, comunque, di accusare — a mezzo stampa — l’Amministrazione meldolese di avere organizzato la festa e il banchetto con denaro pubblico, non avendo tenuto in alcun conto la grave crisi economica che colpisce la maggior parte della popolazione «in un paese ove la miseria ovunque impera». Negli anni Quaranta del Novecento la memoria verrà rimossa dalla sua sede originaria, trasferita e custodita nei locali di deposito dell’Archivio comunale. In concomitanza con le celebrazioni del 140° anniversario del conferimento del titolo di Città (1862-2002), l’Amministrazione comunale ha deliberato di ricollocare, dopo un accurato quanto necessario restauro, il busto del re Vittorio Emanuele II nella sala del Consiglio comunale.
Bibliografia
Piraccini O. (a cura di)
Monumenti tricolori : sculture celebrative e lapidi commemorative del Risorgimento in Emilia e Romagna
Bologna
Editrice Compositori
2012
pp. 47, 48, 49