
Cento
Opera di inaugurazione: Isabella d'Aragona di Carlo Pedrotti
Fondazione: XIX (1800-1899)
La tradizione teatrale centese, ricca e complessa, risale probabilmente al Cinquecento: è possibile infatti che già in questo periodo in occasione del carnevale e della locale fiera di settembre si siano tenute rappresentazioni sulla piazza e in palazzi sia pubblici che privati. Successivamente, nel secolo XVII l’attività teatrale è legata alle numerose accademie che a Cento sorgono e si sviluppano in quel periodo, grazie alla vicinanza a Ferrara dove le accademie si sviluppano in modo straordinario.
Dopo il 1598, Cento viene reintegrata da papa Clemente VIII nel territorio pontificio. La nuova prospettiva di pace predispone i centesi ad apprestare, negli anni seguenti, magnifiche giostre e pompose mascherate durante il carnevale; i più colti e benestanti si riuniscono in accademie. La prima di queste accademie è denominata Accademia della Notte e i suoi membri pare abbiano cominciato a riunirsi nel 1610.
Negli anni 1613-14 don Troilo Cabei, per vivificare gli accademici notturni, promuove a proprie spese due rappresentazioni che sono allestite nella Chiesa di San Biagio: Il lugubre martirio di Cristo e Li tragici concerti d'Orbecco. L'apparato risulta magnifico, tanto che per ben cinque o sei volte la scena viene mutata. Negli anni successivi sono rappresentate I Novissimi e Il Martirio di San Giovanni Battista.
Nel 1618, grazie ancora all'opera del Cabei, viene fondata l'accademia dell'Aurora; cui tale Bartolomeo Fabri mette a disposizione un'ampia sala dove viene allestito il ‘Teatro delle Virtù’ dotato di apparati scenici del Guercino. Successivamente si chiamerà Teatro Fabri. La residenza è inaugurata nel 1620 con la recita della favola Il trionfo di Rosolemina di Lauro Settizonio, che a quanto risulta conquista i cuori degli astanti. L'anno successivo sono recitate la favola pastorale I figliuoli d'Aminta del bolognese Ercole Pellizzari; successivamente gli accademici auroristi mettono in scena Il Pastor fido di Guarini con sontuosi Intermezzi, gli stessi con cui l’aveva fatta rappresentare il duca Vincenzo Gonzaga a Mantova. Nel 1634 l'Accademia dell’Aurora si scinde a causa delle discordie tra il Bianchi e il Cabei e quest'ultimo, dopo aver tentato invano di fondare una nuova accademia, abbandona Cento. Bianchi si adopera per mettere in scena varie rappresentazioni, di cui risultano gradite La Taide convertita e la Bradamante, arricchite di begli intermezzi e l'Atamante. Nel 1651 Cabei ritorna a Cento e fonda l'Accademia del Sole: tra questa e quella dell'Aurora inizia subito una competizione.
Nel 1693 entrambe le accademie, in quanto tali, sono praticamente cessate; tuttavia gli accademici, conservando gli antichi nomi, continuano a riunirsi, ma solo con l'intento di recitare commedie e per prendere parte a giostre e tornei carnevaleschi.
Nel 1700 gli accademici dell'Aurora prendono in affitto il teatro del senatore bolognese Sampieri, che si trovava nel vicolo delle Beccarie, poi via del Teatro.
Lo restaurano e lo abbelliscono con sontuosi scenari dipinti dal bolognese Orlandi e lo inaugurano con l'opera in musica La ninfa bizzarra, che ottiene un buon successo: a Cento non s'era mai vista una cosa simile. Nel 1716 il dottore Carlo Vicini, aurorista, vuole dare all'accademia una nuova sontuosa sede facendo costruire a sue spese un decoroso e spazioso teatro che, abbellito dagli scenari del Bibiena, viene denominato dell'Aurora. L'inaugurazione ha luogo con le opere in musica La nemica amante e La moglie fortunata. Successivamente il teatro è denominato Sampieri.
Gli accademici del Sole si riuniscono nella sconsacrata Chiesa del Rosario dove, nel 1711, sono recitate La vergine parigina ossia l'amazzone del celibato, opera sacra in prosa di Simone Giani Fiorentino, e La schiavitù fortunata di padre F.M. Galeazzi, domenicano. Si può con ragione affermare che, in questo periodo, Cento gareggia con le prime città italiane nel mettere in scena quanto di più scelto compongono gli autori lirici e drammatici del tempo.
