
Secondo alcuni studi consultati presso il museo, nel novembre 1938 la signora Adalgisa Guglielmi vedova Caserta, erede del prof. Vittorio Guaccimanni, già direttore dell’Accademia, scomparso nel precedente giugno, offrì in dono al Museo vari oggetti che il defunto avrebbe desiderato vi fossero accolti. Il direttore Muratori non ritenne “degni di essere esposti” alcuni dei materiali mentre altri andarono ad ampliare una sezione del museo “considerato che nel Museo esiste una sezione apposita, con altri esemplari di armi orientali” (dell’Oploteca cui si fa riferimento non risultano però esserci notizie).
Possiamo stabilire un legame tra il materiale conservato presso il Museo di Ravenna e la collezione Simoni dei Musei Civici di Finale Emilia in quanto nel dicembre 1954 la Soprintendenza ricevette dal capitano Adolfo Cano, di Bologna, un offerta di collaborazione per l’inventario e la valutazione delle armi antiche del Museo. Cano era un amatore che talvolta collaborava alle ricerche di Antonio Simoni; l’amico di Bologna “molto più fondato di me e come me malato” che Cano proponeva di portare con se nell’eventuale visita a Ravenna.
All’interno dell’archivio storico è possibile individuare una lettera del direttore dell’Accademia di Belle Arti, prof. Guaccimanni, al Soprintendente del 23 nov. 1938 in cui si legge che la signora Caserta offriva: la pianta prospettica di Roma del 1676, di G.B. Falda di Valduggia; due ventagli, un portasigarette e un tavolo cinesi; due specchiere seicentesche, due vasi da farmacia del 1712 e 1719; oltre alle armi sopra ricordate.
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