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Sala Grande, foto di Luca Gavagna
Sala Grande, foto di Luca Gavagna
 Palazzina Marfisa d'Este, foto di Luca Gavagna
Palazzina Marfisa d'Este, foto di Luca Gavagna
Soffitto affrescato della Sala delle Imprese, foto di Luca Gavagna
Soffitto affrescato della Sala delle Imprese, foto di Luca Gavagna
Sala dei banchetti, foto di Luca Gavagna
Sala dei banchetti, foto di Luca Gavagna
La loggia degli Aranci, foto di Luca Gavagna
La loggia degli Aranci, foto di Luca Gavagna

Ferrara

Musei Ferrara – Palazzina Marfisa d'Este

Sala Grande, foto di Luca Gavagna
Sala Grande, foto di Luca Gavagna
 Palazzina Marfisa d'Este, foto di Luca Gavagna
Palazzina Marfisa d'Este, foto di Luca Gavagna
Soffitto affrescato della Sala delle Imprese, foto di Luca Gavagna
Soffitto affrescato della Sala delle Imprese, foto di Luca Gavagna
Sala dei banchetti, foto di Luca Gavagna
Sala dei banchetti, foto di Luca Gavagna
La loggia degli Aranci, foto di Luca Gavagna
La loggia degli Aranci, foto di Luca Gavagna
Corso Giovecca, 170 – Ferrara (FE)
Tel. 0532 244 949
Email: arteantica@comune.fe.it

La Palazzina, costruita tra il 1556 e il 1560 da Francesco d'Este e legata indissolubilmente alla figura della figlia Marfisa, dopo alterne vicende ed usi impropri venne restaurata nei primi anni del Novecento ed allestita nel 1938 da Nino Barbantini, con l'intento di farne uno spazio di rappresentanza per la città che evocasse, al contempo, una dimora rinascimentale attraverso l'acquisto sul mercato antiquario di arredi, oggetti e opere cinque, sei e settecentesche. Questo allestimento scenografico, economicamente sostenuto dall'allora Cassa di Risparmio di Ferrara (oggi BPER Banca) proprietaria degli arredi, è stato recentemente ulteriormente arricchito attraverso un percorso espositivo che, anche attraverso l’esposizione di medaglie, monete e ceramiche provenienti dalle collezioni civiche e dalle raccolte della Fondazione Estense, consente di delineare con maggiore chiarezza sia la storia della dimora rinascimentale, dei suoi utilizzi e delle sue trasformazioni, che quella dei suoi protagonisti. Il riallestimento, inoltre, ha reso le sale pienamente accessibili, non solo dal punto di vista architettonico, grazie alle rampe che permettono di superare i dislivelli interni, ma anche attraverso strumenti che ampliano le modalità di visita, come l'audioguida disponibile in italiano, inglese e LIS (Lingua italiana dei segni), il percorso tattile con riproduzioni di alcuni oggetti e le schede multisensoriali. Un nuovo sistema di illuminazione permette infine di apprezzare pienamente i celebri soffitti a grottesche, rivelandone dettagli e particolari finora rimasti in ombra.

Pubblicazioni e cataloghi Acqui F., Bicocchi M., Cristofori R. P., Cavicchi M., Palazzina Marfisa d'Este, Guida al Museo, Musei di Arte Antica del Comune di Ferrara, 2025

Pubblicazioni e cataloghi Guarino M., Palazzina Marfisa d'Este, in Musei in Emilia Romagna, Bologna, Compositori, 2000, p. 131, n. 20.

Pubblicazioni e cataloghi Visser Travagli A. M., Palazzo Schifanoia e palazzina Marfisa a Ferrara, Milano, Electa, c1991.

Pubblicazioni e cataloghi Varese R., Ferrara. Palazzina di Marfisa, Bologna, Calderini, c1980.

Pubblicazioni e cataloghi Visser Travagli A. M. (a cura di), Palazzina di Marfisa D'Este a Ferrara, studi e catalogo, Roma, Gabriele Corbo Editore, c1966.

Storia dell’edificio Costruita tra il 1556 e il 1560 per volontà di Francesco d’Este (1516-1578), la Palazzina Marfisa è una delle ultime residenze urbane dei signori di Ferrara. La “fabrica della Zoeca”, come viene definita nei documenti dell’epoca, sorge sotto la direzione dei lavori di Camillo Filippi, all’interno di un più ampio complesso di edifici e aree verdi noto come “Casini di San Silvestro”, dal nome della chiesa che sorgeva di fronte, oggi non più esistente. La decisione di Francesco di far realizzare lungo l’asse viario della Giovecca la sua nuova residenza segna profondamente quest’area urbana allora in grande trasformazione, dando vita a uno dei più prestigiosi complessi di palazzi e giardini della città tardo rinascimentale che comprendeva anche i vicini Palazzi Bonacossi e Schifanoia. Alla morte di Francesco, nel 1578, l’edificio passa alla figlia Marfisa (c. 1556-1608), figura emblematica della nobiltà ferrarese di tardo Cinquecento; donna colta, indipendente e mecenate di artisti e letterati, trasfroma la dimora in un animato centro della vita culturale cittadina. Con la scomparsa di Marfisa nel 1608, inizia una lenta decadenza dell'edificio, che viene progresivamente frammentato, modificato e destinato ad usi artigianali e industriali che ne danneggiano gravemente le strutture e gli interni. Soltanto nel 1861, con l’acquisto da parte del Comune di Ferrara, prende il via un lungo processo di recupero. Un primo intervento sull’edificio si deve, negli anni Dieci e Venti del Novecento, all’associazione Ferrariae Decus e al lavoro dei pittori locali Giuseppe Mazzolani, Augusto Pagliarini e Enrico Giberti. Tra il 1937 e il 1938 la Palazzina vede una vera e propria rinascita grazie alla decisione da parte della Cassa di Risparmio di Ferrara, in occasione del centenario della sua fondazione, di finanziare il progetto del complessivo ripristino e allestimento. Per la realizzazione dei lavori vengono incaricati l’ingegnere Carlo Savonuzzi e il critico d’arte e museografo Nino Barbantini, il quale trasforma la Palazzina in uno spazio di rappresentanza per la città, evocando una dimora in stile rinascimentale attraverso la scelta di arredi e oggetti d’arte di pregio che acquista sul mercato antiquario. Dopo il cantiere di adeguamento strutturale post sisma, nel 2025 il percorso di visita è stato ulteriormente arricchito con opere provenienti dalle collezioni civiche e aggiornato per garantirne la completa accessibilità e proporre nuovi contenuti importanti per la migliore comprensione del ricco patrimonio esposto.

Dove si trova

Corso Giovecca, 170
Ferrara (FE)
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