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ETNO – Nucleo etnografico: Collezione Franchetti – Musei Civici – Palazzo San Francesco

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Via Spallanzani, 1
Reggio Emilia

Il barone Raimondo Franchetti si recò tra il 1909 e il 1911 in Oriente (Malesia, Indocina, Indonesia, Giava Borneo,Celebes e Nuova Guinea). Fu al ritorno dal primo avventuroso viaggio in queste zone che donò al museo di Reggio armi, indumenti, strumenti musicali e suppellettili provenienti dalle zone poco prima visitate. Il nucleo della Nuova Guinea è costituito da un grande arco con 15 lunghe frecce decorate a incisione e dipinte ed un poggiatesta in legno.
Gli oggetti raccolti dal barone Raimondo Franchetti, nel corso dei suoi avventurosi viaggi, furono inizialmente collocati all’interno delle vetrine della Collezione di Paletnologia di Don Gaetano Chierici del Museo di Storia Patria di Reggio Emilia. Verso la metà degli anni cinquanta però, a seguito dell’eccessivo accumulo di oggetti all’interno della Collezione Chierici, il nucleo di oggetti donati da Franchetti fu spostato insieme all’intera collezione Etnografica nella sala “Gianbattista Venturi”. A seguito di un progetto di ristrutturazione delle collezioni etnografiche si decise di riportare nella Collezione di Paletnologia i materiali che vi si trovavano prima della morte di Chierici. Le altre collezioni rimasero invece nella sala Venturi che venne ristrutturata, ripristinando gli armadi tardo-ottocenteschi dotati di illuminazione a fibre ottiche. La raccolta del barone Franchetti fu ordinata in nove vetrine della parete settentrionale della sala. Le prime illustravano i suoi viaggi nel mar della Sonda, in Malesia, Giava, Borneo, Nuova Guinea, Indocina, le successive i soggiorni in Africa orientale presso alcune popolazioni nilotiche e del Kenia.
Al di sopra degli armadi espositivi, fanno da cornice i trofei di caccia relativi ad animali di grossa taglia della savana africana donati al museo dall'esploratore reggiano. Si tratta di una raccolta particolarmente ricca, comprendente numerose protomi di artiodattili, un grande esemplare di coccodrillo del Nilo e la ricostruzione di alcune scene di predazione nella savana africana. I trofei di caccia sono un elemento importante della Sala Vallisneri di zoologia. In origine gli esemplari cacciati e preparati dai tassidermisti, venivano sistemati come parte dell'arredo nelle abitazioni di famiglia (villa Levi a Coviolo, villa di Treviso e Palazzo Franchetti a Reggio Emilia) di cui abbiamo testimonianza fotografica. La provenieza dei trofei, che forniscono una ricca documentazione della fauna delle aree visitate dal barone, è indicata sui medaglioni di legno che reggono i trofei, così come la data in cui l’animale fu cacciato: la maggior parte degli esemplari è stata raccolta nel corso di due spedizioni, una in Sudan, datata 1912-1913 e una nell'Africa Orientale Inglese negli anni 1913-1914. La particolarità degli esemplari e motivo del loro ottimo stato di conservazione, è la singolare preparazione delle pelli che sono state montate su manichini realizzati come sculture in gesso su un supporto in legno. Parte del materiale zoologico, analogamente a quello etnografico, venne depositato presso i Musei dallo stesso Franchetti (1931-33). La parte più cospicua è pervenuta però tramite gli eredi dopo la prematura scomparsa dell'esploratore, in un incidente aereo nei pressi del Cairo, in donazioni separate datate 1947, 1948, 1951. A settat'anni dalla sua morte la città di Reggio Emilia ha organizzato una giornata di studi con l'obiettivo di fare conoscere in maniera più dettagliata la figura del collezionista e di approfondire il tema delle esplorazioni italiane nell'Africa Orientale. Da segnalare la notizia tratta dalla pubblicazione "Sulle orme del barone Franchetti" dell'iniziativa di Carlo Bondavalli che nel 1991 ha ripercorso il viaggio del collezionista e ha pubblicato un diario di viaggio.

