
Antonio Simoni (Bologna 1897-1976) raccolse i materiali conservati presso i Musei Civici durante gli anni della guerra in Africa Orientale. Studiò legge ma si accorse presto di non avere vocazione per la professione forense e si appassionò a diversi ambiti scientifici e artigianali. Sensibilità che lo portò ad interessarsi alla cultura materiale non solo propria dei luoghi d'origine ma anche delle popolazioni con cui venne a contatto negli anni trascorsi in Africa, e in particolar modo nella regione dei Sidamo in Etiopia. Nei campi che lo interessavano divenne lui stesso un abile artigiano, ad esempio nella riparazione degli orologi o nel restauro di armi antiche. A seguito dell'alluvione di Firenze si impegnò nella ripulitura e restauro di alcune antiche armi da fuoco danneggiate dal fango e dall'umidità. Questa sua passione per l'arte militare derivava probabilmente dai lunghi periodi trascorsi nell'esercito così come quella per il maneggio e l'equitazione.
Durante la prima guerra mondiale fu volontario nell'ottavo Reggimento d'Artiglieria da Fortezza, nel 1917 partecipò ad un corso allievi ufficiali e all'inizio del 1918 fu destinato come Aspirante alla 475° Batteria d'Assedio. Alla fine della guerra, nel novembre ricevette il gallone d'oro da ufficiale e compì il suo servizio di prima nomina rimanendo sotto le armi fino al febbraio 1920. Poco più di un anno dopo fu nominato Tenente e quindi richiamato fino al maggio 1923. Allo scoppio della guerra in Africa Orientale fu richiamato. Dopo tre mesi in Pirenaica, presso Bendasi, alla fine del 1935 sbarca a Massaua. Partecipa attivamente alle operazioni militari e dopo la conquista di Addis Abeba nel maggio 1936 viene assegnato al Regio Corpo Truppe Coloniali del Governo di Galla e Sidamo. Il 15 ottobre viene promosso capitano a scelta speciale e pur rimanendo nel territorio Sidamo è assegnato a diversi reparti fino ad avere il comando di una batteria someggiata di obici da 65/17.
Durante questo periodo si interessò alla cultura delle popolazioni locali, imparandone al lingua e scrivendo un libro dal titolo: "I Sidamo fedeli sudditi dell'impero".
Sarà rimpatriato e congedato dopo due anni da quella nomina, nel febbraio del 1939, nell'ottobre 1941 viene imbarcato come commissario di bordo sui convogli che fanno da collegamento con la Libia. Il suo trasferimento al Comando Superiore delle truppe che combattono in Libia è del luglio 1942. Il 12 maggio del 1943 il Capitano Antonio Simoni era fra i prigionieri catturati dagli inglesi a Capo Bon, in Tunisia.
Ritornato in Italia dopo un periodo trascorso in California, nel marzo 1946, Simoni si dedica alla scrittura di numerosi articoli riguardanti i suoi studi nell'ambito degli orologi, delle armi, della tecnologia antica, pubblicati su La Clessidra.
La donazione dei materiali fu fatta al museo dall'amico Giorgio Tabarroni un paio di mesi dopo la morte di Simoni, nel 1976. Tabarroni aveva ricevuto tale materiale attraverso un lascito testamentario.
Africa
Altre informazioniAree culturaliEtiopia, cultura Sidamo, Libia, Tunisia.
Altre informazioniCompilatoreBertini B.
Piazza Antonio Gramsci, 2/a