
San Martino in Rio
TEMPORANEAMENTE CHIUSO PER LAVORI
Restaurata a più riprese, dal 1977 la Rocca ospita la Biblioteca Comunale e il Museo dell'Agricoltura e del Mondo Rurale, arricchitosi nel 2008 della sezione ceramica allestita nella suggestiva sala delle cisterne; dal 2003 si è aggiunta la Pinacoteca Coppelli, costituita sul lascito di opere del pittore Uber Coppelli (1919-2000), artista figurativo modenese di orientamento verista venato di realismo magico, maturato dagli anni Trenta dopo una formazione tardiva presso l'Istituto d'Arte Adolfo Venturi di Modena e lo studio dello scultore Alessio Quartieri. Oltre a questi spazi nella Rocca di San Martino in Rio trova posto la sede espositiva d'arte contemporanea; qui si sono tenute le mostre dei reggiani Roberta Pugno, Graziano Pompili, Wal e Michelangelo Galliani e si è dato spazio alle installazioni permanenti di Flavio Boni e Davide Rivalta.
L'attività espositiva annovera anche le mostre Oltre la siepe (2008) e Nature immateriali (2009).
Pubblicazioni e cataloghi Silvestri I., Un nuovo luogo d'arte da scoprire, in Bortolotti L. (a cura di), Due castelli dai destini incrociati. I restauri di Bazzano e San Martino in Rio, in “IBC Dossier”, XII, 1, gennaio-marzo 2004, pp.74-76
Pubblicazioni e cataloghi Parmiggiani S. (a cura di), Uber Coppelli, San Martino in Rio, Assessorato alla Cultura, 2003
Pubblicazioni e cataloghi Cottafavi C., San Martino in Rio: ricerche storiche, Bologna, Atesa, 2000
Pubblicazioni e cataloghi Martinelli Braglia G., Un episodio della bottega degli Erri: le “imprese” estensi nella Rocca di S. Martino in Rio, in “Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Province Modenesi”, 11.Ser. 18, 1996, pp. 97-108 (con bibliografia precedente)
Storia dell’edificio
Edificata su un sito terramaricolo, nell'XI secolo, con Bonifacio di Canossa, la Rocca Estense costituì parte integrante del sistema fortificato matildico. Dal 1115 fu proprietà dei Roberti da Tripoli. Distrutta dai Gonzaga alla metà del XIII secolo, venne ricostruita con nuovo impianto architettonico di tipo fortilizio. Nel 1420 il marchese di Ferrara Nicolò II d' Este la acquisì insieme al nucleo abitato; nel 1441 pervenne a Lionello d'Este, il quale, successore di Nicolò, l'avrebbe donata come feudo, a titolo personale, a suo fratello Borso (marchese dal 1450 e duca dal 1452 al 1471). Nel 1490 Ercole d'Este cedette il complesso al fratello Sigismondo. Al ramo cadetto la Rocca rimase fino al 1752, e fu oggetto di ristrutturazioni cui si aggiunsero nuove sale e uno scalone di rappresentanza realizzati su progetto, si ritiene, di Giovanni Battista Aleotti detto l'Argenta. Estinti gli Este di San Martino in Rio, l'edificio passò alla Camera Ducale e infine ai marchesi D'Aragona, che la conservarono dal 1772 al 1792, adattandola al gusto dell'epoca. Rientrata in possesso della Camera Ducale (1792-1797), dopo l'unità d'Italia la Rocca diventò sede municipale. Gli interventi pittorici più prestigiosi datano al periodo di Borso d'Este. I documenti resi noti da Adolfo Venturi e recuperati da Orianna Baracchi Giovanardi informano infatti che, tra il 1459 e il '61, nell'ambito dei lavori voluti dal duca, sovrintendente l'architetto ducale Pietro da Roncogallo, fu il modenese Pellegrino degli Erri (doc. dal 1454 al 1491), cugino dei più noti Angelo e Bartolomeo, ad intervenire alle decorazioni del Torrione, nella sala di impianto quadrato al primo piano, sormontata da volta a crociera. Nell'impresa lo affiancarono Nicolò da Capodistria, il “magistro Bertolame da Bologna” e il modenese Antonio Rognoni. Gli affreschi, testimonianza fondamentale dei “contenuti elogiastici e cortigiani proposti sia ai letterati che ai pittori “ nell'età di Borso (Bentini), raffigurano elementi simbolici in quattro lunette definite dall'imposta della crociera ed incorniciate da un parato di damasco a fondo rosso, come in un immaginario padiglione. Nell'ordine: l'impresa del “baptismo”(ovest), quella della “chiodara” (nord), quindi la “siepe” o “paraduro”, impresa di Lionello (est) e l'”unicorno”(sud) in atto di immergere il corno nelle acque, simbolo della bonifica padana intrapresa da Borso. Segue poi la sala contigua, cinquecentesca, dipinta con una fascia parietale che raffigura una conversazione di dame ed elementi simbolici intercalati da medaglioni con vedute. La terza testimonianza dipinta, databile al XVII secolo, si trova invece in altri due ambienti di rappresentanza, sempre al piano nobile: la Sala del Teatro e la Sala delle Aquile. Si tratta di fasce affrescate dove, tra finte architetture e mascheroni, si snodano cartigli con motti in lingua spagnola, ricondotti da Silvestri alla fedeltà estense alla corte di Spagna siglata dalle nozze di Filippo d'Este con Maria di Savoia, proveniente da una dinastia tradizionalmente alleata dei Borboni. Quarta ed ultima testimonianza figurativa la decorazione rococò inserita dai marchesi d'Aragona negli ambienti dell'ala est della Rocca. Qui ridisegnano il decoro tardo barocco dei vani finti tessuti dipinti a parete, architetture dipinte nei soffitti e stucchi policromi posti ad incorniciare porte e camini di esecuzione settecentesca.
Gli affreschi della Rocca sono stati oggetto di intervento conservativo da parte dell'Istituto per i Beni Culturali secondo quanto stabilito dalla L.R. n. 18/2000.
Dati specifici Classe: Arte
Dati specifici Sottoclasse: Arte figurativa
Dati specifici Sottoclasse: Arte astratta
Dati specifici Sottoclasse: Arte concettuale
Dati specifici Sottoclasse: Arte oggettuale