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ETNO – Nucleo etnografico: Nucleo Missionari – Museo degli Sguardi. Raccolte Etnografiche di Rimini

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Via delle Grazie, 12
Rimini

I missionari francescani raccolsero, durante il loro apostolato, opere d’arte, immagini di divinità (statuette buddhiste, kakemono), oggetti d’uso quotidiano (fermacapelli, vassoi, coppe), strumenti musicali, capi di abbigliamento ed accessori per la persona. La collezione di questi manufatti avveniva non secondo criteri storico-artistici, ma a scopi formativi nei confronti dei seminaristi, potenziali missionari.
Una sezione a parte consta degli arredi sacri realizzati per i Francescani da artigiani locali con la tecnica del cloisonné: lo smalto viene fatto sciogliere in campiture metalliche, sfruttando le diverse temperature di fusione di metallo e smalto all’interno del forno. Nella stessa sezione possiamo considerare le mitre pastorali cubiche, in seta ricamata, chiamate jirin. Affascinante anche il deposito di fotografie, lettere, omelie da affiggere (sorta di encicliche del nunzio apostolico), l’editto di persecuzione da parte dell’imperatrice Cixi.
Il primo nucleo della collezione arrivò in Italia per volere di Padre Fogolla per l’esposizione universale di Torino del 1898, in occasione del cinquantenario del plebiscito: i manufatti provenivano dalla missione di Yuci, nello Yunnan. Utili informazioni si trovano nel volume L. Lanzi, La vita di Francesco Fogolla missionario e martire. Cinquantenario della beatificazione, Parma, 1996.
Alla chiusura dell’Esposizione, i pezzi cinesi erano destinati al Museo di S. Antonio a Roma. Tuttavia, Parma, allora sede del Padre Provinciale dell’Ordine, annoverava probabilmente già un museo missionario: per questa ragione, il Ministro generale P. Luigi Canali autorizzò Padre Giacinto Piccioni da Cantalupo (come quest’ultimo ricorda nelle sue Cronache) a trattenere per il museo di Parma tutti i pezzi doppi. Il 15 novembre 1898 P. Piccioni portò da Torino a Parma svariate casse di materiali, facendosi dare una mano da quei “giovanetti cinesi” che sarebbero stati martirizzati due anni più tardi.
Nel 1927 le prime venti casse vennero trasferite a Rimini, nel complesso del Santuario della Beata Vergine. Continuarono le donazioni di privati e istituzioni: già nei primi anni ’40 fu necessario un ampliamento delle stanze.
Nel ’43-’44 il Museo venne occupato dai Tedeschi; il complesso giaceva sulla linea gotica e nasconde un’antica grotta che poteva fungere da rifugio per i bombardamenti alleati: di fatti il santuario subì gravi danni. Terminato il conflitto, il Museo poté riaprire solo il 21 luglio 1951.

MONSIGNOR FRANCESCO FOGOLLA
Martire francescano in Cina
Monsignor Francesco Fogolla (1839-1900) nacque a Montereggio, località della Lunigiana che al tempo faceva parte del Ducato di Parma. A Parma in effetti si formò culturalmente, dopo essersi trasferito in città con la famiglia nel 1852, e, a distanza di pochi anni, animato dalla vocazione scelse di entrare nell’ordine dei Frati Minori. Terminò il suo noviziato e nel 1859 emise la sua professione di fede nel convento delle Grazie di Rimini, dove oggi si possono ammirare le collezioni che proprio lui riportò in Italia dalla Cina in occasione dell’Esposizione nazionale di Torino del 1898, su richiesta della Società Italiana per soccorrere i missionari all’estero.
Monsignor Fogolla decise di recarsi in Cina nel 1866, lo stesso anno in cui furono soppressi gli ordini religiosi nel Regno d’Italia. Durante la sua lunga missione fu colto da qualche comprensibile momento di sconforto e più volte le sue condizioni di salute lo costrinsero al riposo forzato, tuttavia nelle cronache missionarie e nelle agiografie viene presentato come un frate assai energico, addirittura era chiamato dai cinesi ‘uomo terribile’ per aver casualmente ucciso, con una precisa fucilata, un cane in una scura notte. Era infatti un “frate col fucile”, amatissimo dai cristiani cinesi ed esempio per tutti i frati missionari giunti in Cina nel periodo in cui il martire francescano si spostava nelle missioni della provincia dello Shanxi. Scrisse in proposito al fratello nel 1896, dopo trent’anni passati in Cina: “Dappertutto i cristiani mi hanno ricevuto e trattato con molto affetto ed in molti luoghi mi hanno trattato così bene che se fossi venuto a casa vostra non avreste fare di più…Mi piange il cuore all’idea di lasciare questi buoni cinesi per ritornare in patria.” L’ultima frase citata fa riferimento al clima di forte tensione che si viveva nel grande paese asiatico in quel tempo. La pericolosità del momento era avvertita soprattutto da un missionario come Monsignor Fogolla, che, grazie alla sua perfetta conoscenza del cinese e alla sua combattività, difendeva i cinesi nei processi, di fronte ai mandarini. Nella stessa lettera citata in precedenza, con l’energia di sempre, profetizzava la sua triste fine, compiutasi nel 1900, durante la cosiddetta ‘rivolta dei boxer’, a pochi mesi dal suo ritorno in Cina dopo aver presenziato all’Esposizione di Torino: “Desidero morire con le armi in mano, combattendo contro l’inferno per essere più sicuro di volarmene al cielo”. Nel 2000 Monsignor Fogolla fu celebrato santo, insieme ai compagni della Provincia Francescana di Bologna caduti con lui in Cina, Monsignor Gregorio Grassi e a Padre Elia Facchini.
Cfr. AA.VV., Martiri del 1900; L. Lanzi, Francesco Fogolla missionario e martire; F. Marchesi – P. Luppi – P. Capozzi, Sentieri di luce. Tre frati martiri in Cina del 1900.
(note biografiche a cura di Luca Villa)

Altre informazioniArea di provenienza

Asia Oceania

Altre informazioniAree culturali

Cina, Giappone, Tibet. Culture cinese, giapponese, sino-tibetana. Nuova Guinea.

Altre informazioniCompilatore

Basso S. Marcantonelli F.

Dove si trova

Via delle Grazie, 12

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