Tutte queste accademie hanno goduto in tempi diversi della protezione di potenti patrizi bolognesi, quali per esempio il conte Lucio Malvezzi, il marchese Giuseppe Spada, il conte Filippo Pepoli, il conte Malvasia e il principe Filippo Hercolani. Alla vita delle accademie è legata la storia degli antichi teatri centesi, il Vicini e il Sampieri (in seguito Majocchi) e una tradizione teatrale ricca e complessa. Le gloriose accademie si dissolvono alla fine del XVIII secolo con l’Illuminismo e gli sconvolgimenti seguiti alla Rivoluzione francese
Alla fine del Settecento, troviamo funzionante a Cento il Teatro Majocchi, in cui, nell'aprile del 1798, si rappresenta il dramma giocoso per musica Il poeta di villa di Luigi Caruso. Vi si fanno balli e, nel settembre del 1802, si rappresenta il dramma giocoso Le cantatrici villane, con musica di Valentino Fioravanti. Nel 1831 il Comune acquista per mille scudi il teatro da Giulio Majocchi.
Lo fa restaurare e affida i lavori di decorazione ai centesi Giovanni Borgatti e Antonio Guandalini. L'inaugurazione avviene in occasione della tradizionale fiera di settembre, con l'opera Il Barone di Dolscheim, di cui è interprete principale Giovanni Bonini dell'Accademia Filarmonica di Parma. Le stagioni teatrali si susseguono con una certa regolarità, concentrandosi quasi esclusivamente in autunno, durante la fiera. Nel settembre del 1843 si rappresenta La pazza per amore, nel 1845 Lucia di Lammermoor, con la partecipazione dell'allora celebre tenore Agostino della Cella; l'anno successivo è la volta delle opere in musica Ernani e I Foscari; nel 1847, durante le ultime recite de Il giuramento, negli intermezzi e fra l'entusiasmo del pubblico, è cantato un inno a Pio IX. Nel febbraio 1849 viene rappresentato Radetzky cacciato da Milano. Nel luglio del 1852 tiene un corso di recite la compagnia drammatica diretta da Luigi Pezzana.
Il 26 novembre 1856 il Comune decreta la costruzione di un nuovo teatro comunale, il cui progetto è affidato all'ingegnere centese Antonio Giordani (autore del teatro di Pieve di Cento), in collaborazione con Fortunato Lodi. L’area prescelta è quella occupata dal vecchio molino superiore.
L’ex Teatro Majocchi (poi Comunale), viene ricostruito nel 1874 su progetto dello stesso Giordani e prende il nome di Teatro Sociale; nel 1924, ormai abbandonato, è ceduto a un privato che lo trasforma in cinema – varietà.
Il nuovo Teatro Comunale viene inaugurato il 15 agosto 1861 con Isabella D'Aragona del veronese Carlo Pedrotti e il ballo Il trionfo della bella Brissac. Ben presto il teatro diviene uno dei più rinomati della provincia. Le stagioni operistiche si tengono dalla tarda estate all’inizio dell'autunno, mentre nel resto dell’anno vanno in scena operette, balletti, prosa e arte varia. Alcune rappresentazioni sono memorabili, per esempio La favorita di Donizetti interpretata da Isabella Galletti Gianoli nel 1865 e il Mefistofele di Boito, con il tenore G. Cremonini, nel 1891. Il soprano Maria di Nunzio, dopo un'entusiasmante interpretazione della Gioconda, nel 1896, viene portata addirittura in trionfo.
Tra le presenze illustri registrate nel teatro di Cento si ricorda Giacomo Puccini che, nel settembre 1923, vi si reca per assistere alla rappresentazione di Manon Lescaut. Nel 1924 il teatro viene intitolato a Giuseppe Borgatti, celebre tenore nativo di Cento, al quale nel 1933 si dedica anche un piccolo museo, tuttora collocato nelle sale del ridotto.