RAIMONDO FRANCHETTI
Barone-esploratore attorno al 10° parallelo
Raimondo Franchetti (1889-1935) fu rampollo di una delle famiglie più ricche della nobiltà italiana ed ebbe modo di farsi apprezzare soprattutto per le sue avventure di caccia in giro per il mondo.
L’irrequieto barone nel 1911 si inoltrò nella giungla malese a caccia d’elefanti, affascinato dalle avventure di Sandokan narrate da Emilio Salgari e pubblicate a puntate sulle riviste dell’epoca. Sarebbe ritornato a casa dopo alcuni mesi, carico di trofei di caccia, ma non solo. Donò ai Musei Civici di Reggio Emilia anche armi e oggetti d’uso quotidiano raccolti in Malesia, a Giava, nel Borneo e in Nuova Guinea. L’anno successivo raggiunse l’Africa orientale. Alla maniera dei collezionisti dei secoli precedenti, continuò ad arricchire la sua personale Wunderkammer (‘camera delle meraviglie’) nel palazzo di famiglia a Reggio. Solo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo allontanò temporaneamente dal suo nuovo amore, l’Africa.
I viaggi legati al puro diletto terminarono quando in Franchetti si fece strada l’idea di esplorare i territori dell’Africa Orientale Italiana. Scelse di penetrare nel bassopiano dancalo, in Eritrea. Era motivato dal fascino dei racconti degli esploratori italiani di inizio Novecento e dalla propaganda nazionalista del regime fascista. L’impresa, partì da Assab nel 1929, organizzata senza lesinare sulle spese, tutte a carico del ricchissimo barone. Lo scopo ufficiale era effettuare ricerche minerarie, ma sullo sfondo si figuravano intricati disegni diplomatici e la volontà di esplorare territori ancora sconosciuti alle mappe. Il gruppo capitanato da Franchetti – numeroso e agguerrito tanto da raccogliere critiche proprio per gli ascari armati assoldati per proteggere gli esploratori – non raggiunse però i risultati attesi. Lo stesso barone al termine dell’esplorazione inviò ai compagni un telegramma che recitava: “L’incresciosa macchia bianca che da oltre quarant’anni era segnata lungo il confine della nostra Dancalia oggi non c’è più. Questo merito è vostro. Potevamo fare molto di più; ma voi conoscete le ragioni che lo impedirono. La colpa non è né mia né vostra”. Nell’agosto 1935, proprio durante l’ennesima trasvolata verso l’Etiopia, a pochi chilometri di distanza dal Cairo, l’aereo su cui viaggiava precipitò. A ricordarlo resta una stele nel cimitero italiano di Massaua, ma le parole che meglio rappresentano la sua indole le scrisse di suo pugno, nella dedica iniziale del suo libro, indirizzata ai suoi tre figli: “Viaggiate, state più che potete vicino alla natura, al contatto del sole e della luce…perché purtroppo un giorno…dovrete anche voi per necessità di cose frequentare quell’esistenza convenzionale a base di arrivismi mondani, dove non troverete che luci artificiose, buone per abbagliare i deboli…”.
Cfr. R. Franchetti, Nella Dancalia etiopica: spedizione italiana, 1928-1929; V. Isacchini, Il 10° parallelo. Vita di Raimondo Fianchetti da Salgari alla guerra d’Africa.
(note biografiche a cura di Luca Villa)

Altre informazioniArea di provenienza

Africa Asia Oceania

Altre informazioniAree culturali

Africa Orientale Inglese, Sudan, Somalia, Eritrea, Etiopia. Malesia, Giava, Borneo, Celebes. Nuova Guinea.

Altre informazioniCompilatore

Marcantonelli F.

Dove si trova

Via Spallanzani, 1

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