
1575/ 1642
dipinto
Il dipinto rappresenta una maestosa testa di Cristo vista di fronte con i lunghi capelli sciolti. La parte alta del busto è coperta da un manto agganciato in avanti per mezzo di un fermaglio rettangolare. Il volto è fortemente rischiarato dalla luce che proviene da sinistra.
Riguardo alla provenienza di questo dipinto va precisato che la vecchia scheda della Direzione Monumenti, Antichità e Belle Arti di Ravenna, redatta da Antonio Corbara (1973), attribuisce il lascito ad un certo "Bacchi cittadino Bagnarese che avrebbe donato una piccola raccolta di dieci quadri"; Ernesto Casadio, invece, con le sue ricerche, attribuisce la donazione a "Deggiovanni". Si riporta di seguito uno stralcio dell'articolo del signor Casadio, dirigente ufficio demografico del Comune di Bagnara, pubblicato sul "Nuovo Diario messaggero della Diocesi di Imola" (1 luglio 1978):
"Per puro caso, e facendo ricerche sulla toponomastica bagnarese, ho trovato la delibera consiliare del 3.6.1841 con cui si accettò il lascito di quelle opere d'arte. Intanto il testatore non era un Bacchi di Bagnara, come vorrebbero le citate schede in Municipio, ma tal Luigi Deggiovanni di Mordano, e domiciliato in Bologna. Costui aveva fatto testamento il 2.1.1841 lasciando a due diversi Comuni i quadri di sua proprietà .(l'altro comune non si evince per vari "omissis", ma viste le origine del testatore si può facilmente supporre che trattasi di Mordano. ndr). I quadri lasciati erano dieci e non otto e tre di essi non figurano nell'elenco di quelli attuali, cosi come uno di questi ultimi non risulta lasciato dal Deggiovanni. Per gli altri sette è possibile dare un nome a quegli illustri anonimi. C'è inoltre da dire che soltanto Bagnara segue fedelmente quel disposto testamentario, lasciando i quadri in abbellimento nelle Sale ove si tengono le riunioni del Consiglio. Ma ecco l'elenco che figura dall'estratto del testamento:
1) La B.V. cioè lo sposalizio di S.Caterinao del Fiorini (ora manca);
2) Una Deposizione di Croce di Donato Creti;
3) Una Cleopatra (evidentemente il Ritratto di Donna) del Gessi;
4) Una B.V.con due Santi del Gennari (anche questo mancherebbe all'appello);
5) Una S. Maria Maddalena del Faccani; (anche questo non c'è);
6) Un San Francesco del Gennari;
7) Un Salvator Mundi del Cavedoni;
8)Un Ecce Homo Scuola di Guido
9) Un San Francesco del Procaccini
10) Un ritratto con berretta in testa dello Spagnuolo.
Dirò inoltre che l'eredità fu accettata con 11 voti favorevoli e 2 contrari, che le opere furono stimate complessivamente Scudi 263, somma discreta, ma non favolosa, per quell'epoca. Per averne un'idea si pensi che l'anno prima si erano spesi Scudi 146,52 per riparare il ponte di legno sul Santerno, in istato di massimo deperimento. Per entrare in possesso del lascito, il Comune dovette pagare l'imposta di successione: Napoleone e il suo codice non erano dunque passati invano e avevano suggerito questa bella novità anche nell'ordinamento dello Stato Pontificio."
Corbara, che ha analizzato il dipinto nella scheda citata, avvicina fortemente la testa del Salvatore a quella della pala con identico soggetto già nella chiesa omonima di Faenza, ora in S. Stefano. Da documenti rintracciati dallo studioso, è noto che la figura del Cristo fu eseguita da Giacomo Castellini, allievo del Gessi, a Bologna nello studio di Guido Reni, che intervenne per la parte del capo.