All'esterno, l'edificio, dipinto a strisce ocra e Siena bruciata, presenta una ricca decorazione in terracotta costituita da fregi collocati sopra le colonne del portico d'ingresso e sui contrafforti che reggono le arcate al primo piano; fregi corrono anche attorno alle finestre e lungo i cornicioni mentre la decorazione che sormonta l'arcata superiore è arricchita da medaglioni con teste in rilievo, sono opera A. Boni e C. di Milano. L'interno presenta una struttura semplice ed elegante. La sala ha pianta a ferro di cavallo circondata da tre ordini di palchi più loggione. Una semplice decorazione a stucco orna i parapetti dei palchi, mentre è assai interessante l'originale soffitto con elementi in legno intagliato e dipinto (testa di leone, tralci ecc.). Ugualmente interessante è la ricca decorazione a stucco che torna nei capitelli di atrii, ridotti, scale. Il sipario dipinto, che tuttora si conserva, è opera del bolognese Antonio Muzzi, che vi ha rappresentato la visita della regina Cristina di Svezia allo studio del Guercino a Bologna.
Nel 1964 al teatro di Cento, ormai da tempo inserito nei circuiti delle più importanti compagnie d'opera e di prosa, viene revocata l'agibilità per motivi di statica. Adeguatamente restaurato, è stato riaperto al pubblico nella primavera del 1974. Nel corso di questo recupero è stato purtroppo rifatto il palcoscenico con struttura portante in cemento armato, assai nociva per l'acustica e per l'elasticità del piano scenico. Anche le graticciate ottocentesche sono state rimosse e sostituite. Resta invece, fortunatamente, l'originario meccanismo per il sollevamento della platea (purtroppo semisommerso da strutture per l'impianto termico).
Restano pure le macchine per il rumore della pioggia e del tuono, di fattura singolarmente raffinata.
Il teatro è stato danneggiato dal terremoto del maggio 2012, reso inagibile è in attesa dei lavori di restauro il cui avvio è previsto per il 2019. In questi anni l’attività teatrale di Cento non si è arrestata, dapprima è stato allestito il Teatrotenda poi si è trasferita al centro polifunzionale Pandurera. (Lidia Bortolotti)
Pubblicazioni e cataloghi
L. Gessi, Accademie e accademici in Cento, Bologna 1909;
A. Orsini, Diario centese (1796-1887), con appendice di notizie redatte da Gioacchino Vicini (1888-1901), Bologna 1966;
Teatro Comunale G. Borgatti. Spettacoli inaugurali marzo-aprile 1974, [Cento] 1974;
G. Silingardi – A. Barbieri, Cento: vicende storiche e personaggi (1900-1940), s.l. 1980, 2 voll.;
Teatri storici in Emilia-Romagna, a cura di S.M. Bondoni, Bologna, 1982, p. 225-227;
A. Orlandini, Le stagioni d’pera del Teatro Comunale Giuseppe Borgatti di Cento, s.l. 1983;
U. Montanari, Teatro di prosa e drammaturgia dal XVI al XX secolo, Cento 1994, p. 875-927;
A. Orlandini, Il teatro in musica e i suoi luoghi, in: Storia di Cento dal XVI al XX secolo, Cento 1994, p. 929-965;
Il Teatro e la città: 130 anni di attività tra storia nazionale e locale, Cento 1994;
Le stagioni del teatro. Le sedi storiche dello spettacolo in Emilia-Romagna, a cura di L. Bortolotti, Bologna 1995, p. 141-143;
A. Lombardini, L’attività dell’istituzione Teatro Comunale G. Borgatti dal giugno 1997 al dicembre 2004, s.n.t. 2004.
L. Manservisi, Il Teatro Comunale “Giuseppe Borgatti” di Cento (1861-2011).150 anni di attività tra realtà locale e storia nazionale, tesi di laurea DAMS Teatro, relatore prof. E. Tamburini, Facoltà di Lettere e Filosofia – Università degli Studi di Bologna, a.a. 2010-2011.
Elementi caratterizzanti decorazioni pittoriche sculture e rilievi attrezzerie di scena museo
Dati tecnici pianta a ferro di cavallo con palchetti
Dati tecnici capienza totale della sala 434 posti
Fonti archivistiche Assai ricca è la documentazione conservata presso l'A.C. Cento, comprende manoscritti, i progetti di A. Giordani, il carteggio amministrativo.